Qual è la verità sulle presunte petroliere iraniane?

Gli Stati Uniti hanno affermato di aver sequestrato quattro petroliere iraniane dirette verso il Venezuela, ma il governo di Tehrān smentisce. Secondo gli iraniani, si tratta di un modo per nascondere la sconfitta degli USA presso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Continuano a crescere le tensioni a livello internazionale tra gli Stati Uniti ed i Paesi che si oppongono all’imperialismo a stelle e strisce. L’ultimo episodio riguarda il presunto sequestro di quattro navi petroliere dirette dall’Iran al Venezuela. Il 2 luglio, infatti, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti aveva presentato una denuncia e un mandato di confisca per i carichi delle petroliere Bella, Bering, Pandi e Luna in rotta verso il Venezuela, presso il tribunale federale di Washington. Le quattro imbarcazioni sarebbero state intercettate dalla marina statunitense e scortate verso Houston, secondo quanto riportato dal quotidiano The Wall Street Journal.

La denuncia della giustizia americana cita in particolare Mahmoud Madanipour, uomo d’affari con legami con i Guardiani della Rivoluzione – l’esercito ideologico del regime iraniano – che avrebbe organizzato il trasporto di petrolio in Venezuela, avvalendosi di compagnie offshore per eludere le sanzioni internazionali imposte per volontà di Washington contro la Repubblica Islamica. L’ambasciatore iraniano in Venezuela, Hojjatollah Soltani, tuttavia, ha scritto attraverso il proprio account Twitter che le notizie sul sequestro di petroliere iraniane costituiscono “l’ennesima menzogna ed atto di guerra psicologica da parte della macchina della propaganda statunitense“. “Le navi non sono iraniane e né il proprietario né la bandiera hanno nulla a che fare con l’Iran“, ha twittato Hojat Soltani in spagnolo.

Quello che è certo, è che gli Stati Uniti stanno facendo di tutto per mettere fine al rapporto tra Venezuela ed Iran, due Paesi fortemente osteggiati da Washington in quanto rei di opporsi all’imperialismo egemonico statunitense. Lo scorso maggio, infatti, l’Iran aveva inviato cinque navi cisterna cariche di 1,53 milioni di barili di petrolio e derivati al Paese bolivariano e, a giugno, un’altra nave con derrate alimentari per rifornire il nuovo ipermercato iraniano Megasis. La catena iraniana ha ufficialmente aperto il suo primo negozio a Caracas circa due settimane fa come parte degli accordi firmati dal presidente Nicolás Maduro con il governo di Tehrān come parte degli accordi di cooperazione stipulati tra Iran e Venezuela.

Sulla vicenda delle petroliere è intervenuto anche il presidente iraniano, Hassan Rouhani: “Gli Stati Uniti hanno mentito sul sequestro di quattro spedizioni petrolifere iraniane in acque internazionali. Né le petroliere né le loro bandiere erano iraniane“, ha detto. “Si tratta di una menzogna per nascondere l’umiliazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite“, ha aggiunto il capo di stato, facendo riferimento alla alla sconfitta subita da Washington nel tentativo di indurire ulteriormente l’embrago nei confronti di Tehrān. Nel voto di venerdì, infatti, gli Stati Uniti hanno subito una sonora sconfitta, con solamente due voti favorevoli (quelli della Repubblica Dominicana e degli stessi USA) alla proposta di inasprimento dell’embargo contro l’Iran.

Sul tema delle sanzioni contro l’Iran è intervenuto a sua volta il presidente russo Vladimir Putin, che ha affermato che “le discussioni sulla questione iraniana nel Consiglio di sicurezza dell’Onu stanno diventando sempre più tese. La situazione si fa più acuta. All’Iran vengono mosse accuse infondate“. Secondo Mosca, “nella regione mediorientale, così come in qualsiasi altra parte del mondo, non dovrebbe esserci spazio per il ricatto ed i diktat da parte di qualcuno. Gli approcci unilaterali per trovare soluzioni non funzionano“, ha detto Putin, in chiaro riferimento all’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran.

Quella di venerdì è stata una grande vittoria politica per l’Iran e una vergognosa sconfitta per gli Stati Uniti. Ci auguriamo che i paesi della regione imparino una lezione e non si avvicinino ai paesi usurpatori“, ha ancora ribadito Rouhani in seguito al verdetto del Consiglio di Sicurezza. “La Repubblica islamica dell’Iran, con il suo potere nella regione e cooperando con i suoi amici con i quali condivide obiettivi comuni, ha ottenuto finora un grande successo. Dopo aver subito una sconfitta politica, gli statunitensi hanno affermato di aver sequestrato quattro navi iraniane in acque internazionali. Tuttavia, in seguito si è scoperto che né le petroliere erano iraniane né portavano una bandiera iraniana. Erano tutte notizie false“, ha concluso.

Questi eventi giungono anche a pochi giorni di distanza dall’anniversario della nascita delle relazioni diplomatiche tra Venezuela ed Iran. Domenica 9 agosto, il ministro degli affari esteri del Venezuela, Jorge Arreaza, ha celebrato con l’ambasciatore iraniano a Caracas, Hojjatollah Soltani, e la Commissione mista di entrambe le nazioni il 70° anniversario delle relazioni diplomatiche bilaterali.

Se le relazioni tra Iran e Venezuela furono stabilite per la prima volta nel 1950, i due Paesi hanno recentemente dato vita ad un processo di ulteriore avvicinamento per fronteggiare gli attacchi sferrati dall’imperialismo statunitense contro entrambi. La Repubblica Islamica e la Repubblica Bolivariana hanno stipulato accordi bilaterali di cooperazione in numerosi settori, come scienza, tecnologia, sanità e sicurezza alimentare. “In questi anni entrambe le nazioni hanno costruito un proficuo rapporto bilaterale e forgiato un legame indissolubile di fratellanza, rafforzato dalla resistenza patriottica in difesa della sovranità“, ha dichiarato in occasione dell’anniversario il presidente venezuelano, Nicolás Maduro.

Il ministro Arreaza ha invece sottolineato la solidarietà della nazione persiana con Caracas in mezzo al blocco e all’intensificazione delle misure illegali, coercitive e unilaterali imposte dagli Stati Uniti contro entrambi i Paesi, considerando questo atto come “un messaggio di dignità al mondo, istruttivo per coloro che lottano contro l’imperialismo“.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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