I vaccini cubani verso il riconoscimento internazionale

Il riconoscimento dei vaccini cubani da parte dell’OMS potrà offrire un importante aiuto ai Paesi in via di sviluppo, che fino ad ora hanno fatto affidamento soprattutto sui vaccini cinesi, oltre a rappresentare una vittoria per la Rivoluzione Cubana nonostante il blocco economico.

Secondo quanto riportato dall’agenzia stampa ufficiale cubana Prensa Latina, Cuba presenterà i suoi tre vaccini per il Covid-19 all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la prossima settimana, al fine di iniziare il processo di riconoscimento internazionale. Ad affermarlo è stato José Moya, rappresentante dell’OMS presso L’Avana, secondo il quale dovrebbe avere luogo un incontro virtuale tra specialisti collegati dalla capitale cubana, da Ginevra e da Washington. Questo processo riguarderà i vaccini Soberana 02, Soberana Plus e Abdala, tutti prodotti interamente grazie allo sforzo della ricerca statale cubana.

I vaccini hanno già provato la propria efficacia nel corso della campagna vaccinale che si sta svolgendo sulla più grande delle isole caraibiche. Ad oggi, Cuba ha vaccinato oltre 5,5 milioni di persone con almeno una dose di vaccino, una cifra che corrisponde all’incirca al 50% dell’intera popolazione. Di questi, 4,6 milioni hanno già ricevuto la seconda dose, mentre 3,9 milioni di persone sono state sottoposte a tre iniezioni, considerate come una vaccinazione completa. Il 20 agosto, infatti, l’autorità regolatoria cubana ha autorizzato l’uso dello schema eterologo che prevede la somministrazione di due dosi di Soberana 02, alle quali va aggiunta un’iniezione di Soberana Plus per raggiungere un’efficacia del 91,2% sulla capacità di prevenire il Covid-19. Per quanto riguarda Abdala, invece, l’efficacia di tre dosi di questo vaccino è stata calcolata al 92,28%. Si tratta di cifre superiori a quelle di molti dei vaccini più utilizzati a livello mondiale.

Secondo il piano vaccinale proposto dal governo cubano, entro la fine di settembre l’intera popolazione vaccinabile avrà ottenuto almeno una dose del vaccino, mentre entro la fine di novembre il 92,6% degli abitanti di Cuba avrà già ricevuto tutte e tre le dosi, compresi i bambini di età superiore ai due anni. Tale programma è stato esplicitato direttamente dal presidente Miguel Díaz-Canel Bermúdez nel corso del vertice tenuto martedì 31 agosto con scienziati e ricercatori dell’isola. 

Non dimentichiamo, poi, che i vaccini di produzione cubana sono già stati approvati da altri Paesi latinoamericani che ne stanno facendo o ne faranno uso, come il Venezuela ed il Messico. La Commissione Federale per la Protezione dai Rischi Sanitari (Cofepris), in particolare, ha autorizzato l’uso del vaccino Abdala su tutto il territorio messicano, come annunciato negli scorsi giorni dal ministro degli Affari Esteri di quel Paese, Marcelo Ebrard. Il diplomatico ha ricordato che Abdala è il primo vaccino di origine latinoamericana ad essere autorizzato dagli esperti messicani e ha ottenuto un parere tecnico favorevole sui requisiti di qualità, sicurezza ed efficacia, essenziali quando si considera un prodotto biologico per uso umano. La vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez ha invece sottolineato come questi risultati siano stati ottenuti da Cuba nonostante il blocco economico che colpisce l’isola da sei decenni.

Oltre ai due Paesi continentali, anche l’isola di Barbados ha chiesto a Cuba la possibilità di ottenere delle forniture del vaccino Abdala, come affermato da David Comissiong, ambasciatore di quel Paese presso la Comunità Caraibica. 

Al di fuori del continente latinoamericano, Cuba ha raggiunto un accordo con il Vietnam per la produzione nel Paese asiatico dei vaccini creati sull’isola, in particolare Abdala. Nel corso di una conversazione tra i due presidenti, Miguel Díaz-Canel Bermúdez e Nguyễn Xuân Phúc, il leader cubano ha espresso la sua disponibilità a fornire l’immunogeno, oltre ad inviare esperti per allestire la produzione, sottolineando allo stesso tempo che le difficoltà e i limiti derivati ​​dalla pandemia non hanno impedito il mantenimento del dialogo politico e della solidarietà reciproca.

Il dottor Rolando Pérez Rodríguez, vicedirettore del Centro di Immunologia Molecolare, ha correttamente affermato che “l’esperienza cubana fornirà una base scientifica per il controllo della pandemia nel mondo”. In effetti, oltre a rappresentare un’importante vittoria della Rivoluzione Cubana contro il criminale blocco economico imposto illegalmente dagli Stati Uniti, l’approvazione dei vaccini cubani da parte dell’OMS potrebbe fornire un’importante speranza a tutti quei Paesi del mondo che faticano a procurarsi le dosi di vaccino necessarie per immunizzare la propria popolazione, a causa dei costi proibitivi dei vaccini occidentali prodotti dalle multinazionali con il fine principale del profitto. La stessa direttrice dell’Organizzazione Panamericana della Sanità, Carissa Etienne, ha sottolineato che al momento la maggioranza dei Paesi del continente non hanno superato il 20% della popolazione vaccinata. Nel complesso, alla fine di luglio solo il 16,6% della popolazione dell’America Latina e dei Caraibi era stata completamente vaccinata contro il coronavirus, secondo il sito web dell’ONU.

Nel continente africano, la situazione è ancora peggiore: ad eccezione di alcuni piccoli Stati insulari, come Mauritius e Seychelles, la maggioranza dei Paesi ha un tasso di vaccinazione molto basso. Addirittura, sette Paesi (Repubblica Democratica del Congo, Ciad, Burkina Faso, Tanzania, Sudan del Sud, Madagascar e Benin) hanno vaccinato meno dell’1% della propria popolazione, mentre sono 25 i Paesi che non hanno ancora raggiunto il 5% della popolazione vaccinata. 

Per il momento, i Paesi a reddito basso hanno beneficiato soprattutto dei vaccini cinesi, ma l’importante contributo di Cuba ed il forte legame che lega l’isola caraibica a molti Paesi africani potrà sicuramente risultare fondamentale per ampliare la campagna vaccinale in quell’area del mondo. Proprio in queste ore, tra l’altro, Wang Wenbin, portavoce del ministero degli Esteri cinese, ha dichiarato che la Cina fornirà 110 milioni di dosi dei vaccini Sinovac e Sinopharm al programma Covax dell’OMS entro la fine di ottobre. Queste dosi saranno prevalentemente destinate a Paesi africani ed asiatici. Ricordiamo che la Cina ha già inviato 9 milioni di dosi di vaccini in Pakistan e Bangladesh ad agosto, mentre altre 30 milioni di dosi saranno spedite in Algeria, Costa d’Avorio, Niger, Kirghizistan, Venezuela e altri Paesi a breve termine. “Questa è un’altra mossa pratica della Cina per adempiere al suo impegno di fornire vaccini come beni pubblici globali e promuovere l’equa distribuzione dei vaccini“, ha affermato Wang, esortando i Paesi con tali capacità a sostenere il mondo in via di sviluppo e a contribuire maggiormente alla lotta globale contro la pandemia.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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