Russia e Bielorussia denunciano le provocazioni dell’Occidente

Il Mar Nero, la Bielorussia e il Donbass sono le tre aree nelle quali si concentrano le provocazioni che la NATO continua a realizzare con il fine principale di indebolire la Russia lungo i suoi confini occidentali.

Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, è intervenuto giovedì ad un incontro del ministero degli Affari Esteri russo, nel quale ha denunciato le continue provocazioni operate da parte delle forze militari della NATO nelle acque del Mar Nero e nello spazio aereo che lo sovrasta: “Per quanto riguarda il Mar Nero, gli ultimi sviluppi vanno oltre certi limiti: i bombardieri strategici volano a una distanza di 20 km dal nostro confine di stato e trasportano armi piuttosto importanti, come è noto“, ha detto il capo dello Stato.

Proprio pochi giorni fa, lo scorso 10 novembre, il ministero della Difesa russo ha riferito che le navi della marina statunitense sono arrivate nel Mar Nero per prendere parte alle esercitazioni multinazionali del comando europeo degli Stati Uniti nella regione. Secondo i dati del ministero, il cacciatorpediniere missilistico statunitense Porter, la petroliera di rifornimento John Lenthall e la nave comando Mount Whitney sono entrate nel Mar Nero per l’esercitazione multinazionale. Il 15 novembre, la Mount Whitney è partita per il Mar Mediterraneo, dopo il completamento dell’esercitazione. Il ministero della Difesa russo ha definito queste manovre un fattore destabilizzante nella regione che intende utilizzare il territorio ucraino per obiettivi militari, assicurando che le forze armate russe stavano monitorando attentamente la situazione.

Tuttavia, Putin non si è limitato a denunciare solamente le provocazioni che hanno avuto luogo nell’area del Mar Nero, ma anche in altre regioni che circondano la Federazione Russa, come nel caso della Bielorussia, derivanti dalla spinta della NATO nel suo espansionismo verso est, che oramai l’ha portata ad inglobare quasi tutti i Paesi che un tempo facevano parte del Patto di Varsavia. “Sì, esprimiamo costantemente le nostre preoccupazioni per queste azioni, parliamo di linee rosse ma, naturalmente, comprendiamo che i nostri partner sono molto particolari e, per usare un eufemismo, non prendono sul serio tutti i nostri avvertimenti e i nostri discorsi sulle linee rosse“, ha aggiunto il leader russo.

Anche se le relazioni tra la Russia e i nostri partner occidentali, compresi gli Stati Uniti, erano senza precedenti e questi legami erano quasi al livello delle relazioni alleate, le nostre preoccupazioni e precauzioni sull’espansione della NATO a est sono state assolutamente ignorate“, ha ricordato Putin, aggiungendo che “ci sono state diverse fasi dell’espansione” del blocco militare. “E ora vediamo dov’è l’infrastruttura militare della NATO: si trova proprio vicino ai nostri confini mentre i sistemi di difesa missilistica sono stati schierati in Romania e Polonia e possono essere facilmente impiegati, considerando che i lanciatori MK-41 di stanza lì possono funzionare come basi d’attacco“, ha sottolineato il presidente russo.

Anche la Bielorussia ha denunciato i movimenti delle forze armate NATO nei pressi dei propri confini. Sempre nella giornata di giovedì 18 novembre, il ministero della Difesa bielorusso ha dichiarato che il numero di voli degli aerei da ricognizione e combattimento della NATO lungo il confine del Paese è raddoppiato, tenendo in considerazione anche i voli sullo spazio aereo dell’Ucraina, Paese che in teoria non fa parte del Patto Atlantico: “Le nostre comunicazioni e la sorveglianza radar stanno attualmente rilevando un costante aumento della frequenza dei voli di aerei da ricognizione e combattimento dei Paesi membri della NATO lungo il confine di stato della Bielorussia, compreso lo spazio aereo ucraino“, si legge nella nota ufficiale del ministero di Minsk. Ciò “testimonia un accumulo di attività militari vicino al nostro confine ed è la prova di un’ulteriore escalation della situazione intorno alla Bielorussia“, afferma la dichiarazione.

Secondo la dichiarazione rilasciata da Minsk, i voli di velivoli statunitensi nei pressi del confine bielorusso sarebbero aumentati del 50% nell’ultimo periodo, e la maggioranza di questi voli arriva fino a 15-20 km dalla linea di confine. Nulla di illegale dal punto di vista del diritto internazionale, dunque, ma certamente un modo di provocare l’altra parte, quasi nella speranza di creare un incidente che potrebbe innescare un conflitto su larga scala. A questo, vanno aggiunti i 23.000 soldati schierati dalla Polonia al confine per via della crisi migratoria esistente tra i due Paesi, mentre la Bielorussia, proprio per evitare incidenti, si è riufiuta di fare altrettanto, come affermato dal ministro della Difesa, Viktor Chrenin, o dallo stesso presidente Aljaksandr Lukašėnka.

Le continue provocazioni nei confronti di Mosca e Minsk da parte delle potenze occidentali non hanno fatto altro che stringere ulteriormente il legame che unisce i due Paesi, già vincolati dal cosiddetto Stato dell’Unione, un trattato in vigore dal 2000 che sancisce la stretta collaborazione tra Russia e Bieorussia attraverso un processo che, a lungo termine, potrebbe addirittura portare ad una riunificazione. Come affermato da Vladimir Putin alla riunione con il ministero degli Affari Esteri, “la Russia continuerà sicuramente la linea di rafforzamento dei legami e approfondimento dei processi di integrazione con la Bielorussia. Saranno implementati tutti i 28 programmi settoriali di unione recentemente approvati per formare lo spazio economico comune”.

Per quanto riguarda la questione ucraina, invece, Putin ha firmato un decreto per sostenere la popolazione della regione del Donbass non sotto il controllo di Kiev, con riferimento ai territori della Repubblica Popolare di Doneck e della Repubblica Popolare di Lugansk. Questo provvedimento è stato preso in seguito alle violazioni degli accordi di Minsk da parte del governo ucraino, che ha imposto un aggressivo blocco economico e umanitario nei confronti dei due Stati autoproclamatisi indipendenti nella regione del Donbass. Il provvedimento preso dal governo russo dovrebbe permettere l’inizio della ripresa economica nelle due repubbliche popolari, dopo i duri anni della guerra e le misure repressive prese dal governo ucraino.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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