Il nuovo Mali decolonizzato sempre più vicino alla Russia

Dopo l’abbandono da parte delle ultime truppe francesi del territorio maliano, il governo di Bamako potrebbe essere riammesso nella Cedeao e si avvicina sempre più a Mosca.

Lo scorso 16 agosto, la Francia ha annunciato che le sue ultime truppe hanno lasciato il territorio del Mali, ponendo fine ad un’operazione militare iniziata nove anni fa. Il ritiro fa seguito al peggioramento delle relazioni tra Parigi e Bamako in seguito ai due colpi di Stato che hanno caratterizzato la politica del Paese africano negli ultimi due anni, portando al potere una fazione militare considerata come di orientamento filorusso.

Il nuovo governo maliano afferma infatti che la Francia e gli altri Paesi occidentali si sono rivelati inefficaci nel contrastare i gruppi terroristici che imperversano nel Sahel occidentale, rivolgendosi alla Russia per far fronte all’atavico problema. La presenza militare francese, considerata come una nuova forma di colonizzazione, ha portato forti malcontenti anche tra la popolazione. Ricordiamo che la Francia era inizialmente intervenuta nel Paese su richiesta dell’allora presidente Ibrahim Boubacar Keïta, nell’ambito dell’operazione Serval, per rispondere a un’offensiva del movimento separatista etnico-tuareg, considerato come un alleato di al-Qaeda.

Nonostante l’abbandono del territorio maliano, sul quale erano presenti ben 2.400 soldati francesi, Parigi resterà fortemente presente nella regione, con circa mille soldati di stanza nella capitale del Niger, Niamey, ed altre truppe sparse sui territori di Niger e Burkina Faso. Inoltre, un ulteriore contingente di circa mille soldati resta impegnato nel vicino Ciad

Il presidente francese Emmanuel Macron lunedì ha cercato di descrivere il coinvolgimento della Francia in Mali come un successo, affermando che “ha impedito l’istituzione di un califfato territoriale e ha combattuto contro i terroristi che attaccano le popolazioni locali e minacciano l’Europa“.

Al contrario, il governo militare maliano guidato dal colonnello Assimi Goïta (in foto) ha deciso di affidarsi ad istruttori russi per rafforzare la difesa nazionale. Lunedì, il gruppo di supporto per l’Islam e i musulmani (JNIM) affiliato ad al-Qaeda ha dichiarato di aver ucciso quattro mercenari del gruppo di sicurezza privato russo Wagner in un’imboscata nel Mali centrale. Inoltre, il governo maliano ha accusato la Francia di aver violato il suo spazio aereo e di aver consegnato armi a gruppi armati.

In una lettera al capo del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite datata lunedì, il ministro degli Affari Esteri del Mali, Abdoulaye Diop, ha affermato che lo spazio aereo nazionale è stato violato più di 50 volte quest’anno, principalmente dalle forze francesi che utilizzano droni, elicotteri militari e jet da combattimento: “Queste flagranti violazioni dello spazio aereo maliano sono state utilizzate dalla Francia per raccogliere informazioni per i gruppi terroristici che operano nel Sahel e per consegnare loro armi e munizioni“, si legge nella lettera, secondo l’agenzia di stampa Reuters.

Il governo maliano ha ottenuto un altro importante risultato in quanto la Cedeao, la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale nota anche con l’acronimo anglofono di Ecowas, ha ritirato le sanzioni imposte al Mali nell’ambito del 61° vertice ordinario dei capi di Stato e di governo tenutosi ad Accra, in Ghana, nel mese di luglio. Il presidente della Commissione Cedeao, Jean-Claude Kassi Brou, ha annunciato che “la decisione ha effetto immediato da oggi” dopo l’intervento del mediatore Goodluck Jonathan, ex presidente della Nigeria.

Nel suo intervento di fronte ai rappresentanti dei Paesi membri, Jonathan ha sottolineato che il Paese sanzionato ha compiuto progressi su aspetti fondamentali, tra i quali spicca l’istituzione di una procedura elettorale e la stesura di una nuova carta costituzionale. Le misure coercitive prevedevano la chiusura delle frontiere, il congelamento dei fondi, il blocco commerciale e finanziario, nonché il ritiro del personale diplomatico accreditato a Bamako. Il Mali, insieme a Guinea e Burkina Faso, resta attualmente un membro sospeso della Cedeao, ma la cancellazione delle sanzioni rappresenta certamente un primo passo verso la riammissione del Paese nell’organizzazione regionale. La riammissione definitiva del Mali potrebbe arrivare nel 2024, anno per il quale il governo militare ha promesso di organizzare le elezioni.

L’attuale situazione in Mali segna dunque una netta battuta d’arresto per l’influenza francese nelle sue ex colonie dell’Africa occidentale. A pagarne le conseguenze non è solamente Parigi, ma anche gli altri Paesi europei che si sono lasciati coinvolgere nelle operazioni militari francesi. La Germania, ad esempio, ha dovuto a sua volta ritirare il proprio contingente dal Mali.

Negli ultimi anni, Mali, Ciad e Burkina Faso hanno tutti vissuto colpi di Stato che hanno rimosso i leader politici vicini all’ex potenza colonizzatrice. Proprio per questo motivo, il nuovo ministro degli Esteri francese, Catherine Colonna, e il ministro della Difesa Sébastien Lecornu hanno scelto il Niger come nuovo centro nevralgico delle operazioni militari francesi nella regione, in quanto a Niamey ha sede uno dei pochi governi considerato come amico, insieme a quelli di Costa d’Avorio e Benin, dove hanno sede i principali contingenti di stanza nella regione del Golfo di Guinea.

Tornando al Mali, segnaliamo infine la nomina di Abdoulaye Maïga come primo ministro ad interim a partire dallo scorso 21 agosto. Maiga è anche portavoce del governo e ministro dell’Amministrazione del Territorio e del Decentramento, ed è stato provvisoriamente posto a capo dell’esecutivo dopo che il premier Choguel Kokalla Maïga è stato ricoverato in ospedale.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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