Angola: vittoria con il brivido per il MPLA del presidente João Lourenço

Il MPLA ha confermato il suo primato nella politica angolana, ma ha ottenuto il suo peggior risultato dall’introduzione del multipartitismo. João Lourenço resta alla presidenza per un altro mandato.

Lo scorso 24 agosto si sono tenute le elezioni generali in Angola, dove i cittadini sono stati chiamati a rinnovare la composizione del parlamento e ad eleggere il nuovo presidente. La legge elettorale angolana prevede infatti il sistema del doppio voto simultaneo, secondo il quale ogni voto per un partito alle elezioni legislative equivale anche ad un voto per il candidato di quel partito alle elezioni presidenziali.

Sin dall’indipendenza del 1975, la politica angolana è stata dominata Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola – Partito del Lavoro, meglio noto con la sigla di MPLA (Movimento Popular de Libertação de Angola – Partido do Trabalho). Nato come partito di ispirazione marxista-leninista, il MPLA fu la principale forza che guidò la lotta d’indipendenza dal Portogallo e che successivamente uscì vincitrice della guerra civile angolana contro il movimento anticomunista UNITA (Unione Nazionale per l’Indipendenza Totale dell’Angola; União Nacional para a Independência Total de Angola), sostenuto dalle potenze occidentali.

L’Angola adottò un sistema politico monopartitico fino al 1992, quando si svolsero le prime elezioni multipartitiche. Allo stesso tempo, il MPLA ha ufficialmente rinunciato al marxismo-leninismo, spostandosi su posizioni socialdemocratiche. Nonostante l’introduzione del multipartitismo e la legalizzazione di UNITA come partito politico, il MPLA ha sempre mantenuto il governo del Paese africano, ottenendo sempre la maggioranza assoluta dei voti. Nel 2017, dopo 38 anni di presidenza di José Eduardo dos Santos, il MPLA ha deciso di candidare alla massima carica il ministro della Difesa João Lourenço, uscito vincitore con il 61% delle preferenze.

Le elezioni di quest’anno sono state precedute dal lutto nazionale per la morte proprio dell’ex presidente José Eduardo dos Santos. Le spoglie dell’ex capo di Stato, deceduto in Spagna, dove era andato a curarsi, lo scorso 8 luglio, sono arrivate in patria il 21 agosto, pochi giorni prima della tornata elettorale.

La tornata del 24 agosto è stata particolarmente tesa per il MPLA, visto che i sondaggi davano un testa a testa molto serrato tra il partito di governo e UNITA, con alcuni che addirittura prevedevano una vittoria del partito di opposizione. Alla fine, il MPLA ha comunque mantenuto il primato, ma ha ottenuto il peggior risultato della sua storia, con “solo” il 51,08% dei consensi e 124 seggi sui 220 che compongono l’emiciclo di Luanda. Di conseguenza, João Lourenço ha ottenuto la conferma come presidente del Paese.

Al contrario, UNITA ha ottenuto il suo miglior risultato, con il 44,05% dei consensi e 90 scranni. In parlamento saranno presenti anche tre partiti minori, che hanno conquistato due seggi a testa: il Partito del Rinnovamento Sociale (Partido de Renovação Social, PRS), il Fronte Nazionale di Liberazione dell’Angola (Frente Nacional de Libertação de Angola, FNLA) e il Partito Umanista dell’Angola (Partido Humanista de Angola, PHA).

Il leader di UNITA, Adalberto Costa Júnior, ha rigettato il risultato delle elezioni, alle quali ha partecipato meno della metà degli aventi diritto. L’opposizione ha ottenuto un’importante vittoria nella capitale Luanda, ma le aree rurali del resto del Paese hanno dato la vittoria alla formazione governativa. “Abbiamo raggiunto l’ennesima maggioranza assoluta. Abbiamo una maggioranza calma per governare senza alcun tipo di problema e lo faremo“, ha risposto invece il portavoce del MPLA, Rui Falcão.

Secondo gli analisti, la principale sfida per il governo angolano sarà quella di differenziare l’economia, altamente dipendente dal petrolio. Il Paese è infatti il secondo produttore di olio nero dell’Africa subsahariana, alle spalle della Nigeria, e il petrolio rappresenta ancora oggi il 90% delle esportazioni dell’Angola, rendendo l’economia nazionale fortemente vulnerabile sulla base delle oscillazioni del prezzo del petrolio.

L’altro grave problema è quello della povertà, che colpisce ancora la maggioranza della popolazione. Secondo i dati ufficiali, almeno metà della popolazione vive ancora in condizioni di estrema povertà, mentre la disoccupazione è stata costantemente superiore al 30% negli ultimi anni. Il governo si è impegnato in riforme economiche che però si sono tradotte unicamente in privatizzazioni con il patrocinio del FMI, senza nessun miglioramento per le condizioni di vita materiali della popolazione.

I fallimenti recenti sono tra le spiegazioni del calo del MPLA alle ultime elezioni. Le persone al di sotto dei 30 anni costituiscono più di due terzi della popolazione dell’Angola, mentre le generazioni che hanno memoria della lotta indipendentista vanno oramai scomparendo. Questo ha fortemente intaccato il vantaggio del MPLA, che ha a lungo vissuto di rendita sui meriti acquisiti negli anni ‘70 del secolo scorso. Allo stesso tempo, UNITA non ha mai formulato un programma che si distingua dalle politiche del MPLA, ma si limita ad attaccare i membri del governo sul piano personale con generiche accuse di corruzione.

Per mantenere il potere ancora a lungo, i dirigenti del MPLA dovranno operare una svolta netta verso politiche popolari che rinverdiscano i fasti passati del partito.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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