Russia: le elezioni in un Paese sotto attacco ibrido

Le elezioni regionali svoltesi lo scorso 11 settembre sono state sottoposte ad attacchi informatici che vanno ad aggiungersi alla guerra ibrida dichiarata dal mondo occidentale contro la Russia. Il leader comunista Zjuganov chiede maggior dialogo al presidente Putin.

L’11 settembre, milioni di cittadini russi sono stati chiamati alle urne per eleggere 15 governatori, sei organi legislativi e numerose amministrazioni comunali, compresa quella della capitale Mosca. Le elezioni si sono svolte in maniera pacifica e senza particolari difficoltà nonostante la difficile situazione che sta vivendo il Paese, sottoposto ad attacchi mediatici ed informatici esterni al fine di discreditarne il processo elettorale.

La propaganda anti-russa continua a diffondersi nei social network, anche con l’uso di account falsi“, ha denunciato Andrej Klimov, senatore del partito Russia Unita (Единая Россия; Edinaja Rossija) e capo della Commissione per la protezione della sovranità statale e la prevenzione delle interferenze negli affari interni della Russia presso la camera alta del parlamento moscovita. “Chi lo sta facendo? Tradizionalmente, tutti dicono che è il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Ma ora abbiamo dimostrato che il comando centrale degli Stati Uniti si sta prodigando in questo, in modo che nessuno si possa fare illusioni su chi lo sta facendo e per cosa“. “Il comando centrale degli Stati Uniti è un nuovo aspetto della guerra che stanno conducendo contro di noi“, ha aggiunto.

Vasilij Piskarëv, omologo di Klimov presso la Duma di Stato, ha aggiunto che le attività volte a screditare le elezioni russe sono finanziate in gran parte da Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Svezia e Ucraina, con una spesa mensile di almeno 30 milioni di dollari. Secondo Piskarev, questi centri controllano circa 100 progetti mediatici sull’interferenza nelle elezioni russe e sulla falsificazione dell’operazione militare speciale russa in Ucraina e sull’istigazione di movimenti separatisti in seno alla Federazione.

Nel frattempo, dal ministero russo dello Sviluppo Digitale, delle Comunicazioni e dei Mass Media, sono stati segnalati circa 10.000 attacchi informatici alla piattaforma di voto a distanza a Mosca, che ha utilizzato un proprio sistema, e 35.000 attacchi nel resto della Russia durante i tre giorni di votazione.

I risultati delle elezioni hanno dato ragione al partito Russia Unita in tutte le regioni coinvolte, che del resto deteneva il potere in tutte le entità federate andate al voto, ad eccezione della Repubblica dei Mari, precedentemente governata dall’indipendente Aleksandr Estifeev, e dell’Oblast’ di Vladimir, il cui governatore dimissionario era Vladimir Sipjagin, esponente del Partito Liberal-Democratico di Russia (Либерально-демократическая партия России; Liberal’no-demokratičeskaja Partija Rossii, LDPR).

Secondo i dati ufficiali, la maggioranza dei candidati di Russia Unita ha vinto con oltre il 70% delle preferenze, mentre solamente le città di Kirov (33,89%) e Barnaul (47,98%), nel sud-ovest della Siberia, hanno visto il partito del presidente Vladimir Putin ottenere meno della maggioranza assoluta dei consensi. Questi risultati sono stati naturalmente salutati come un grande successo da parte degli esponenti del governo, che vi hanno letto un forte sostegno popolare alle politiche del presidente, in particolare nei confronti dell’operazione militare speciale in Ucraina.

Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa ed ex presidente Dmitrij Medvedev ha affermato che “la campagna ha dimostrato il consolidamento di un numero enorme di persone intorno alla decisione del presidente sulla necessità di questa operazione e le attività delle nostre forze armate che stanno difendendo tutti coloro che ne hanno bisogno nel Donbass e in altri territori, e gli interessi del nostro Paese in generale“. Questo parere è stato confermato anche dal portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, secondo il quale il risultato delle elezioni regionali “fa onore agli stessi governatori, che si sono attivamente messi al lavoro e che hanno svolto un buon lavoro durante il loro mandato e ha ottenuto il plauso popolare, ma questo è anche un risultato del presidente in termini di sostegno a ciascun candidato in particolare“.

Nonostante sia indubbio il fatto che Vladimir Putin goda al momento del sostegno della maggioranza della popolazione russa, non possono essere taciute alcune criticità che sono state puntualmente sottolineate da Gennadij Zjuganov, leader del Partito Comunista della Federazione Russa (Коммунистическая партия Российской Федерации, КПРФ; Kommunističeskaja partija Rossijskoj Federacii, KPRF). Zjuganov ha esordito sottolineando le particolari condizioni nelle quali si sono svolte le elezioni: “Voglio sottolineare che le elezioni in corso si sono svolte in condizioni di emergenza. In effetti, siamo ci è stata dichiarata una guerra ibrida, e in Ucraina non stiamo solo conducendo un’operazione politico-militare, ma stiamo anche conducendo una guerra su vasta scala con la NATO e gli anglosassoni, che stanno cercando di imporre il più distruttivo scenario su di noi, per minare la nostra unità interna e la nostra economia”.

Il Partito Comunista ha espresso la propria solidarietà nei confronti del governo sin dall’inizio dell’operazione militare speciale, “ma la solidarietà richiede dialogo”, ha proseguito il leader del KPRF. “Invece, durante la campagna elettorale, Russia Unita non ha mai avviato un dialogo con noi per discutere dei problemi urgenti e delle leggi che abbiamo proposto. Compreso il budget di sviluppo, che deve essere considerato prioritario. Abbiamo proposto un budget di sviluppo di 35-40 trilioni di rubli e determinato la procedura per il suo riempimento”. Il numero uno dei comunisti russi spera dunque che il presidente Putin ed il suo partito si aprano ad un maggiore dialogo con le forze di opposizione per il bene del Paese.

Zjuganov ha segnalato alcune irregolarità che i rappresentanti del Partito Comunista hanno ravvisato in alcune regioni del Paese: “In un certo numero di posti i nostri manifesti non sono rimasti appesi per più di un’ora. Hanno assunto un’intera orda di persone che sono andate a distruggere i materiali di propaganda del Partito Comunista. Ma allora come si può condurre un dialogo con gli avversari? […] Nella regione di Omsk le elezioni sono arrivate al punto che il comitato regionale del Partito Comunista propone di non riconoscere i loro risultati. Perché si sono trasformati in uno sporco baccanale, cosa mai accaduta in Siberia”.

Tutto questo, a mio avviso, mina la legittimità delle elezioni, del governo e la stabilità interna”, ha commentato Zjuganov, che ha comunque rinnovato il proprio sostegno all’operazione militare speciale: “Invito ancora una volta tutti a unirsi e unirsi il più possibile. Senza una vittoria sul fascismo e sul nazismo nel Donbass, senza una dura resistenza alle sfide militari, politiche, economiche, finanziarie e informatiche lanciate al nostro Paese, non ci può essere successo. […] Dobbiamo ricordare che oggi il Paese è circondato da nemici e dobbiamo unirci il più possibile per ottenere nuove vittorie storiche”.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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