Vertice di Samarcanda: Russia e Cina garanti della stabilità mondiale

Il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai ha rafforzato i legami tra Russia e Cina come principali potenze garanti della stabilità mondiale di fronte alla destabilizzazione e alle provocazioni degli Stati Uniti.

Il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (OCS), tenutosi nella storica città uzbeka di Samarcanda, crocevia dell’antica Via della Seta, ha giustamente ricevuto una grande attenzione mediatica per via della’ difficile’intricata situazione planetaria, ed ha segnato un nuovo passo verso l’affermazione di un mondo multipolare che vede i propri garanti principali nella Russia e nella Cina, insieme alle altre potenze partecipanti. I Paesi dell’OCS si oppongono infatti al progetto egemonico di un mondo unipolare a guida statunitense, e respingono le azioni di destabilizzazione e provocazione operate dagli USA per evitare l’ascesa delle potenze emergenti.

A ricevere la massima attenzione è stato naturalmente l’incontro tra il presidente cinese Xi Jinping e quello russo Vladimir Putin, tenutosi giovedì. In quest’occasione, il leader cinese ha affermato che la Cina è pronta a collaborare con la Russia per estendere un forte sostegno reciproco su questioni riguardanti i rispettivi interessi fondamentali. Secondo quanto riportato dalla testata Global Times, gli analisti cinesi hanno affermato che il vertice dei due leader rappresenta una garanzia cruciale per il costante sviluppo dei legami bilaterali, segnalando che le relazioni Cina-Russia non saranno influenzate da fattori esterni.

Dal canto suo, Putin ha espresso il sostegno della Russia al principio di “una sola Cina” e ha denunciato le provocazioni statunitensi nello Stretto di Taiwan e i tentativi di creare un “mondo unipolare” da parte di Washington. Il leader della Federazione Russa ha anche parlato positivamente della posizione equilibrata della Cina nella crisi ucraina, ritenendo che l’incontro con Xi rafforzerà ulteriormente i legami bilaterali. “Gli analisti hanno affermato che le parole di Putin sulla posizione equilibrata della Cina sulla crisi ucraina sono obiettive, poiché la Cina ha sempre mantenuto un atteggiamento di molteplici preoccupazioni e comprensione e spera di risolvere pacificamente i conflitti. Nel caso della questione di Taiwan, i diritti e i torti sono molto chiari. Le osservazioni di Putin riflettono il partenariato strategico globale Cina-Russia di coordinamento per una nuova era”, si legge sul Global Times.

Quello di Samarcanda è stato il primo incontro diretto tra Xi Jinping e Vladimir Putin dall’inizio dell’operazione militare speciale in Ucraina. Secondo Yang Jin, ricercatore associato presso l’Istituto di studi russi, dell’Europa orientale e dell’Asia centrale presso l’Accademia cinese delle scienze sociali, l’incontro tra i due leader ha evidenziato che legami più stretti tra Cina e Russia possono portare maggiore stabilità e certezza in un mondo turbolento. “Ci sono grandi prospettive di cooperazione politica tra Cina e Russia in relazione all’ordine globale e regionale, ad esempio attraverso l’ONU e l’OCS. Attraverso la Belt and Road Initiative proposta dalla Cina, le due parti possono approfondire la cooperazione in economia, scienza e tecnologia, così come nei campi dell’energia, delle importazioni di grano e negli scambi di valuta”, ha aggiunto l’accademico cinese.

Il vertice di Samarcanda conferma ancora una volta come una visione del mondo eurocentrica o occidentalocentrica sia oramai superata dal corso della storia. L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai riunisce quattro dei nove Paesi più popolosi del mondo – Cina, India, Pakistan e Russia -, che da soli comprendono quasi il 40% della popolazione mondiale e quasi il 30% del PIL mondiale. Gli altri quattro Paesi membri dell’organizzazione sono le ex repubbliche sovietiche di Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, ai quali si aggiungono quattro Paesi osservatori in procinto di diventare membri – Afghanistan, Bielorussia, Iran e Mongolia – e sei partner – Armenia, Azerbaigian, Cambogia, Nepal, Sri Lanka e Turchia. All’elenco dei partner si sono aggiunti, proprio in occasione del vertice di Samarcanda, Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Maldive, Myanmar e Qatar.

Lo stesso vertice ha ricevuto l’offensiva dei mass media occidentali, che hanno descritto l’incontro come la creazione di fronte “antioccidentale”. Questa concezione ha ricevuto una dura risposta in un editoriale del Global Times, che ha citato il detto cinese “non chiedere al passero come vola l’aquila“. Secondo l’articolo, “le menti delle élite americane e occidentali sono piene di pensiero conflittuale prepotente e paranoico”, e non sono in grado di comprendere il vero senso del vertice di Samarcanda “con la loro cognizione ristretta”.

L’elemento essenziale che guida l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai è il cosiddetto “Spirito di Shanghai”. Questo promuove una serie di nuovi concetti, nuovi modelli e nuove norme su come i Paesi dopo la Guerra Fredda dovrebbero vivere su un piano di parità, come condurre meccanismi di cooperazione multilaterale e come sviluppare l’ordine globale. Una concezione di questo tipo si scontra con la mentalità degli Stati Uniti e degli altri Paesi occidentali, per i quali resta centrale la nozione di competizione in luogo di quella di cooperazione.

L’OCS non rappresenta un’organizzazione contro l’Occidente o contro Paesi terzi, ma si oppone alla mentalità del mondo unipolare e della sfida tra blocchi promossa dai media e dai governi occidentali. L’OCS si basa sull’uguaglianza sovrana degli Stati e sul multilateralismo non esclusivo, respingendo dunque le mire egemoniche degli Stati Uniti ed il loro disegno di un mondo unilaterale, ma non rifiuta aprioristicamente la cooperazione con Washington o con gli altri Paesi occidentali. L’OCS promuove la cooperazione reciprocamente vantaggiosa e non vuole imporre una competizione tra blocchi, ma respinge risolutamente ogni forma di diplomazia coercitiva promossa dagli USA, ad iniziare dalla politica delle sanzioni.

Solamente con una nuova visione che abbracci i principi dello Spirito di Shanghai potrà diventare possibile la costruzione di una comunità internazionale pacifica e basata sulla cooperazione ed il vantaggio reciproco. Se gli Stati Uniti ed i Paesi occidentali continueranno invece ad agire secondo la loro mentalità egemonica volta alla costruzione di un mondo unipolare, allora lo scontro diventerà inevitabile.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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