Il Liechtenstein respinge le misure anti-Covid con un referendum

Un referendum popolare in Liechtenstein ha bocciato le misure restrittive proposte dal governo per controllare l’epidemia di Covid-19.

Tra i più piccoli Paesi europei sia per dimensioni che per popolazione, il Liechtenstein ha fatto registrare oltre 19.400 casi positivi al Covid-19 da inizio pandemia, con un bilancio di 86 morti. Se, in numeri assoluti, solamente il Principato di Monaco e la Città del Vaticano hanno avuto meno casi nel nostro continente, considerando il numero di abitanti il Liechtenstein risulta essere il dodicesimo Paese più colpito del continente, con oltre 506.000 casi per milione di abitanti (l’Italia, per fare un paragone, si ferma a 367.000).

Nonostante il Liechtenstein garantisca una copertura sanitaria universale a tutti i residenti, il sistema sanitario del Paese dipende fortemente dalle confinanti Austria e Svizzera, dove i pazienti sono costretti a recarsi per qualsiasi caso non di routine. Per questo, molti pensano che il sistema sanitario del ministato dovrebbe essere completamente allineato con quello della Svizzera, al fine di velocizzare le procedure. Inoltre, con Andorra, Malta e la Città del Vaticano, il Liechtenstein resta uno dei pochi Paesi europei a vietare l’aborto in ogni caso, motivo per il quale molte donne devono ricorrere alle cliniche elvetiche ed austriache.

Tornando al Covid-19, per contrastare la pandemia, il 9 settembre 2021 il governo ha introdotto la cosiddetta regola 3G – dal tedesco Getestete, Geimpfte, Genesene – che prevedeva che tutte le persone dovessero essere testate, vaccinate o guarite per avere accesso ai luoghi pubblici. Questa sorta di green pass del Liechtenstein era stato pensato con l’obiettivo di arginare l’aumento dei casi positivi e alleggerire la pressione sul personale sanitario. In pratica, secondo la regola 3G, per avere accesso a qualsiasi luogo pubblico sarebbe stato necessario mostrare un test negativo, un certificato di vaccinazione o un certificato attestante la guarigione dalla malattia.

Tuttavia, il 15 dicembre, il governo ha preso una misura ulteriormente restrittiva, trasformando la regola 3G in 2G, eliminando la possibilità di accedere a questi luoghi dietro presentazione di un test negativo. I cittadini non guariti sarebbero allora stati obbligati a vaccinarsi. Contestualmente sono state introdotte nuove restrizioni per quanto riguarda gli eventi organizzati all’aperto.

In seguito a questa nuova stretta da parte del governo di Vaduz, il 14 gennaio 2022, più di 400 cittadini hanno sporto denuncia al Tribunale di Stato, ritenendo le nuove misure liberticide. Il 18 febbraio, in attesa del verdetto del Tribunale di Stato, il governo ha sospeso l’applicazione della regola 2G, ripristinando quella precedente. Il 10 maggio, il Tribunale ha dichiarato insufficiente la base giuridica di tali provvedimenti, dando dunque ragione ai cittadini che avevano presentato il ricorso. La corte ha espresso comprensione per le difficili decisioni prese dal governo nel contesto della lotta alla pandemia, ma ha comunque ritenuto l’ordinanza che istituisce la norma 2G incompatibile con la legge e la Costituzione del piccolo Stato alpino.

Nel mese di giugno, il Landtag, il parlamento di Vaduz, è stato dunque costretto a modificare la legge. Le discussioni per la riscrittura della legge anti-Covid ha creato forti spaccature nell’emiciclo. Il ministro della Società e della Cultura, Manuel Frick, ha giustificato queste misure con la necessità che il governo si allinei alle misure adottate dalla vicina Svizzera, alla quale il Liechtenstein è legato da un’unione doganale e da cui dipende per il ricorso alle terapie intensive.

La legge, con alcune modifiche per renderla compatibile con le indicazioni del Tribunale di Stato, è stata approvata dal Landtag lo scorso 29 giugno con 18 voti favorevoli e 7 contrari. Inoltre, con 9 voti favorevoli e 16 contrari, il parlamento ha respinto la richiesta del partito Democratici per il Liechtenstein (Demokraten pro Liechtenstein, DpL) di sottoporre la legge ad un referendum popolare. Tuttavia, il partito extraparlamentare Mensch im Mittelpunkt (“Uomini al Centro”) ha lanciato la raccolta firme per sottoporre la legge al giudizio della cittadinanza.

Dal 1° al 29 luglio sono state raccolte e riconosciute valide 3.570 firme, costringendo il governo a fissare la data per il referendum al 18 settembre. L’esito ha visto la popolazione respingere le misure restrittive proposte dal governo e approvate dal parlamento con il 52,73% dei votanti, contro il 47,27% che ha invece espresso un giudizio favorevole. L’affluenza alle urne è risultata pari al 65,64% degli aventi diritto, in aumento rispetto all’ultimo referendum tenutosi nel Paese a giugno.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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