Donbass: tutto pronto per il referendum di annessione alla Russia

Le regioni di Doneck, Lugansk, Zaporož’e e Cherson terranno un referendum per l’annessione alla Federazione Russa tra il 23 e il 27 settembre.

I territori della Repubblica Popolare di Doneck (RPD), della Repubblica Popolare di Lugansk (RPL) e degli oblast’ di Zaporož’e e Cherson organizzeranno un referendum per l’annessione alla Federazione Russa tra il 23 ed il 27 settembre. La decisione è oramai ufficiale, e con ogni probabilità porterà alla netta vittoria della soluzione annessionista, come già accaduto nel 2014 in Crimea, quando oltre il 95% dei votanti si espresse a favore di questa opzione.

Secondo i media russi, subito dopo l’annuncio del referendum, l’esercito ucraino ha intensificato i propri bombardamenti in Donbass, in particolare nel territorio della RPD. Il governo ucraino ha poi pubblicamente minacciato di arrestare tutti coloro che parteciperanno al referendum. Le due repubbliche popolari del Donbass sono stati i primi due territori ad ufficializzare l’organizzazione della consultazione popolare, e successivamente si sono uniti anche gli oblast’ di Zaporož’e e Cherson, che, sebbene si trovino in gran parte sotto il controllo russo, sono ancora formalmente parte dell’Ucraina.

Dmitrij Medvedev, in qualità di Vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, ha affermato che “i referendum nel Donbass sono di grande importanza non solo per la protezione sistemica dei residenti della RPD, della RPL e degli altri territori liberati, ma anche per il ripristino della giustizia storica“. “Dopo aver tenuto [i referendum] e aver incorporato nuovi territori in Russia, la trasformazione geopolitica nel mondo diventerà irreversibile“, ha aggiunto.

Medvedev ha ancora sottolineato che, in caso di voto in favore dell’annessione alla Federazione Russa, qualsiasi bombardamento ucraino di questi territori successivo all’ufficializzazione del risultato verrà considerato come un attacco contro il territorio russo. “Una volta modificata la Costituzione del nostro Paese, nessun futuro leader della Russia, nessun funzionario sarà in grado di annullare queste decisioni“, ha spiegato l’ex presidente. “Ecco perché questi referendum sono così temuti a Kiev e in Occidente. Ecco perché devono essere organizzati“.

Andrej Turčak, senatore e membro di spicco del partito Russia Unita (Единая Россия; Edinaja Rossija), ha a sua volta sottolineato che l’esito del referendum sancirà legalmente le regioni interessate come parte della Russia: “Un referendum è una necessità attesa da tempo. Si terrà sicuramente. Un voto equo e aperto consoliderà legalmente i suoi risultati una volta per tutte. In effetti, il Donbass e le altre aree liberate fanno già parte della Russia“. “Unirsi alla Russia è ciò che il Donbass sta aspettando da otto anni. Nel maggio 2014, il popolo delle Repubbliche Popolari di Doneck e Lugansk ha aspettato in fila per ore ai seggi elettorali per esprimere il proprio voto. Volevano far parte della Russia. Nessuno poteva immaginare allora che il futuro avrebbe riservato otto lunghi anni di guerra, continui bombardamenti da parte dei nazisti ucraini e uccisioni di civili“, ha aggiunto il senatore.

Le autorità dei territori nei quali avrà luogo il referendum hanno invitato gli osservatori internazionali a recarsi sul posto per verificare la regolarità del processo di voto. Tuttavia, come spesso accade, i governi occidentali si sono aprioristicamente rifiutati di riconoscere l’esito del referendum, ben consci che i risultati sanciranno l’annessione di tutte le quattro regioni interessate alla Federazione Russa. Tutti i sondaggi, infatti, affermano inequivocabilmente che la maggioranza della popolazione è a favore dell’unificazione con Mosca. I dati dei sondaggi più recenti affermano che sono a favore dell’annessione l’83% degli abitanti della RPL, l’80% di quelli della RPD, il 72% nell’oblast’ di Zaporož’e e il 65% in quello di Cherson.

Se il referendum dovesse andare come previsto, subito dopo l’ufficializzazione dei risultati la Duma di Stato russa sarebbe chiamata a dire l’ultima parola sull’annessione. Oleg Morozov, deputato di Russia Unita intervistato dall’agenzia TASS, ha spiegato che la Duma tenterà di agire il più rapidamente possibile: “Abbiamo l’esperienza dell’ingresso della Crimea nella Federazione Russa. Dopo l’annuncio dei risultati del referendum, la procedura è durata letteralmente ore. Penso che anche in questo caso il parlamento si riunirà per approvare la relativa decisione, se questa sarà la volontà dei cittadini, con urgenza“, ha affermato. Morozov ha aggiunto che la questione richiede un’azione immediata in quanto sarà seguita da misure legali, politiche e militari per proteggere i cittadini russi che vivono nelle aree che si sono unite alla Russia: “Sarà inoltre necessario ripristinare l’integrità territoriale di queste unità amministrative“, il che significa che l’esercito russo dovrà procedere alla liberazione delle aree ancora sotto il controllo ucraino.

Anche il presidente Vladimir Putin è brevemente intervenuto per esprimere il proprio sostegno alla soluzione referendaria: “I parlamenti delle Repubbliche Popolari del Donbass, così come le amministrazioni militare-civili delle regioni di Cherson e Zaporož’e, hanno deciso di indire referendum sul futuro di questi territori. Si sono rivolti a noi, alla Russia, con una richiesta di sostegno verso tale cammino. Dovrei sottolineare la nostra determinazione a fare del nostro meglio per garantire condizioni sicure per lo svolgimento dei referendum affinché il popolo esprima la propria volontà“, ha affermato Putin.

Un esito del referendum favorevole all’annessione dei territori alla Federazione Russa sancirebbe probabilmente la fine di qualsiasi possibilità di negoziato che tenga conto, anche solo parzialmente, delle richieste del governo ucraino. L’Ucraina non avrà altra scelta se non quella di accettare la perdita di parte del proprio territorio, oppure sarà costretta a continuare a combattere con il serio rischio di perdere altri pezzi.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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