Perù: segnali preoccupanti per il presidente Pedro Castillo

Le elezioni regionali e provinciali nel Paese sudamericano hanno mostrato un chiaro arretramento della sinistra un anno dopo la vittoria di Pedro Castillo alle presidenziali.

Poco più di un anno fa, il 28 luglio 2021, Pedro Castillo assumeva ufficialmente la presidenza del Perù, divenendo, secondo molti analisti, il presidente più di sinistra nella storia del Paese sudamericano. Il primo anno della presidenza Castillo non è però stato affatto semplice: il capo di Stato ha dovuto far fronte sia ai dissidi interni alle forze che lo sostengono che all’ostruzionismo della destra, venendo costretto a continui cambiamenti all’interno della formazione di governo, compresi quattro primi ministri diversi.

Questa situazione di instabilità percepita dalla popolazione non ha certo aiutato il partito presidenziale Perú Libre alle elezioni regionali e provinciali che si sono tenute lo scorso 2 ottobre. Perú Libre, infatti, non ha conquistato nessuna delle 25 regioni che compongono il Paese, mentre si è imposto in solamente tre province su 196. Al contrario, hanno ripreso vigore le forze di destra, anche se la maggioranza delle regioni sarà governata da forze politiche locali.

Partiamo proprio dalle 25 regioni. Perú Libre, come detto, non ha conquistato il governo di nessuna di esse, ed anzi in alcuni casi ha addirittura rinunciato a presentarsi, limitandosi a sostenere alcune liste locali o ad ottenere percentuali intorno all’1% laddove ha schierato i propri candidati. I partiti regionali hanno ottenuto la vittoria in ben tredici regioni, mentre la lista di centro-destra Somos Perú ha conquistato il governo delle regioni di Loreto e San Martín. I conservatori di Avanza País – Partido de Integración Social, dal canto loro, hanno ottenuto il controllo della regione di Madre de Dios, mentre le restanti nove regioni dovranno andare al ballottaggio.

Secondo la legge elettorale, infatti, un secondo turno elettorale dovrà svolgersi nelle regioni dove nessuna organizzazione politica ha superato il 30% dei voti. In base ai risultati del primo turno, Somos Perú parte favorita nelle regioni di Cajamarca e Cusco, ed inoltre i candidati della lista di centro-destra prenderanno parte al ballottaggio anche nelle regioni di Lambayeque, Moquegua e Pasco.

Un altro segnale importante è arrivato dalla capitale, Lima, dove il nuovo sindaco sarà il conservatore Rafael López Aliaga, rappresentante del partito Renovación Popular. Non solo la capitale sarà amministrata dalla destra, ma la sfida per il controllo della città si è interamente giocata all’interno delle forze reazionarie, con l’uomo d’affari Rafael López Aliaga che ha battuto Daniel Urresti, ex membro dell’esercito accusato di aver ucciso un giornalista e violentato una donna indigena durante il periodo della dittatura di Alberto Fujimori.

Il tono della crisi politica nazionale che sta attraversando il Perù ha colorato le elezioni regionali e comunali di questa domenica segnata da una forte frammentazione e trionfi di formazioni di destra ed estrema destra”, si legge in un articolo a firma di José Rojas, pubblicato lo scorso 3 ottobre su Izquierda Diario.

Come spiegato da Rojas, in Perù vige ancora la Costituzione stabilita nel 1993 dal presidente di estrema destra Alberto Fujimori, successivamente condannato per crimini contro l’umanità. Secondo la carta costituzionale fujimorista, “il regime politico è altamente centralista e poco democratico, quindi le principali decisioni politiche ricadono principalmente sul potere esecutivo e sul Parlamento”. Questo significa che il potere effettivo in mano ai governi regionali e provinciali resta molto limitato rispetto a quello del governo centrale di Lima. “Ecco perché, nei governi regionali e municipali, i meccanismi di partecipazione della popolazione al processo decisionale sono limitati, il che ha portato a una disconnessione sistematica tra le autorità elette ogni quattro anni e le esigenze della popolazione”, spiega ancora Rojas.

Secondo quest’analisi, i governi regionali e provinciali sono nel tempo divenuti unicamente fonte di corruzione e reti clientelari, permettendo “la cristallizzazione di mafie composte da pubblici ufficiali e autorità politiche, che finiscono per sfruttare risorse pubbliche per arricchirsi e a beneficio solo di imprenditori locali e nazionali che, in molti casi, sono i grandi promotori e sponsor finanziari e logistici delle candidature dei vari caudillos regionali, provinciali e distrettuali”. Questo spiega il successo delle liste locali, che fanno capo a questi loschi figuri, a danno dei partiti nazionali.

La maggior parte di queste organizzazioni sono politicamente e ideologicamente inquadrate all’interno dello spettro della destra conservatrice e del pragmatismo elettorale e clientelare”, si legge ancora nell’analisi di Rojas, che non manca di criticare anche il modo in cui si pongono i candidati di sinistra, che non sembrano offrire reali alternative concrete al dominio della destra: “La sinistra riformista e neoriformista, che aveva appena vinto le ultime elezioni presidenziali e ottenuto un importante blocco parlamentare, per la sua strategia di conciliazione di classe e l’adeguamento all’istituzionalità borghese espressa nella Costituzione del 1993, ha finito per cedere il terreno ai settori conservatore e di destra, tanto che oggi il governo Castillo si muove secondo il pilota automatico neoliberista per non creare disagi agli uomini d’affari”.

Il presidente Pedro Castillo dovrebbe quindi prendere atto del fallimento delle politiche attuate in questo primo anno di governo, ed ascoltare maggiormente le istanze delle classi popolari, andando innanzi tutto a proporre un processo costituzionale che riscriva la legge fondamentale del Paese, cancellando definitivamente l’influenza dell’epoca fujimorista nella politica peruviana.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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