Lesotho: il miliardario dei diamanti Sam Matekane a capo del governo

Il nuovo governo del Lesotho, nato dopo le elezioni dello scorso 7 ottobre, sarà guidato dall’uomo più ricco del Paese, il magnate dei diamanti Sam Matekane.

Il Regno del Lesotho è un’enclave del Sudafrica che figura tra i più piccoli Stati africani, con una popolazione di poco superiore ai due milioni di abitanti ed un’estensione di 30.355 km². Ex colonia britannica con il nome di Basutoland, il Lesotho ha ottenuto l’indipendenza nel 1966, assumendo una forma di governo monarchica. Nonostante le vicissitudini politiche vissute dal Paese nel corso della sua storia, la monarchia non è mai stata messa in discussione, ed attualmente Letsie III occupa il ruolo di regnante.

Dal 1993, il Lesotho si è fornito anche di una Costituzione che ne regola la vita politica, sebbene questa affondi le proprie radici nella Costituzione dei Basutoland, precedente l’indipendenza del Paese. La carta costituzionale, scritta in risposta all’apartheid sudafricano, garantisce una società libera, equa e giusta, anche se nel concreto il Paese resta regolato dalle norme tradizionali basate su una struttura patriarcale.

A livello politico, il Lesotho è caratterizzato da un sistema pluripartitico in cui diverse forze si sono alternate al governo nel corso degli anni. Negli ultimi dieci anni, a dominare la scena era stato principalmente l’All Basotho Convention, al governo con Tom Thabane (2012-2015 e 2017-2020) e Moeketsi Majoro (2020-2022) nel ruolo di primi ministri. Ad interrompere i governi dell’All Basotho Convention (ABC) è stato solamente il biennio in cui a guidare l’esecutivo è stato Pakalitha Mosisili del Democratic Congress (2015-2017).

Alle elezioni del 7 ottobre, il Paese è dunque giunto con Majoro alla guida del governo, sostenuto da una coalizione fra l’All Basotho Convention e il Basotho National Party. Nel frattempo, l’ex primo ministro Thabane, dopo aver lasciato la guida dell’esecutivo, ha anche abbandonato la leadership dell’ABC, a causa del suo possibile coinvolgimento nell’omicidio della moglie. Majoro, pur prendendo le redini del Paese, non ha partecipato alle primarie dell’ABC, che ha dunque scelto il ministro dell’Acqua in carica, Nkaku Kabi, come nuovo leader.

Le vicissitudini interne non hanno giovato all’ABC, il grande sconfitto delle elezioni del 7 ottobre. L’ormai ex partito di governo, infatti, ha ottenuto solamente il 7,29% delle preferenze, passando da 48 ad appena otto seggi nel parlamento della capitale Maseru. A vincere le elezioni è stato invece il partito Revolution for Prosperity (RFP), formazione creata solamente pochi mesi fa da Sam Matekane, l’uomo più ricco del Paese, diventato un magnate grazie al business dei diamanti e premiato come miglior uomo d’affari d’Africa nel 2021 dalla rivista Forbes.

Il partito di Matekane si è aggiudicato il 38,81% delle preferenze, eleggendo 56 deputati sui 120 scranni a disposizione. Matekane assumerà la carica di primo ministro grazie all’accordo raggiunto con altre due formazioni politiche, l’Alliance of Democrats (AD) e il Movement for Economic Change (MEC), che hanno ottenuto rispettivamente cinque e quattro seggi. In questo modo, il nuovo esecutivo potrà contare su una maggioranza di 65 seggi su 120: “I leader di RFP, AD e MEC informano la nazione Basotho che abbiamo deciso di formare un nuovo governo di coalizione dopo l’annuncio dei risultati delle elezioni generali“, ha detto il sessantaquattrenne Matekane alla presenza dei rappresentanti degli altri due partiti, Ntoi Rapapa (AD) e Selibe Mochoboroane (MEC).

Quanto all’ABC, questo non ha ottenuto nemmeno il ruolo di prima forza di opposizione, visto che al secondo posto si è classificato il Democratic Congress, che dopo la lunga leadership di Mosisili è ora passato sotto la guida di Mathibeli Mokhothu. Il Democratic Congress ha ottenuto il 24,87% dei consensi e ventinove seggi, solo uno in meno rispetto alla precedente legislatura.

Nel complesso, sono ben quattordici i partiti che hanno ottenuto almeno un seggio. Tra questi, va segnalato il buon risultato dei Socialist Revolutionaries, che per la prima volta hanno ottenuto due seggi. L’altro partito di sinistra, il Popular Front for Democracy, ha invece eletto un solo deputato contro i tre che possedeva nella precedente legislatura.

La sfida per il nuovo governo sarà quello di garantire una maggiore stabilità politica ad un Paese che è stato governato da una serie di governi di coalizione traballanti negli ultimi dieci anni. Una delle leggi che potrebbero essere approvate prevede che i deputati non possano cambiare partito nei primi tre anni del loro mandato: il governo guidato da Matekane ha promesso che portare avanti questa riforma farà parte della sua agenda nei suoi primi 100 giorni in carica.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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