Ucraina, 200mila morti ma la pace è lontana

Di fronte al protendersi del conflitto in Ucraina, gli Stati Uniti e l’Unione Europea dovrebbero assumersi le proprie responsabilità al fine di permettere il processo di pace. La riflessione a cura di Francesco Sassano.

Dopo quasi nove mesi dall’inizio della guerra, non ci sono ancora né vincitori né vinti e ancora peggio non si parla ancora di pace.

Nessuno vuole cedere ma a quanto pare non ci sono neanche mediatori credibili, molti attribuiscono alla Cina il ruolo di Paese intermediatore per un eventuale cessate il fuoco utile ad avviare un processo di pace, ma non c’è nulla di più falso nell’indurre l’opinione pubblica a ritenere questa ipotesi realistica.

La Cina è un semplice attore esterno:

L’errore è limitare lo scontro bellico soltanto ai due Paesi confliggenti, ossia la Russia e l’Ucraina, che potremmo definire gli attori interni, ma dietro questo conflitto ci sono i cosiddetti attori esterni rappresentati dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea.

È una prova inconfutabile, che, senza il sostegno logistico, militare ed economico all’Ucraina da parte dei partner Occidentali la guerra avrebbe potuto assumere un’altra forma e dimensione, non a caso l’operazione speciale – così denominata dai russi – doveva essere veloce ed indolore ed invece è stata feroce e mortifera. Ma di questo ne riparleremo in un’altra sede, concentriamoci più che altro a comprendere quanto è strumentale da parte dei nostri media indurre le persone a credere che la Cina, completamente estranea al conflitto, avrebbe la possibilità di gestire le manovre utili a calmare gli animi tra i contendenti.

Vi ricordate una guerra che si è conclusa nel corso della storia con la negoziazione di un attore esterno al confitto che per giunta non ha nulla da offrire?

La Cina non può offrire armi, sanzioni e territori giacché non invia armi, non applica sanzioni e non possiede territori in Ucraina. Insomma è chiaro il concetto, soltanto gli attori interni hanno la capacità di interrompere il conflitto. Facendo credere che l’iniziativa diplomatica spetti ad altri, si riesce ad ottenere un doppio risultato, da una parte Stati Uniti ed Unione Europea si smarcano dal ruolo di mediatori e allo stesso tempo inducono a pensare all’opinione pubblica che tale iniziativa spetti ad altri, così facendo furbescamente si nasconde il vero intento strategico di proseguire ad oltranza lo scontro bellico approfittando delle debolezze del nemico.

9 mesi di conflitto, 200mila soldati morti:

Il generale Milley, il capo di Stato maggiore delle forze armate americane dice che sono morti circa 100.000 soldati russi e circa 100.000 soldati ucraini. 200.000 morti! Una cifra spaventosa in soli nove mesi.

Mi chiedo, non sono bastati 200.000 morti per accennare le prove tecniche per attivare almeno un cessate il fuoco? E se questo tentativo fosse iniziato prima, forse oggi avremmo evitato un’inutile spargimento di sangue e l’Ucraina non avrebbe perso 4 regioni che attualmente sono sotto il controllo russo. Quante vite umane dovranno essere ancora sacrificate per la riconquista dei territori persi? Se i numeri americani sono attendibili, dovremmo attenderci altri 100.000 morti ucraini. Vi sembrano pochi? Mi chiedo quale sarà intento di Volodymyr Zelens’kyj dopo la liberazione di Kherson, da parte ucraina si continua ad affermare che la cacciata dei russi, sia l’unico obiettivo percorribile. A che prezzo? Ma davvero si ritiene realistico umiliare sul campo i russi e riconquistare persino la Crimea, senza scatenare l’ira dello Zar con un possibile e disperato utilizzo dell’atomica?

A distanza di 9 mesi, parafrasando Manzoni “Fu vera gloria?” scegliere questo destino – ai posteri l’ardua sentenza –

N.B.: l’articolo riflette unicamente il punto di vista dell’autore

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About Francesco Sassano

Francesco Sassano, Sociologo della Comunicazione, osservatore sociale di un mondo sempre più fluido. Per info e collaborazioni: sassanof@libero.it

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