Slovenia: Nataša Pirc Musar prima presidente donna

Il ballottaggio del 13 novembre ha visto Nataša Pirc Musar conquistare la presidenza della Slovenia, divenendo la prima donna a capo dell’ex repubblica jugoslava.

Dopo il primo turno del 23 ottobre, i cittadini sloveni sono chiamati alle urne per il ballottaggio delle elezioni presidenziali, che ha messo di fronte Nataša Pirc Musar e Anže Logar. Logar, che partiva con un vantaggio di circa sette punti percentuali acquisito nel primo turno, rappresentava il Partito Democratico Sloveno (Slovenska demokratska stranka, SDS) dell’ex primo ministro Janez Janša, e poteva vantare una precedente esperienza come ministro degli Esteri. Pirc Musar, invece, si era presentata come candidata indipendente, sostenuta soprattutto da forze extraparlamentari.

Come previsto, la sfida tra un candidato marcatamente di destra come Logar ed una indipendente che guarda a sinistra come Pirc Musar ha polarizzato l’elettorato, con tutti i partiti di centro-sinistra che hanno preferito appoggiare quest’ultima piuttosto che regalare la presidenza alla destra. In questo modo, Pirc Musar ha potuto ribaltare il risultato del primo turno, uscendo vincitrice con il 53,86% delle preferenze, e divenendo in questo modo la prima donna eletta alla presidenza della Slovenia.

La vittoria di Pirc Musar deve aver fatto piacere anche alle autorità dell’Unione Europea, visto che la presidente eletta si trova su posizioni marcatamente europeiste, come ha avuto modo di ribadire subito dopo la pubblicazione dei risultati: “La Slovenia ha eletto un presidente che crede nell’Unione Europea, nei valori democratici sui quali si fonda l’Europa”, ha detto Pirc Musar. Logar, al contrario, proviene da un partito nazionalista che, pur aderendo al Partito Popolare Europeo, ha spesso espresso pareri critici sull’organizzazione sovranazionale.

Sottolineando l’importanza della sua elezione come prima donna presidente della Slovenia, Pirc Musar ha affermato di voler essere “la voce delle donne slovene e straniere” e una “autorità morale” per il Paese. Il ruolo del presidente sloveno resta infatti soprattutto cerimoniale, e il capo di Stato non ha la possibilità di influenzare direttamente le politiche del governo, che fa invece capo al primo ministro. L’elezione di Pirc Musar crea comunque un ambiente favorevole alla collaborazione tra le due cariche politiche, visto che l’attuale capo dell’esecutivo, Robert Golob, leader del partito Movimento Libertà (Gibanje Svoboda), ha posizioni molto vicine a quelle espresse dalla presidente eletta, che ha sottolineato: “Il presidente non può essere neutrale e non avere opinioni. Non ho mai avuto paura di parlare apertamente“.

Al contrario, l’elezione di Anže Logar avrebbe aperto un potenziale conflitto tra la presidenza e il governo, eventualità temuta da molti osservatori. L’esito del voto ci dice però che la destra slovena sta continuando a perdere terreno dopo la fine del governo di Janez Janša, alla guida dell’esecutivo tra il marzo 2020 e il giugno 2022. Dopo che lo stesso Janša ha subito una pesante battuta d’arresto alle ultime elezioni legislative, la sconfitta di Logar conferma come l’elettorato sloveno si sia spostato verso la sinistra alternativa a quella tradizionale, scegliendo volti nuovi della politica come Golob e Pirc Musar.

Vlado Miheljak, professore all’Università di Lubiana, la sconfitta di Logar rappresenta in realtà un voto contro l’ex primo ministro Janša, reo di aver attaccato la libertà dei media e di aver minato lo Stato di diritto nel suo ultimo mandato: “Queste elezioni hanno confermato ancora una volta il voto contro Janez Janša. Logar non è il più grande perdente stasera, ma è Janša“, ha detto all’agenzia AFP l’accademico sloveno.

Nataša Pirc Musar entrerà ufficialmente in carica il prossimo 22 dicembre, quando succederà al presidente uscente Borut Pahor, proveniente dalla formazione dei Socialdemocratici (Socialni demokrati, SD). Pahor era stato eletto per la prima volta nel 2012, per poi essere confermato nel 2017, ma la Costituzione slovena non permette un terzo mandato presidenziale, per cui Pahor non ha potuto ricandidarsi.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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