Vince il Sì: il Cile avrà una nuova costituzione

Domenica 25 ottobre 2020, i cileni sono stati chiamati ad esprimere la propria preferenza rispetto alla riforma della costituzione di Augusto Pinochet, redatta nel 1980. L’articolo di Federica Chiechi.

Piazza Italia a Santiago, luogo simbolo delle proteste di quest’ultimo anno e rinominata popolarmente “Plaza Dignidad”, è diventata ancora una volta luogo di ritrovo per i cileni, ma questa volta non per protestare bensì per festeggiare mano a mano che i risultati davano sempre più per vincente il fronte per il Sì. Già alle 21 di ieri, solo un’ora dopo la chiusura dei seggi, si iniziava a vedere una chiara tendenza in questa direzione, tendenza confermata dai risultati finali: 78.27% per il sì e 21.73% per il no.

Per quanto riguarda il tipo di assemblea costituente, anche in questo caso una schiacciante maggioranza (il 79%) ha votato per la “Convención Constitucional” (formata al 100% da persone elette), contro il 21% della “Convención Mixta Constitucional” (formata al 50% da persone elette e al 50% da parlamentari attualmente in carica). Il risultato assume ancora più importanza se si nota che anche l’affluenza rappresenta un record, essendo la più alta dal 1988, anno del referendum per la caduta della dittatura e il ritorno della democrazia.

Dunque i prossimi passi di questo processo saranno le candidature di coloro che intendono essere membri dell’assemblea costituente a marzo 2021 e la loro elezione l’11 aprile 2021. I membri eletti avranno a questo punto a disposizione nove mesi (con l’aggiunta di eventuali tre mesi di proroga) per giungere ad un accordo sul nuovo testo, tenendo conto che per ogni modifica proposta bisognerà avere l’approvazione dei due terzi dell’assemblea. Infine, nel secondo semestre del 2022 i cileni saranno nuovamente chiamati ad approvare il testo della nuova costituzione tramite referendum (con partecipazione obbligatoria). In caso di approvazione essa entrerà immediatamente in vigore, annullando di fatto la costituzione del 1980.

I risultati del referendum hanno, come è possibile immaginare, scatenato non solo grandi festeggiamenti nelle piazze ma anche una serie di considerazioni e conseguenze politiche di una certa importanza.

Innanzitutto, molti ritengono che questo risultato rappresenti la fine definitiva del patto di transizione che ha portato il Cile dalla dittatura alla democrazia, stipulato dalle élite al potere e dai protagonisti politici della transizione. Il ritorno alla democrazia aveva infatti come priorità l’affermazione di un paradigma di governabilità che non facesse cadere il Paese nel caos politico e sociale. Questo patto, che sicuramente ha avuto i suoi vantaggi ed è stato giudicato per lungo tempo vincente (tanto che si cominciò a parlare di ‘’modello cileno’’), ha però causato l’accumulazione di una serie di fattori negativi e di frizioni sociali che hanno portato ad un bilancio negativo della sua efficacia, soprattutto negli ultimi dieci anni. Tutto ciò che è successo nell’ultimo anno non è che il risultato di questo processo.

Si ritiene dunque che il trionfo del Sì ponga fine al patto politico della transizione e dia inizio ad un nuovo periodo della politica cilena che avrà come compito il portare avanti delle riforme che correggano le distorsioni e le asimmetrie di potere che sussistono in Cile dal 1990.

Una considerazione invece più sul breve termine è quella che riguarda le future elezioni politiche del 2021. Lo stacco del 55% è stata una grande sconfitta per gli esponenti di destra, soprattutto per coloro che si erano più esplicitamente impegnati nella campagna per il No. La loro preoccupazione ora, mentre il popolo cileno festeggia nelle piazze al grido di “Chile despertó” (“il Cile si è risvegliato“, ndr), si rivolge alle elezioni comunali, regionali e presidenziali. Infatti l’11 aprile 2021, stesso giorno in cui i cileni saranno chiamati ad eleggere l’assemblea costituente, si svolgeranno anche le elezioni per i sindaci e i governatori regionali, mentre il 21 novembre 2021 si eleggerà il/la nuovo/a presidente. Questa serie di partite politiche risentiranno sicuramente del risultato di questo referendum e saranno l’occasione per questo “Cile risvegliato” di rinnovare una classe dirigente che è generalmente molto contestata. A partire dai prossimi giorni l’attenzione dei vari partiti comincerà quindi a spostarsi sulla selezione dei vari candidati e su come gestire le rispettive campagne elettorali.

Insomma, sono tanti i punti di discussione che si affronteranno nei prossimi mesi. Per ora in tutto il Cile si festeggia e ci si sente un po’ più vicini ad un cambiamento reale. Non basta certo una buona costituzione per fare della buona politica, ma averne una è sicuramente un buon primo passo.

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About Federica Chiechi

Federica Chiechi è nata a Milano il 30 ottobre 1997. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureata in Lingue e Letterature Straniere. Interessata al continente sudamericano, ha sostenuto esperienze di studio in Cile e in Perù, mentre attualmente frequenta un Master in "Immigrazione, genere, modelli familiari e strategie di integrazione".

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