Il Cile ancora in tumulto dopo il referendum costituzionale

Il referendum costituzionale del 25 ottobre non è bastato per placare le richieste di una popolazione alle prese con la crisi economica e sanitaria, che va a sommarsi agli atavici problemi politici. L’articolo di Federica Chiechi sulla situazione cilena.

In Cile, che ad ottobre ha iniziato con il referendum il processo per la riscrittura della costituzione, l’argomento di principale preoccupazione e discussione politica è tornato ad essere l’emergenza per la pandemia da Covid-19. Mentre alcune regioni sono ancora in quarantena parziale o totale, l’uso del vaccino di Pfizer-BioNTech è stato approvato in via emergenziale questo mercoledì 16 dicembre, e la campagna di vaccinazione inizierà con le prime dosi nel periodo tra Natale e Capodanno.

Nel frattempo la vera questione riguarda l’economia e gli eventuali aiuti da dare alla popolazione meno abbiente. Già dal 30 luglio era stata approvata una misura secondo la quale si permetteva il ritiro anticipato del 10% del fondo personale nelle AFP. Le AFP (Aseguradoras de Fondos de Pensiones) sono gli organismi privati (4 su 7 di proprietà straniera) preposti al controllo ed erogazione delle pensioni in Cile, e sono state una delle ragioni principali delle manifestazioni iniziate ad ottobre 2019. Quindi in pratica, per far fronte al calo dei consumi dovuta ad un calo medio dei guadagni dei cileni, la soluzione è stata quella di permettere una sorta di anticipazione di una parte della propria pensione (peraltro già esigua). Ad inizio dicembre il governo ha promulgato una nuova legge che permette un nuovo ritiro del10 % della propria pensione. La maggior parte dei cileni sembra essere d’accordo con questa misura, sia per necessità economica (per comprare beni di prima necessità o per ripagare debiti) sia per la diffidenza nei confronti di chi gestisce i loro risparmi.

Non si deve però pensare che la discussione sul sistema politico e la riforma costituzionale si sia spenta dopo il referendum. Mentre continuano le manifestazioni, soprattutto a Santiago, sembrano esserci alcuni segnali di movimento. La coalizione ‘’Chile digno, verde y soberano’’, che riunisce nove partiti e movimenti per lo più di sinistra, ha già presentato alcuni possibili candidati per l’assemblea costituente, affermando di voler ‘’offrire al popolo alternative progressiste di governo […] capaci di garantire una pace sociale che non potrà basarsi sulla disuguaglianza e sull’abuso di istituzioni al servizio di minoranze’’, come riportato dal settimanale El Siglo. Inoltre si è arrivati ad un accordo rispetto alla rappresentanza dei popoli indigeni all’interno dell’Assemblea Costituente: gli verranno dedicati 17 posti su 155 totali, di cui 7 saranno riservati ai mapuche.

Tuttavia la risoluzione dei conflitti generatisi con l’inizio delle manifestazioni sembra essere ancora lontana. Il 9 dicembre è stata presentata dai membri dell’opposizione una proposta di legge per l’indulto a tutti gli imputati o condannati per diversi delitti nel contesto delle manifestazioni a partire da ottobre 2019. A questo proposito il presidente Sebastián Piñera ha dichiarato che il governo ‘’manifesta il suo totale disaccordo e opposizione al Progetto di Indulto Generale […] e anticipa che, nel caso in cui il progetto avanzi e se sarà necessario, utilizzerà il suo diritto di veto per impedire un’approvazione, poichè consideriamo che […] attenta contro l’ordine pubblico, la sicurezza cittadina, la democrazia e lo Stato di Diritto’’.

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About Federica Chiechi

Federica Chiechi è nata a Milano il 30 ottobre 1997. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureata in Lingue e Letterature Straniere. Interessata al continente sudamericano, ha sostenuto esperienze di studio in Cile e in Perù, mentre attualmente frequenta un Master in "Immigrazione, genere, modelli familiari e strategie di integrazione".

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