USA: la vittoria di Joe Biden sembra già scritta

Tutti i sondaggi sembrano dare per scontata la vittoria di Joe Biden, ma il sistema elettorale statunitense può sempre riservare sorprese. E una vittoria di Biden farebbe davvero la differenza?

Alla vigilia delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, tutti i dati a disposizione lasciano presagire una schiacciante vittoria del candidato democratico Joe Biden ai danni del presidente in carica Donald Trump. Secondo il sondaggio di NBC News e del Wall Street Journal, il sostegno nei confronti di Biden si attesta sul 52% contro il 42% di Trump, con uno scarto di ben dieci punti percentuali. Se questi dati dovessero essere confermati, si tratterebbe di una sconfitta senza precedenti per un presidente uscente.

Inoltre, lo stesso sondaggio ha assegnato a Biden il 51% delle preferenze nei dodici stati considerati decisivi per l’esito delle elezioni: Arizona, Florida, Georgia, Iowa, Maine, Michigan, Minnesota, North Carolina, New Hampshire, Nevada, Pennsylvania e Wisconsin. A livello demografico, Biden ottiene una maggioranza schiacciante tra la popolazione nera (87%), imponendosi anche tra i giovani (60%) e tra le donne (57%). L’elettore tipo di Donald Trump resta invece l’uomo bianco poco istruito (58%), mentre i bianchi laureati preferiscono Biden (56%).

A giocare particolarmente contro Donald Trump sarebbe la pessima gestione della pandemia da Covid-19, con il 57% degli elettori che ne ha dato un parere negativo, mentre il 55% degli statunitensi ha comunque affermato di aver approvato la politica economica del presidente in carica.

A poche ore dall’election day, gli occhi dei media statunitensi sono puntati soprattutto su due stati chiave, la Pennsylvania e la Florida. Nel primo, Biden mantiene un vantaggio confortante di sette punti percentuali (51% contro 44%), anche se nei precedenti sondaggi questo margine era addirittura di nove punti; in Florida, invece, potrebbe giocarsi una partita all’ultimo voto, visto che entrambi i candidati sono dati attorno al 50% delle preferenze, con piccole variazioni a seconda delle fonti.

Stando a questi dati, Joe Biden sembra destinato a vincere a mani basse il confronto presidenziale con Donald Trump. Tuttavia i repubblicani puntano sull’antidemocraticità del sistema elettorale statunitense, che quattro anni fa, ad esempio, ha permesso allo stesso Trump di essere eletto con un numero di consensi inferiore rispetto ad Hillary Clinton.

Detto questo, cosa cambierà effettivamente in caso di una vittoria di Joe Biden? Le differenze saranno quasi certamente limitate alla retorica (aggressiva e da uomo della strada quella di Trump, più composta ed istituzionale quella di Biden) e ad alcune tematiche specifiche di politiche interne, in particolare per quanto riguarda i diritti individuali, attuale cavallo di battaglia dei liberal dem. In politica estera, invece, poche saranno le differenze, visto che sia repubblicani che democratici hanno da sempre sostenuto lo stesso tipo di atteggiamento aggressivo ed imperialista nei confronti del resto del globo.

Intervistato da TeleSur, il giornalista canadese Arnold August ha affermato che le politiche statunitensi nella regione dell’America Latina non cambieranno in maniera significativa in caso di vittoria di Biden. “Secondo me la cartina di tornasole per valutare la posizione di un partito o di un candidato è il Venezuela. Non c’è quindi da aspettarsi una svolta significativa, dal momento che il programma di cambio di regime del governo statunitense contro il presidente Maduro, basato su una presunta “crisi umanitaria” o su ipotetiche “violazioni dei diritti umani”, è una questione bipartisan, che abbraccia ogni poro del decrepito Partito Democratico, compresa la sua cosiddetta ala sinistra rappresentata da Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez”, ha affermato August.

Secondo August, l’atteggiamento degli Stati Uniti resterà ugualmente aggressivo nei confronti dei Paesi percepiti come “nemici” da parte di Washington, prevalentemente Venezuela, Cuba, Russia, Iran, Corea del Nord e Cina. “Tuttavia, indipendentemente da chi vincerà, Biden o Trump, nessuno dei due avrà potere decisionale tutto ciò che riguarda la Cina”, ha aggiunto. “La Repubblica Popolare Cinese si sta preparando economicamente e militarmente a difendersi da qualsiasi incursione. Ho visitato questo Paese diversi anni fa. I sui risultati nel sollevare così tanti milioni dalla povertà sono stati impressionanti, così come i suoi attuali piani per accelerare questo processo”.

In quanto portatrice di un modello economico, politico e sociale diverso da quello promosso dagli Stati Uniti, ed in quanto principale rivale degli USA per il ruolo di prima potenza mondiale, la Cina continuerà ad essere l’obiettivo delle offensive statunitensi anche nei prossimi anni, sia da parte dei repubblicani che dei democratici: “Gli Stati Uniti, essendo una potenza imperiale, sono determinati a dominare il mondo e contenere la Cina. Una campagna statunitense senza precedenti, bipartisan e razzista infuria contro la Cina”, ha concluso August.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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