Brasile: i candidati di Bolsonaro bocciati alle elezioni municipali

La linea del presidente Jair Bolsonaro ha subito una pesante bocciatura alle elezioni municipali brasiliane: i suoi candidati sono stati sconfitti in tutte le principali città, mentre si sono affermate le coalizioni moderate centriste o quelle di sinistra.

Il 15 ed il 29 novembre si sono tenute in Brasile le elezioni municipali per rinnovare i governi cittadini di 5.568 centri in tutto il Paese. Questa tornata elettorale era particolarmente attesa in quanto si è trattato delle prime elezioni dall’ascesa di Jair Bolsonaro alla presidenza del Paese sudamericano, e dunque molti analisti hanno guardato a queste votazioni come ad un banco di prova per il governo federale.

Nelle settimane precedenti le elezioni, la forte polarizzazione politica del Paese ha portato a non pochi casi di violenza, fino all’omicidio di alcuni candidati, come José Claudio Castro, del Partito Liberal (PL), nello Stato di Bahía, o Valmir Tenório, del Partido dos Trabalhadores (PT), nello Stato di Rio de Janeiro.

Sin dalla pubblicazione dei primi risultati del primo turno, il dato che ha destato la maggior attenzione degli analisti è stato quello della pesante sconfitta di quasi tutti i candidati legati al presidente Bolsonaro. Alcune città sono riuscite a conoscere il nome del proprio nuovo sindaco abbastanza rapidamente: a Curitiba, capitale del Paraná, Rafael Greca è stato rieletto tra le fila dei Democratas (DEM), così come hanno ottenuto la conferma al primo turno Gean Loureiro (DEM) a Florianopólis, capitale dello Stato di Santa Caterina, e Cinthia Ribeiro, eletta per il Partido da Social Democracia Brasileira (PSDB) a Palmas.

Anche Belo Horizonte, la terza città brasiliana per numero di elettori, l’esito delle municipali è stato deciso al primo turno, con il sindaco uscente Alexandre Kalil, del Partido Social Democrático (PSD), che ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti, respingendo l’assalto del “bolsonarista” Bruno Engler, il quale si è invece dovuto accontentare di un modesto 10%.

Gli occhi però erano puntati soprattutto sulla grande megalopoli di San Paolo, dove l’attuale sindaco Bruno Covas (PSDB) si è classificato al primo posto (32.8%) davanti allo sfidante di sinistra Guilherme Boulos (20.2%), in quota al Partido Socialismo e Liberdade (PSOL), nato da una scissione interna al PT. Se, al ballottaggio, Covas ha ottenuto una prevedibile riconferma, ad impressionare è stato il risultato negativo del candidato sostenuto da Bolsonaro, Celso Russomanno, che ha di poco superato il 10% dei consensi, classificandosi solamente quinto.

A Rio de Janeiro, la seconda città più grande del Brasile, Bolsonaro sosteneva il sindaco uscente Marcelo Crivella, che ha subito una concente sconfitta per mano del DEM Eduardo Paes, eletto al ballottaggio dopo aver già superato il 40% al primo turno, ottenendo quasi il doppio dei voti di Crivella. Nella città carioca ha fatto notizia anche l’elezione tra i consiglieri municipali di Monica Benício, compagna dell’attivista Marielle Franco, brutalmente assassinata nel 2018.

A Recife, la capitale del Pernambuco, il ballottaggio ha visto una sfida tutta a sinistra tra João Henrique Campos, del Partido Socialista Brasileiro (PSB), e sua cugina Marilia Arraes (PT), con il primo che ha avuto la meglio, mentre la candidata del presidente, Patricia Domingos, ha chiuso quarta con il 15% delle preferenze.

Nella città di Belém, capitale del Pará e più grande centro del nord del Paese, il candidato del PSOL Edmilson Rodrigues, sostenuto anche dal PT, ha conquistato il governo della città sconfiggendo al ballottaggio Delegado Eguchi, della lista Patriotas.

A Manaus, la capitale dello Stato di Amazonas, il centrista David Almeida, della lista Avante, ha battuto al ballottaggio Amazonino Mendes, di Podemos, mentre Coronel Menendes, in quota alla lista Patriotas e fortemente appoggiato da Bolsonaro, ha perso poco più del 10%.

Il miglior risultato per gli uomini del presidente è venuto dalla città di Fortaleza, capitale dello Stato di Ceará, dove Wagner Sousa Gomes, denominato dai suoi sostenitori “Capitano Wagner”, è riuscito a superare il taglio del primo turno, per poi essere comunque sconfitto da José Sarto, candidato del Partido Democrático Trabalhista (PDT) e sostenuto da una vasta gamma di liste di centro-sinistra.

Per quanto riguarda il Partido Comunista do Brasil (PCdoB), questo ha eletto 46 sindaci in tutto il Paese, ed ha sostenuto i candidati vincenti in alcune città di prima importanza, come le già citate Belém e Recife. Candidati di sinistra sostenuti dai comunisti sono stati aletti anche ad Aracaju (Edvaldo Nogueira), Campo Grande (Marquinhos Trad), Cuiabá (Emanuel Pinheiro) e Goiânia (Maguito Vilela). Inoltre, la candidata del PCdoB Manuela d’Ávila ha raggiunto il ballottaggio a Porto Alegre, capitale del Rio Grande do Sul, dove però è stata sconfitta da Sebastião Melo, esponente del moderato Movimento Democrático Brasileiro (MDB).

L’esito delle elezioni è stato commentato anche dall’ex presidente federale Luiz Inácio Lula da Silva, che non ha potuto mancare l’occasione di sottolineare la pesante sconfitta subita da Bolsonaro: “L’estrema destra di Bolsonaro è stata la grande sconfitta in queste elezioni”, ha dichiarato il leader del PT e capo di Stato federale tra il 2003 ed il 2011. “Il rafforzamento della sinistra e dei suoi valori umanistici e di giustizia sociale mostra che la ricostruzione di un altro Brasile, più fraterno e solidale, è possibile“, ha aggiunto Lula, sottolineando i risultati positivi ottenuti dal PT e da altri partiti di sinistra, come il PSOL.

L’attuale bilancio della presidenza Bolsonaro, del resto, non può che essere valutato negativamente. Il Brasile è attualmente al terzo posto nell’incresciosa classifica dei casi di Covid-19, con quasi 6.5 milioni di positivi, mentre è secondo solamente agli Stati Uniti per numero di morti, con qusi 175.000 decessi causati dal virus. “Avevamo posto fine alla fame, e ora è tornata“, ha affermato Lula, formulando un giudizio sulla presidenza Bolsonaro. Il leader del PT ha sottolineato anche “un aumento del numero di bambini nelle strade che mendicano, affamati“. “La fame non è un fenomeno della natura, è causata dall’irresponsabilità del governo“, ha concluso laconicamente.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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