Israele: già terminato il connubio tra Netanyahu e Gantz

Meno di sette mesi dopo il raggiungimento dell’accordo per la formazione del governo, l’alleanza tra Netanyahu e Gantz sembra essere già terminata, con lo spettro di una nuova tornata elettorale dietro l’angolo.

Lo scorso maggio, l’accordo raggiunto tra il primo ministro Benjamin Netanyahu ed il suo rivale Benny Gantz aveva provvisoriamente messo fine ad una grave crisi politica. Tuttavia, il connubio tra i due uomini forti della politica israeliana non era destinato a durare a lungo, e, solamente sette mesi dopo, ci troviamo già a dover confermare la fine di questa alleanza.

Nella giornata di mercoledì 2 dicembre, la Knesset – il parlamento israeliano – ha votato per il proprio scioglimento con sessantuno pareri favorevoli e cinquantaquattro contrari, rendendo sempre più plausibile lo svolgimento di una quarta tornata elettorale nell’arco degli ultimi due anni. La mozione, presentata dall’opposizione, è stata fortemente avversata dal premier Netanyahu e dal suo partito, il Likud (lettarlmente “Consolidamento”), ma a risultare decisivi sono stati i voti di Gantz e dei membri del partito Blu e Bianco (Kahol Lavan).

Oltre alla fazione fedele a Gantz, si sono espressi in favore dello scioglimento della Knesset i deputati della corrente moderata Yesh Atid (“C’è un futuro”), guidata da Yair Lapid, ed i principali partiti di centro sinistra, il Partito Laburista Israeliano (Mifleget HaAvoda HaYisrelit), che pure aveva appoggiato la formazione di questo governo, Meretz (“Vigore”) e la Lista Comune (HaReshima HaMeshutefet in ebraico, al-Qa’imah al-Mushtarakah in arabo), composta dai partiti che rappresentano gli interessi degli arabi-israeliani, compresi i comunisti di Hadash (haHazit haDemokratit leSHalom veleShivyon, ovvero il Fronte Democratico per la Pace e l’Uguaglianza).

Tuttavia, questa votazione ha creato scompiglio anche all’interno della stessa Lista Comune, in quanto una delle componenti dell’alleanza, la Lista Araba Unita (HaReshima HaAravit HaMe’uhedet), guidata da Masour Abbas, non ha preso una posizione netta in favore dello scioglimento del parlamento. I deputati della Lista Araba Unita non hanno presenziato alla votazione e, inoltre, lo stesso Abbas ha dichiarato di non escludere una partnership con Netanyahu se quest’ultimo dovesse impegnarsi a soddisfare i pressanti bisogni delle comunità arabe in Israele.

Abbiamo cercato di persuadere gli altri partiti della lista congiunta a negoziare e fare richieste che faranno avanzare la nostra comunità in cambio di questo voto“, ha detto Abbas, “ma i nostri colleghi hanno insistito per sciogliere la Knesset senza negoziati“. Evidentemente, Abbas ha dimenticato le dichiarazioni del primo ministro Netanyahu nei confronti del suo partito e della Lista Comune, considerata dall’attuale capo del governo israeliano come una forza che sostiene il terrorismo.

Lo stesso Ayman Odeh, presidente della Lista Comune, è stato costretto a condannare la posizione di Abbas, ricordando che proprio il governo Netanyahu è quello che ha approvato la razzista legge sulla nazionalità, secondo la quale lo Stato israeliano appartiene esclusivamente al popolo ebraico. “Voglio preservare l’unità”, ha dichiarato Odeh. “Abbiamo problemi molto seri. Netanyahu è riuscito a dividere tutti, e ora è stato il turno della Lista Comune. Ci sono disaccordi ideologici tra di noi. Siamo una minoranza e a causa della “Legge sulla nazionalità” siamo diventati una minoranza perseguitata, e nonostante questo abbiamo ottenuto quindici seggi. Non c’è dubbio che è nel nostro interesse che i cittadini arabi siano uniti e forti”. “Netanyahu è colui che ha portato la distruzione nella società araba e l’ha ancorata alla legge, è colui che ha abbandonato i cittadini arabi a organizzazioni criminali assassine, è colui che ha aumentato il razzismo e l’odio, è quello che ha distrutto i servizi pubblici e ha distrutto le vite di migliaia di persone, ed è lui che ha inasprito l’occupazione ed ampliato gli insediamenti criminali. Non c’è fiducia né sostegno, neanche quando fa promesse inutili. Continueremo la lotta senza compromessi – per la vera pace, uguaglianza, democrazia e giustizia”, ha aggiunto il deputato comunista Ofer Kasif.

Molto duri sono stati gli interventi di altri esponenti dell’opposizione: in particolare, Yair Lapid ha accusato il governo di non essere stato in grado di controllare la pandemia da Covid-19, che nel Paese ha causato oltre 341.000 casi positivi e quasi tremila decessi su una popolazione di poco più di nove milioni di abitanti. Lapid ha inoltre constatato “la drastica risuzione della fiducia dei cittadini israeliani nella leadership di Netanyahu“.

Nitzan Horowitz, leader di Meretz, ha invece fatto notare come Netanyahu sia rimasto attaccato alla poltrona di primo ministro con l’unico scopo di eludere i procedimenti giudiziari a proprio carico e ha definito i partner politici di Netanyahu “collaboratori” che hanno privilegiato gli interessi personali del loro leader al di sopra degli interessi dei cittadini.

Quando lo scioglimento della Knesset verrà ratificato dagli organi competenti, non vi sarà altra strada da percorrere se non quella di nuove elezioni. Un evento che sancirebbe il ritorno della crisi politica israeliana, congiuntamente alla grave crisi sanitaria che attraversa il Paese.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

There are 3 comments

  1. Israele: Netanyahu fallisce nella formazione del governo | World Politics Blog

    […] Le dichiarazioni rilasciate dallo stesso Lapid sembrano far trasparire un certo ottimismo circa la possibile formazione di un governo: “Le fondamenta sono pronte”, ha affermato il leader di Yesh Atid. “Possiamo formare un governo. Tra un giorno, se non accade nulla di sorprendente, ci troveremo di fronte a due opzioni: un governo di unità nazionale israeliano, solido, dignitoso e laborioso. O quinte elezioni”, ha affermato. Proprio l’eventualità della quinta tornata elettorale consecutiva potrebbe convincere gli altri partiti a dare il proprio consenso a Lapid, ma verosimilmente si tratterebbe di un governo poco solido e destinato a cadere nell’arco di poco tempo, proprio come accaduto in occasione dell’accordo tra Netanyahu e Gantz. […]

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  2. Israele: Isaac Herzog nuovo presidente, tutto pronto per il governo Lapid-Bennett | World Politics Blog

    […] Il via libera di Abbas ha permesso a Lapid, incaricato dal presidente Rivlin di formare il nuovo governo, di annunciare allo stesso capo di Stato il raggiungimento di una maggioranza a poche ore dal raggiungimento del termine prestabilito. In caso contrario, Israele avrebbe seriamente rischiato una quinta tornata elettorale consecutiva. Secondo quanto trapelato, dovrebbe essere Bennett a ricevere per primo l’incarico di capo del governo, per poi cederlo a Lapid a metà mandato. Un accordo che ricorda molto quello precedentemente stipulato da Netanyahu con Benny Gantz, anche se la caduta del governo non ha poi permesso a Gantz di goderne a pieno. […]

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