Biden e i suoi vassalli europei sanzionano la Russia

L’avvento di Biden alla presidenza ha portato ad un atteggiamento maggiormente aggressivo nei confronti della Russia da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea.

Nella giornata di martedì 2 marzo, gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno emesso nuove sanzioni nei confronti della Russia, giustificandole con il caso dell’arresto dell’esponente politico nazionalista e liberista Aleksej Naval’nyj.

Le sanzioni imposte dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti andranno a colpire sette funzionari russi: il direttore del Servizio federale di sicurezza russo Aleksandr Bortnikov, il primo vice capo di stato maggiore dell’Ufficio esecutivo presidenziale Sergej Kirienko, il capo della direzione della politica interna presidenziale Andrej Jarin, i vice ministri della difesa Aleksej Krivoručko e Pavel Popov, il direttore del servizio penitenziario federale Aleksandr Kalašnikov e il procuratore generale Igor Krasnov. Gli Stati Uniti hanno anche inserito nella lista nera il 33° Istituto centrale di ricerca e il 27° Centro scientifico del ministero della Difesa russo e l’Istituto statale di ricerca di chimica e tecnologia organica.

Poche ore prima, l’Unione Europea aveva annunciato le proprie sanzioni contro il capo del comitato investigativo russo Aleksandr Bastrykin, il direttore della guardia nazionale Viktor Zolotov, il capo del servizio penitenziario federale Aleksandr Kalašnikov e il procuratore generale Igor Krasnov. A queste personalità è stato vietato di entrare nell’UE o detenere attività in banche dell’UE.

Ci uniamo all’UE nel condannare l’avvelenamento di Aleksej Naval’nyj, nonché il suo arresto e la detenzione da parte del governo russo“, ha affermato il segretario al tesoro degli Stati Uniti d’America, Janet L. Yellen. Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha inoltre inserito nella lista nera 14 entità situate in Russia, Germania e Svizzera, tra cui le due già citate, “in base alle loro attività di proliferazione a sostegno dei programmi russi di armi di distruzione di massa e delle attività di armi chimiche“, come si legge sul sito dello stesso dipartimento.

Mosca ha già promesso di reagire alle mosse dell’UE e degli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha sottolineato che la reciprocità sarà il fondamento delle risposte di Mosca. “Abbiamo ripetutamente detto quello che pensiamo delle sanzioni unilaterali illegittime alle quali i colleghi americani e l’Unione Europea che segue l’esempio degli Stati Uniti tendono a ricorrere praticamente senza motivo“, ha detto Lavrov.

Il vice ministro degli Esteri, Aleksandr Gruško, ha sottolineato che la decisione dell’UE di approvare ulteriori sanzioni non è stata una sorpresa per la Russia, dichiarando queste azioni un vicolo cieco che mina le relazioni bilaterali e va contro gli interessi dei Paesi europei. Il presidente della commissione per gli affari esteri della Duma di Stato russa, Leonid Sluckij, a sottolineato che le sanzioni dell’UE contro i cittadini russi “sono tanto ingiuste quanto inutili“. Secondo lui, è “un altro passo nella catena di provocazioni” contro la Russia.

Quello che si può facilmente evincere da queste sanzioni è che, con l’avvento di Joe Biden alla presidenza, l’atteggiamento degli Stati Uniti e dell’Unione Europea nei confronti della Russia è divenuto molto più aggressivo. Le sanzioni congiunte, comunicate a poche ore di distanza da Bruxelles e Washington, vogliono inoltre rappresentare una ritrovata coesione transatlantica, che invece era stata minata dalle politiche di Donald Trump. Sebbene giustificate con il caso di Aleksej Naval’nyj, le sanzioni che vanno a colpire alla Russia costituiscono una rappresaglia per altre questioni ben più importanti dal punto di vista, come la disputa su Siria, Libia e Bielorussia o la ritrovata influenza di Mosca su alcuni Paesi dell’Europa orientale, che si stanno affidando al vaccino russo Sputnik V contro il parere delle istituzioni di Bruxelles.

Oltretutto, come giustamento sottolineato dal ministro Lavrov, né l’UE né gli USA hanno fornito prove per le accuse secondo cui le autorità russe avrebbero tentato di assassinare Naval’nyj, a dimostrazione di come il suo caso rappresenti solamente uno specchietto per le allodole da dare in pasto all’opinione pubblica, sventolando l’abusata bandiera dei “diritti umani”. Al contrario, gli stessi governi che si scandalizzano per l’arresto di Naval’nyj, continuano a fare affari con l’Arabia Saudita, nonostante le prove schiaccianti sull’assassinio di Jamal Khashoggi fornite dalla stessa intelligence statunitense.

Oramai da diverso tempo, le potenze occidentali cercano di utilizzare il fantoccio Naval’nyj per indirizzare l’opposizione pubblica verso questo discusso esponente politico dal passato poco lusinghiero, visti i suoi rapporti con organizzazioni di estrema destra, financo neonaziste. Contrariamente a quanto affermano costantemente i mass media dei Paesi occidentali, Naval’nyj non gode affatto di grande popolarità in patria. A gennaio, un sondaggio dell’Istituto Levada ha mostrato che solo il 5% degli intervistati ne approvava l’attività politica (contro il 64% del presidente Vladimir Putin), mentre il 56% si è detta apertamente contraria. A dirla tutta, prima che gli occidentali lo individuassero come proprio referente in Russia, intensificando la campagna mediatica a suo sostegno, Naval’nyj risultava addirittura sconosciuto alla maggioranza dei cittadini della Federazione.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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