Sale nuovamente la tensione tra Armenia e Azerbaigian

Le violazioni della linea di confine da parte delle forze dell’Azerbaigian rischiano di rilanciare un conflitto interrotto dal cessate il fuoco firmate lo scorso 9 novembre con l’intermediazione russa.

Le tensioni tra Armenia e Azerbaigian, che al centro del contendere vedono lo status del territorio del Nagorno-Karabakh, sembravano essersi momentaneamente assopite dopo l’accordo patrocinato dalla Russia, anche se questo aveva suscitato non poche rimostranze da parte della popolazione armena, che lo ha di fatto considerato come una sconfitta ed un tradimento della popolazione armena che vive nell’autoproclamata Repubblica dell’Artsakh.

Nella giornata di giovedì, il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha convocato una riunione speciale del Consiglio di sicurezza della sua nazione per analizzare “una violazione dell’integrità territoriale” da parte dell’Azerbaigian, come riportato dal ministero della Difesa di Erevan. Secondo quanto affermato dalle autorità armene, infatti, le forze armate dei Baku avrebbero attraversato il confine di Stato della Repubblica di Armenia nelle aree di Vardenis e Sisian, avanzando di 3,5 chilometri nel territorio armeno. Pashinyan ha detto che “queste azioni sono intollerabili per la Repubblica di Armenia, perché è un’usurpazione del territorio sovrano del Paese. La questione del perché tale azione sia stata resa possibile è un’altra questione, ma va notato che si tratta di un tentativo di penetrazione sovversivo”.

Per riassumere quanto accaduto negli ultimi mesi, gli scontri tra le due ex repubbliche sovietiche erano iniziati il 27 settembre, e sono durati fino al 9 novembre, quando il presidente russo Vladimir Putin, il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev e il premier armeno Pashinyan hanno firmato una dichiarazione congiunta su un cessate il fuoco completo in Nagorno-Karabakh a partire dal 10 novembre. Questo ha comportato la cessione di alcuni territori del Nagorno-Karabakh all’Azerbaigian, il che, come detto, ha provocato grandi manifestazioni popolari contro il governo armeno. Ciò ha anche portato il primo ministro Pashinyan a rassegnare le proprie dimissioni, anche se il capo del governo resterà in carica fino alle elezioni previste per il mese di giugno.

Pashinyan si è anche rivolto all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), un’alleanza difensiva che riunisce sei ex repubbliche sovietiche: Armenia, Russia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. Il capo del governo ha chiesto ai ministri competenti di mettere a conoscenza dell’accaduto i propri colleghi degli altri Paesi membri.

Nella giornata di venerdì, il primo ministro ha affermato di essersi rivolto direttamente al presidente russo, Vladimir Putin, per chiedere aiuto, compresa l’assistenza militare, sulla situazione al confine con l’Azerbaigian: “Dato che le forze armate azerbaigiane non hanno lasciato il territorio dell’Armenia, come concordato, ho chiesto oggi al presidente Putin di aiutare l’Armenia, anche per fornire assistenza militare“, ha detto durante una sessione parlamentare straordinaria.

La situazione attuale è anche figlia della nuova linea di confine, che si è spostata più vicina alle province armene, nonostante il dispiegamento delle forze russe lungo la linea di ingaggio in Nagorno-Karabakh e lungo il corridoio di Laçın, che collega l’Armenia con questo territorio, popolato prevalentemente da armeni. Il governo di Baku ha in effetti giustificato la propria azione asserendo che si tratterebbe di operazioni di “aggiustamento del confine”.

Il ministro degli Esteri di Baku, Jeyhun Bayramov, ha affermato che l’Azerbaigian è impegnato a ridurre l’escalation nella regione ed è in trattative con l’Armenia sulla situazione al confine, dopo che lo stesso esponente del governo ha avuto una conversazione telefonica con Philip Reeker, sottosegretario ad interim degli Stati Uniti per gli affari europei ed eurasiatici. “Le parti hanno discusso della situazione attuale nella regione e hanno scambiato opinioni sulle tensioni al confine tra Azerbaigian e Armenia”, si legge nel comunicato ufficiale rilasciato dal ministero di Baku. “Il ministro Jeyhun Bayramov ha sottolineato che l’Azerbaigian era impegnato a ridurre l’escalation nella regione. Ha informato il diplomatico statunitense che nel tentativo di risolvere la situazione di tensione al confine il prima possibile, gli alti funzionari del Servizio di frontiera statale dell’Azerbaigian sono stati inviati nell’area entro poche ore e sono in trattative con la parte opposta”.

Da parte sua, il ministro della Difesa armeno, Vagharshak Harutiunyan, ha sentito telefonicamente il proprio omologo russo Sergej Šojgu. Secondo la nota ufficiale di Erevan, “Harutiunyan ha informato la sua controparte russa sui passi che l’Armenia stava compiendo, sottolineando che l’esercito armeno ha mantenuto il controllo dell’intero confine, compreso il segmento Sev Lich che le truppe azerbaigiane avevano attraversato. Il ministro della Difesa ha sottolineato la necessità di risolvere la situazione pacificamente e ha etichettato le violazioni del territorio sovrano dell’Armenia come inaccettabili”. Harutiunyan e Šojgu hanno anche discusso della cooperazione bilaterale in materia di difesa, della missione russa di mantenimento della pace nella regione del Nagorno-Karabakh e di una serie di questioni di sicurezza regionale.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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