Forti tensioni politiche in Armenia

Il primo ministro Nikol Pashinyan denuncia un tentativo di colpo di Stato da parte dell’esercito, mentre l’opposizione lo accusa dell’esito negativo del conflitto sul Nagorno-Karabakh con l’Azerbaigian.

Travolto dalle proteste dell’opposizione e di ampie frange della popolazione, il primo ministro armeno Nikol Pashinyan (in foto) ha denunciato lo scorso giovedì un presunto tentativo di colpo di stato militare nel Paese. Il capo del governo ha incoraggiato i suoi sostenitori a scendere nelle strade della capitale Erevan per protestare contro il tentativo di golpe: “Considero la dichiarazione dello Stato Maggiore un tentativo di colpo di stato militare. Ha chiamato tutti i nostri seguaci a incontrarsi in Piazza della Repubblica. Presto mi rivolgerò ai cittadini in diretta“, ha scritto Pashinyan sul proprio account Facebook.

Il primo ministro faceva riferimento alla richiesta di dimissioni espressa dallo Stato Maggiore delle Forze Armate dell’Armenia, che ha accusato lo stesso Pashinyan di non essere in grado di prendere decisioni adeguate in questa situazione di crisi per gli armeni. I militari hanno chiesto le dimissioni del primo ministro per protesta contro il licenziamento del primo vice capo di stato maggiore armeno Tigran Khachatryanper motivi miopi e irragionevoli e senza tener conto degli interessi nazionali“.

Quest’ultimo episodio è andato ad aggiungersi alle proteste che da mesi si stanno svolgendo a Erevan e in tutta l’Armenia per chiedere le dimissioni dello stesso Pashinyan in seguito all’esito del del conflitto sul Nagorno-Karabakh con l’Azerbaigian. Secondo molti, infatti, l’accordo firmato da Pashinyan con Baku rappresenterebbe un’umiliazione per l’Armenia, che ha accettato di cedere parte del territorio della regione contesa, abitata in gran prevalenza da armeni, allo storico avversario.

Anche le forze di polizia hanno rilasciato un comunicato con il quale hanno chiesto le dimissioni del primo ministro: “La situazione di crisi del dopoguerra nel Paese richiede una pronta risoluzione. Esprimiamo il nostro sostegno allo Stato Maggiore dell’Esercito e ci uniamo alla dichiarazione dettata dalla preoccupazione per le sorti della Patria”, segnalano i firmatari. Il documento di cui sopra ha anche convocato “gli agenti di polizia di non obbedire agli ordini illegali del primo ministro Nikol Pashinián e di non usare la forza contro il popolo“. “Esortiamo l’opinione pubblica a non rispondere alle provocazioni e ad astenersi da tutti i passi volti al mantenimento del potere. L’unica soluzione nella situazione generata nel Paese sono le dimissioni delle autorità, invitiamo le attuali autorità a partire pacificamente, senza turbamenti, astenendosi destabilizzare la situazione nel Paese“, si legge ancora nel comunicato diffuso dai media nazionali.

Il presidente Armen Sarkissian è intervenuto nel tentativo di sedare la crisi fra la fazione governativa e l’opposizione, , invitando tutte le parti coinvolte a “mostrare moderazione e buon senso“. Anche Arayik Harutyunyan, il presidente della Repubblica dell’Artsakh, lo Stato non riconosciuto sorto nel territorio del Nagorno-Karabakh, ha espresso la volontà di agire come mediatore per aiutare a risolvere la crisi: “Chiedo a tutte le parti di mostrare sobrietà e buon senso, altrimenti la nostra sconfitta sarà molto più profonda e fatale“, ha detto Harutyunyan. “Trovandomi in questo momento a Erevan, sono pronto a compiere onorevolmente la mia missione di mediazione per superare questa crisi politica“.

La Russia, che ha avuto un importante ruolo di mediazione nel porre fine al conflitto tra Armenia ed Azerbaigian, sta osservando con grande apprensione gli avvenimenti di Erevan. Dmitrij Peskov, portavoce del presidente Vladimir Putin, ha detto che il suo Paese sta seguendo la situazione con preoccupazione e ha osservato che “ovviamente, chiediamo a tutti di calmarsi, partiamo dal presupposto che la situazione debba essere mantenuta nel quadro costituzionale“, ma ha anche aggiunto che la crisi politica dell’Armenia è una questione interna al Paese.

Per tentare di riportare la situazione all’ordine, il presidente armeno Sarkissian ha accettato venerdì di incontrare i membri del Movimento per la Salvezza della Patria, l’organizzazione che sta guidando le proteste dell’opposizione. Sarkissian si è successivamente rifiutato di firmare un ordine del primo ministro per rimuovere il capo di stato maggiore dell’esercito, Onik Gasparyan. Da parte sua, Pashinyan ha detto che invierà nuovamente una richiesta per le dimissioni di Gasparyan: “Questa decisione non contribuisce affatto a risolvere la situazione“, ha scritto il premier in un post su Facebook. “Invio ancora una volta la petizione per la dimissione del Capo di Stato Maggiore al presidente della Repubblica, sperando che venga firmata secondo la procedura stabilita“.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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