Mongolia: il Partito del Popolo Mongolo torna alla presidenza con Khürelsükh

Le elezioni presidenziali hanno segnato la schiacciante vittoria del Partito del Popolo Mongolo. L’ex primo ministro Khürelsükh assumerà la massima carica a partire dal 10 luglio.

Il Partito del Popolo Mongolo (Монгол Ардын Нам, MAH; Mongol Ardīn Nam, MAN) è il più antico partito politico della Mongolia, che ha conquistato il potere sin dal 1924, con la fondazione della Repubblica Popolare Mongola. Di ispirazione marxista-leninista, il MAN, allora chiamato Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo (Монгол Ардын Хувьсгалт Нам, Mongol Ardīn Huwĭsgalt Nam), ha dato vita ad una repubblica popolare di stampo sovietico, ma, nel 1990, ha ufficialmente abbandonato il marxismo-leninismo per convertirsi in una forza socialdemocratica. Nonostante lo svolgimento di elezioni pluripartitiche a partire dal 1992, quando alla Repubblica Popolare Mongola è succeduta l’odierna Mongolia, il MAN ha mantenuto saldamente il controllo della presidenza fino al 2009, anno in cui Tsakhiagiin Elbegdorj ha conquistato la presidenza sotto i colori del Partito Democratico (Ардчилсан Нам, Ardchilsan Nam), una formazione di centro-destra.

Elbegdorj ha ottenuto un secondo mandato nel 2013, vincendo questa volta in maniera ancora più netta, ed ai suoi due quinquenni come capo di Stato ha fatto seguito l’elezione di Khaltmaagiin Battulga nel 2017, vincitore delle prime elezioni presidenziali andate al ballottaggio nella storia della Mongolia. Ex judoka di alto livello, Battulga ha stretto nuovi legami soprattutto con la Federazione Russa, rinverdendo gli ottimi rapporti che esistevano tra i due Paesi ai tempi dell’Unione Sovietica. Tuttavia, è entrato presto in contrasto con l’organo legislativo, il Grande Hural di Stato (Улсын Их Хурал, Ulsyn Ih Hural), visto che nel 2016, dopo un quadriennio all’opposizione, il Partito del Popolo era tornato ad ottenere la maggioranza parlamentare.

In particolare, il parlamento ha passato una riforma costituzionale che permette al presidente di ottenere un unico mandato quinquennale, rendendo di fatto impossibile la ricandidatura di Battulga alle elezioni di quest’anno. Il capo di Stato ha contrattaccato affermato che il Partito del Popolo sarebbe dovuto essere messo fuori legge “al fine di salvaguardare la sovranità e la democrazia del Paese”. Tuttavia, gli attacchi di Battulga non sono serviti a molto, anche perché il MAN ha conservato la maggioranza parlamentare vincendo le elezioni legislative nel 2020 con il 44,93% delle preferenze, contro il 24,5% ottenuto dal Partito Democratico.

Con questo clima di grande tensione tra i due principali partiti in campo, si è arrivati alle elezioni presidenziali del 9 giugno, senza possibilità di ricandidatura per Battulga. Il Partito Democratico ha così dovuto ripiegare su un volto poco noto, quello di Sodnomzunduin Erdene, scelto in seguito alle primarie del partito, che lo hanno visto sconfiggere l’ex ministro della Cultura, Oyungerel Tsedevdamba, la quale sperava di diventare la prima donna presidente del Paese. Il Partito del Popolo ha invece presentato un candidato molto più carismatico, Ukhnaagiin Khürelsükh, primo ministro dall’ottobre 2017 al gennaio 2021, quando ha ceduto la carica a Luvsannamsrain Oyun-Erdene per concentrarsi sulla campagna elettorale. Alle elezioni si è presentato anche un terzo candidato, Dangaasürengiin Enkhbat, della Coalizione Elettorale dei Diritti della Persona (Зөв Хүн Электорат Эвсэл; Zöv Khün Elektorat Evsel, ZKEE), una formazione di centro-sinistra.

L’esito delle urne ha restituito una schiacciante vittoria dell’ex primo ministro Khürelsükh e del Partito del Popolo, in quanto l’ex premier ha conquistato il 72,24% delle preferenze. Il Partito Democratico è invece andato incontro al peggior risultato della sua storia, raccogliendo solamente il 6,38% dei consensi con la candidatura di Erdene, superato nettamente anche da Enkhbat, che invece ha ottenuto un incoraggiante 21,38%. Le elezioni hanno visto la partecipazione di oltre 1.2 milioni di cittadini sui circa due milioni di aventi diritto, con un’affluenza alle urne pari al 59,1%.

La vittoria di Khürelsükh permetterà dunque alla Mongolia di godere di una più stretta collaborazione tra i principali organi politici del Paese, tornati nuovamente sotto il controllo del Partito del Popolo. “Capisco che tutti i mongoli che hanno votato in queste elezioni stanno esprimendo la speranza che completeremo il lavoro che abbiamo iniziato… e che faremo di più per il nostro Paese“, ha affermato il neoeletto presidente, che entrerà ufficialmente in carica a partire dal 10 luglio.

La concordia tra governo è presidenza ricopre una particolare importanza nel sistema politico mongolo, che conferisce al parlamento il diritto di nominare il governo e di decidere la politica, ma nel quale il presidente ha il potere di porre il veto alla legislazione, anche dopo le recenti modifiche costituzionali che ne hanno limitato alcune prerogative. Secondo molti analisti, il contrasto tra presidenza e parlamento è stata una delle cause del rallentamento dello sviluppo della Mongolia negli ultimi anni.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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