Gibilterra: un referendum legalizza parzialmente l’aborto

Gibilterra è uno dei luoghi più restrittivi d’Europa e del mondo per quanto riguarda la legislazione sull’aborto.

Gibilterra è un territorio britannico d’oltremare situato all’estremità meridionale della penisola iberica, dove vivono circa 32.000 persone. Questo territorio fu conquistato dalle forze inglesi nel 1704, nel corso della guerra di successione spagnola, in occasione della quale la corona britannica sosteneva la casata degli Asburgo. Nel 1713, il trattato di Utrecht pose fine alla guerra e, tra le clausole dello stesso, figurava la cessione definitiva di Gibilterra alla Gran Bretagna. Questo possedimento si sarebbe poi rivelato in molte occasioni decisivo per il controllo britannico del Mar Mediterraneo, come nel corso delle guerre napoleoniche. Nel 1967, la popolazione ha respinto con un referendum la possibilità di tornare sotto la sovranità spagnola, e, nel 2002, ha bocciato anche l’opzione di una sovranità congiunta tra Londra e Madrid.

Nel 2006, un referendum ha visto l’approvazione di un nuovo ordine costituzionale per Gibilterra. Il territorio gode di una forma di autogoverno quasi completo per mezzo del parlamento e del governo locali, ma dipende da Londra per quanto riguarda la politica estera. Per questo, Gibilterra ha abbandonato l’Unione Europea in occasione della Brexit, nonostante la popolazione locale si fosse espressa contro quest’opzione al 96%. Attualmente, Londra e Madrid stanno negoziando un accordo che permetta a Gibilterra di tornare a far parte dell’area Schengen, per evitare di stabilire un confine rigido con la Spagna.

L’autonomia di cui gode il territorio di Gibilterra ha permesso al governo locale di indire un referendum sulla legalizzazione parziale dell’aborto, tematica sulla quale la legislazione del territorio d’oltremare risulta essere molto più rigida rispetto a quella britannica. Inizialmente previsto per il 19 marzo 2020, il referendum è stato rimandato a causa della pandemia di Covid-19 e si è svolto con oltre un anno di ritardo, il 24 giugno 2021.

Gli elettori hanno approvato il Crimes (Amendment) Act 2019, passato dal parlamento il 12 luglio 2019, con il 62.88% dei consensi, secondo quanto riportato dalle autorità competenti, con un’affluenza alle urne del 52,88%. Il primo ministro di Gibilterra, Fabian Picardo, a capo del governo locale, ha dichiarato che la legislazione entrerà in vigore entro 28 giorni. Proprio Picardo, del resto, si era speso per l’approvazione del referendum, mettendosi a capo del comitato Gibraltar for Yes, sostenuto da numerose associazioni come Choice Gibraltar, Feminist Gibraltar, No More Shame Gibraltar e la Secular Humanist Society of Gibraltar

Anche la maggioranza dei partiti politici si sono espressi a favore dell’approvazione della nuova legge, compresi il Gibraltar Socialist Labour Party (GSLP) di Picardo, il Liberal Party of Gibraltar e Together Gibraltar. Solamente i Gibraltar Social Democrats (GSD), principale forza di opposizione che, a dispetto del nome, si attesta su posizioni liberal-conservatrici, hanno invece osteggiato il referendum, al pari del vescovo di Gibilterra e del Gibraltar Pro-Life Movement. Nonostante l’80% della popolazione locale si dichiari cattolico, tali prese di posizione non hanno influenzato l’esito del voto. 

La legislazione precedente considerava l’aborto totalmente illegale, a meno che non fosse necessario per salvare la vita della madre, ed era punibile fino all’ergastolo. La precedente legge era considerata come una delle più restrittive in Europa, dopo quelle di Andorra e Malta, dove l’aborto è totalmente illegale in ogni caso, anche in caso di serio rischio per la vita della madre. Anche nella maggioranza dei Paesi degli altri continenti vigono leggi molto meno restrittive rispetto a Gibilterra.

La nuova legge, seppur comunque molto limitativa rispetto a quelle degli altri Paesi, consente un certo numero di deroghe per motivi di salute, e consentirà l’interruzione delle gravidanze fino alla dodicesima settimana se i medici ritengono a rischio la salute fisica o mentale della donna incinta o se vi è il rischio di anomalie fatali per il feto. 

Isobel Ellul, una delle principali rappresentanti del comitato Gibraltar for Yes, ha affermato che Gibilterra ha votato per i diritti umani, per la fiducia negli operatori sanitari, per la compassione e l’empatia, per l’assistenza sanitaria e i diritti riproduttivi e per rendere l’aborto “sicuro e legale“. Il premier Fabian Picardo ha affermato che saranno messi in atto meccanismi di consulenza e supporto in favore delle donne che verranno sottoposte all’aborto.

Nonostante questo referendum, la nuova legge di Gibilterra resterà comunque più restrittiva rispetto a quelle in vigore nella maggioranza dei Paesi europei, compresi la Spagna e il Regno Unito.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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