Vento di cambiamento in Cile

L’inizio dei lavori dell’Assemblea Costituente, le proteste contro il governo di Sebastián Piñera e l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali sono gli ingredienti del grande cambiamento politico cileno.

Domenica 4 luglio hanno avuto inizio i lavori dell’Assemblea Costituente cilena (Convención Constitucional), chiamata a riscrivere la legge fondamentale del Paese sudamericano per cancellare definitivamente la Costituzione che risale ai tempi della sanguinaria dittatura di Augusto Pinochet. I lavori di tale organo hanno avuto inizio pochi giorni dopo l’anniversario della nascita di Salvador Allende (26 giugno 1908), presidente del Paese dal novembre del 1970 al settembre del 1973, quando venne rovesciato ed assassinato dal golpe militare sostenuto dagli Stati Uniti.

L’Assemblea Costituente è da molti vista come una grande speranza ed un punto di rottura nella storia del Cile, se non un ritorno ai tempi della rivoluzione democratica guidata da Allende. A dimostrazione di questo vento di cambiamento, i 155 membri dell’emiciclo hanno innanzi tutto eletto Elisa Loncón, rappresentante della minoranza etnica indigena mapuche, alla presidenza dell’Assemblea: con 96 voti, Loncón, linguista e studiosa dell’idioma mapuche, ha superato il candidato della destra Harry Jürgensen, che invece ha ottenuto solamente 33 pareri favorevoli.

Elisa Loncón ha simbolicamente pronunciato le sue prime parole da presidente in lingua mapuche. Proseguendo in spagnolo, ha salutato il Cile e ha ringraziato i colleghi per il loro sostegno. Ha annunciato che il suo lavoro sarà svolto pensando “a tutto il popolo del Cile, per tutte le nazioni originarie che ci accompagnano“. “La presidenza dell’Assemblea sarà gestita con l’equilibrio e con il dialogo necessari per avanzare a ogni livello. Lo faremo ascoltando le esigenze di ogni comunità politica e sociale emersa nella rivolta“, ha successivamente scritto sui social network. La vicepresidenza è invece stata affidata a Jaime Bassa, eletto nelle fila della coalizione di sinistra Apruebo Dignidad, della quale fa parte anche il Partido Comunista de Chile.

L’elezione di una donna indigena alla presidenza rappresenta certamente un atto di grande importanza simbolica in un Paese dove i popoli originari sono stati spesso emarginati da parte della popolazione di origine caucasica, che detiene tanto il potere politico quanto quello economico. I popoli indigeni, che rappresentano il 12,8% della popolazione cilena, non sono oggi ufficialmente riconosciuti dalla legge di quel Paese, ed anche per questo molti credono che la nuova carta costituzionale dovrebbe mettere in evidenza la plurinazionalità del Cile, alla stregua di quanto fatto ad esempio in Bolivia, dove Evo Morales promulgò una nuova Costituzione nel 2009, che diede vita allo Stato Plurinazionale della Bolivia.

L’inizio dei lavori dell’Assemblea Costituente è stato accompagnato anche da grandi manifestazioni nelle strade della capitale, Santiago, che in alcuni casi hanno portato a pesanti scontri con le forze dell’ordine. Gli organizzatori hanno denunciato la repressione da parte della polizia, in particolare contro i rappresentanti delle popolazioni indigene, respinti con getti d’acqua. In risposta, i costituenti hanno deciso di interrompere la seduta in forma di protesta contro le violenze dei carabineros: “Noi che siamo qui non possiamo essere calmi mentre fuori c’è la repressione. Questo è un atto democratico che il popolo cileno ha voluto, quindi la democrazia non si conduce in questo modo“, ha dichiarato Elisa Loncón.

Dopo l’apertura di domenica, nella giornata di lunedì l’Assemblea Costituente ha proposto un’amnistia per i prigionieri politici delle rivolte popolari del 2019: “Con i giovani incarcerati, con i mapuche imprigionati, la democrazia non può essere vissuta“, ha detto a tal proposito la presidente dell’Assemblea. L’Assemblea Costituente, tuttavia, non detiene il potere legislativo, che resta nelle mani del parlamento, organo che dovrà pronunciarsi sull’amnistia.

Anche fuori dall’Assemblea Costituente, le istanze popolari si stanno facendo sentire in maniera sempre più decisa dal governo, guidato dal presidente di destra Sebastián Piñera. Il governo in carica è stato fortemente criticato per la sua gestione della pandemia, ed ora i partiti di sinistra stanno chiedendo a Piñera di cambiare le politiche sanitarie prima dell’arrivo della temuta variante Delta, il cui primo caso è stato ravvisato in Cile proprio in questi giorni. A tal riguardo, la Camera dei Deputati ha approvato l’interpellanza del ministro della Sanità, Enrique Paris, che sarà chiamato a rispondere della gestione del governo in merito alla pandemia. Da notare che, nonostante la proposta sia stata presentata dall’opposizione, questa ha ricevuto 66 voti favorevoli e 42 contrari, mentre 47 deputati non si sono espressi.

Un altro tema che tiene fortemente banco in Cile è quello della legge sui matrimoni egualitari, che permetterebbe anche alle persone dello stesso sesso di contrarre matrimonio. Con la proposta di legge che sta speditamente avanzando nel suo processo legislativo, il Cile, che già riconosce le unioni civili dall’ottobre del 2015, potrebbe raggiungere Argentina, Brasile, Colombia, Ecuador ed Uruguay tra i Paesi sudamericani che garantiscono la possibilità di sposarsi alle coppie omosessuali.

Per la destra cilena, e in particolare per il presidente Sebastián Piñera, l’attuale momento politico appare alquanto difficile, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali che avranno luogo il prossimo novembre. Secondo l’attuale Costituzione, Piñera non potrà candidarsi per un secondo mandato consecutivo, ed i candidati della destra non sembrano avere il sostegno popolare. I sondaggi, anzi, affermano che il candidato più votato al primo turno potrebbe essere Daniel Jadue, del Partido Comunista ed attuale sindaco della città di Recoleta. Secondo i dati pubblicati dall’agenzia Cadem, però, ci sarebbe un grande equilibrio tra i candidati, con Jadue che guiderebbe con appena il 14% delle preferenze, seguito da Joaquín Lavín dell’Unión Demócrata Independiente (UDI), con il 13%, e da Yasna Provoste, del Partido Demócrata Cristiano (PDC), con il 9%. Non pervenuto, invece, Mario Desbordes, ex ministrod ella Difesa e candidato del partito di Piñera, Renovación Nacional (RN).

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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