Germania: a Berlino vince il referendum per l’esproprio degli appartamenti

La capitale tedesca segna un primo importante passo nella lotta per il diritto alla casa in Europa. I socialdemocratici, già vincitori delle elezioni federali, vincono anche a Berlino, Hannover e nel Meclemburgo.

Il 26 settembre in Germania non si è votato solamente per le elezioni federali che hanno visto la vittoria del Partito Socialdemocratico di Germania (Sozialdemokratische Partei Deutschlands, SPD), ma anche per diverse elezioni regionali e comunali e per un importante referendum nella capitale Berlino.

Il cosiddetto referendum DW enteignen! (ovvero “Espropriare Deutsche Wohnen & Co.”) poneva agli elettori un quesito per l’approvazione degli espropri alle società immobiliari private che possiedono 243.000 appartamenti in affitto su 1,5 milioni di appartamenti totali a Berlino. Il nome del referendum deriva dalla più grande di queste società, la Deutsche Wohnen, ma il provvedimento riguarda anche altre undici società, come Vonovia. Tale referendum interviene nel pieno rispetto della Costituzione tedesca del 1949, che prevede la socializzazione del patrimonio privato “mediante una legge che determina la natura e l’entità dell’indennizzo”.

Lanciata nel 2018, l’iniziativa per il referendum ha avuto una lunga e travagliata storia, ma alla fine ha ottenuto il successo sperato, visto che il 56,4% dei votanti si è espresso a favore della misura di esproprio. Inoltre, con la partecipazione del 74.98% degli aventi diritto, il referendum ha ampiamente superato il quorum richiesto del 25%. Sebbene non si tratti di un referendum vincolante, l’ampia partecipazione e la vittoria delle associazioni che si battono per il diritto alla casa non potranno essere ignorate dal governo cittadino, e rappresenteranno un importante punto di partenza per altre città europee, trattandosi della capitale del Paese che molti considerano un modello, e che certamente è la prima potenza economica continentale.

La questione dovrà essere affrontata dal nuovo governo cittadino, che molto probabilmente sarà guidato dalla socialdemocratica Franziska Giffey. Dopo i due mandati di Michael Müller alla guida della città-Stato di Berlino (in quanto Berlino è anche un Land a sé stante all’interno dell’ordinamento federale tedesco), la SPD ha candidato l’ex ministro della Famiglia del governo di Angela Merkel per proseguire il governo socialdemocratico della capitale. In quanto leader del partito più votato, Giffey dovrebbe confermare la coalizione di sinistra con la forza ecologista Alleanza 90/I Verdi (Bündnis 90/Die Grünen), seconda classificata alle elezioni del 26 settembre, e quella di sinistra Die Linke. I tre partiti avrebbero infatti una netta maggioranza di 92 seggi su 147.

La presenza di Die Linke all’interno del governo cittadino potrebbe certamente dare un importante impulso all’applicazione del risultato del referendum, in quanto si tratta dell’unico partito che ha pienamente sostenuto l’iniziativa. Giffey, al contrario, si era espressa contro il quesito, ma aveva anche promesso che avrebbe rispettato l’esito del referendum: l’inclusione del partito di sinistra nel governo cittadino sarebbe dunque un primo passo per mostrare la propria buona volontà. “Lavoreremo per garantire che questa decisione venga attuata“, si legge sul sito di Die Linke Berlin. “Né i Verdi, che avevano considerato in anticipo un accordo con le società immobiliari, né l’SPD, il cui primo candidato aveva già escluso la socializzazione prima della decisione, possono permettersi di ignorare questo voto chiaro“. E il comunicato conclude: “Vogliamo una Berlino che appartenga ai berlinesi, non a pochi investitori“.

Oltre alla vittoria nella capitale, i socialdemocratici hanno visto il proprio primato confermato anche nel Land del Meclemburgo-Pomerania Anteriore e nella regione di Hannover, all’interno del Land della Bassa Sassonia. Nel Land del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, la socialdemocratica Manuela Schwesig, ministro-presidente in carica dal 2017, ha ottenuto un secondo mandato. La SPD si è infatti classificata al primo posto con il 39,6% delle preferenze ed un incremento di ben nove punti percentuali, lasciandosi nettamente alle spalle le altre formazioni politiche. L’Unione Cristiano-Democratica di Germania (Christlich Demokratische Union Deutschlands, CDU), che sosteneva il governo regionale di Schwesig, ha invece ottenuto solo il 13%, classificandosi alle spalle del partito di estrema destra Alternativa per la Germania (Alternative für Deutschland, AfD), che ha chiuso al 16,7%. Schwesig sarà ora chiamata a decidere se confermare l’alleanza con la CDU oppure operare una svolta a sinistra, rivolgendosi a Die Linke oppure ai Verdi. Con 34 seggi su 79, i socialdemocratici non vantano la maggioranza assoluta ma possono contare su un buon margine di manovra per scegliere con quali forze politiche formare il nuovo governo regionale.

Ad Hannover, Steffen Krach succede al collega di partito Hauke ​​Jagau, che occupava l’incarico di presidente regionale dal 2004. La regione di Hannover si trova all’interno del Land della Bassa Sassonia, di cui la stessa Hannover è la capitale, ma gode anche dello status particolare di distretto/regione all’interno del Land, come non accade per nessun’altra città. All’interno della Bassa Sassonia, si è votato anche per le elezioni comunali degli altri centri abitati, con la CDU che nel complesso ha superato la SPD (31,7% contro 30%), mentre l’incremento maggiore lo hanno fatto registrare ancora una volta i Verdi, terzi con il 15,9%.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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