Kirghizistan: tentativo di golpe sfumato alla vigilia delle elezioni

La situazione politica del Kirghizistan continua ad essere complicata dopo le elezioni annullate dello scorso anno ed il cambio di governo alla guida dell’ex repubblica sovietica.

Il 28 novembre si sono tenute in Kirghizistan le elezioni legislative per rinnovare la composizione del Consiglio Supremo (Жогорку Кеңеш, Žogorku Kenesh), il parlamento unicamerale dell’ex repubblica sovietica, dopo l’annullamento dei risultati delle elezioni svoltesi lo scorso anno. All’annullamento di quelle elezioni seguirono un cambiamento di governo dettato da manifestazioni popolari, secondo alcuni assimilabili ad una delle “rivoluzioni colorate” che hanno caratterizzato diverse ex repubbliche sovietiche, e l’approvazione di una nuova costituzione. Tuttavia, anche la vigilia della competizione elettorale di quest’anno è stata caratterizzata da un tentativo di presa del potere da parte di alcuni parlamentari, secondo quanto comunicato dalle fonti ufficiali kirghise.

Nello specifico, Damir Suvanaliev, investigatore capo del Comitato statale per la sicurezza nazionale (GKNB) del Kirghizistan, ha dichiarato che tre candidati del Partito dei Verdi del Kirghizistan (Кыргызстан Жашылдар Партиясы) sarebbero sospettati di aver complottato per mettere in atto un colpo di Stato, secondo quanto riportato dall’agenzia stampa AKIpress. IL GKNB aveva già precedentemente riferito che l’agenzia e il ministero dell’Interno avevano smascherato un gruppo criminale che complottava per prendere violentemente il potere, senza fare nomi specifici. Secondo il comitato, sono state ricevute solide prove che dimostrano le attività criminali di un gruppo di persone “che complottano la destabilizzazione della situazione socio-politica nel Paese dopo le elezioni e la presa del potere“. Su questo fatto è stata avviata un’indagine preliminare ai sensi dell’articolo “Preparazione per la presa violenta del potere” del codice penale della Repubblica del Kirghizistan.

Nella giornata stessa delle elezioni, il segretario del Consiglio di sicurezza del Kirghizistan, Marat Imankulov, ha confermato le notizie circa l’arresto dei tre candidati del partito ecologista. Il funzionario ha aggiunto che coloro che hanno “incitato” i candidati a intraprendere attività distruttive “devono essere assicurati alla giustizia“. “Non credo che quei giovani abbiano avuto l’idea da soli. Apparentemente, c’è un organizzatore dietro di loro, qualcuno che li ha indottrinati ideologicamente. Il nostro compito ora è smascherare quelle persone“, ha detto Imankulov.

Nelle ore successive sono stati arrestati anche altri due personaggi politici, i parlamentari Bakytbek Zhetigenov e Askat Temraliyev, quest’ultimo leader del movimento El Yntymagy, traducibile come “Armonia Popolare”. Secondo gli inquirenti, i due uomini avevano pianificato di organizzare rivolte dopo le elezioni parlamentari con l’obiettivo finale di organizzare un golpe.

Questi eventi non hanno impedito il regolare svolgimento delle elezioni, che hanno visto sei partiti politici, compresa una forza d’opposizione, ottenere seggi nel parlamento di Biškek. Secondo la Commissione Elettorale Centrale (CEC), il partito Ata-Žurt Kirghizistan (Ата-Журт Кыргызстан) ha ottenuto il 19,16% delle preferenze, classificandosi al primo posto con 14 seggi. Tra i partiti che sostengono il governo e il presidente Sadyr Japarov (in foto), Ishenim (Ишеним) ha ottenuto dodici seggi (15,07%), seguito da Yntymak (Ынтымак) con dieci (12,10%), Alleanza (Альянс) con sette (9,21%) e Iyman Nuru (Ыйман Нуру) con cinque (6,78%). Tra i partiti di opposizione, invece, l’unico ad ottenere scranni è stato Kirghizistan Unito (Бүтүн Кыргызстан), che avrà a disposizione sei deputati (7,62%).

Nel sistema elettorale misto del Kirghizistan, ai 54 seggi distribuiti tra le liste di partito, si aggiungono 36 scranni assegnati in base ad altrettanti collegi uninominali. Di questi, 35 sono stati vinti da candidati indipendenti, mentre un seggio è andato alla lista dei Social Democratici (Социал-демократтар).

Cinque partiti politici di opposizione, compresi i Social Democratici, si sono rifiutati di riconoscere il risultato come valido. “Non riconosciamo i risultati della votazione, chiediamo di dichiararli non validi e di procedere a una nuova votazione“, si legge nella dichiarazione rilasciata al momento della pubblicazione dei risultati. Secondo le forze d’opposizione, durante l’elaborazione dei dati dei seggi elettorali si è verificato il malfunzionamento del sistema sul sito della CEC, e successivamente i dati elettorali sono apparsi cambiati.

Diversa l’opinione degli osservatori internazionali dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (OCS), secondo i quali le elezioni parlamentari del Kirghizistan sono state trasparenti e credibili: “La missione non ha registrato alcuna violazione delle leggi elettorali del Kirghizistan che potrebbe mettere in dubbio la legittimità del voto. La missione riconosce l’elezione come trasparente, credibile e democratica“. Dello stesso parere gli osservatori della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI): “Le elezioni nella Repubblica del Kirghizistan si sono svolte in conformità con la legislazione vigente. Non sono state riscontrate gravi violazioni che influiscano sui risultati elettorali“.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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