Gennadij Zjuganov: “I problemi della Russia di oggi hanno origine negli eventi del 1991”

L’8 dicembre 1991 cessava di esistere l’Unione Sovietica, attraverso la firma del trattato che istituiva la Comunità degli Stati Indipendenti. A trent’anni di distanza, il leader dei comunisti russi, Gennadij Zjuganov, è intervenuto alla Duma di Stato per ricordare la tragica fine del primo Paese socialista della storia.

L’8 dicembre 1991, il presidente della Federazione Russa, Boris El’cin, il presidente dell’Ucraina, Leonid Kravčuk, e il presidente del parlamento della Bielorussia, Stanislaŭ Šuškevič, firmavano il trattato che stabiliva la nascita della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), ponendo di fatto fine all’esperienza storica dell’Unione Sovietica. L’accordo affermava infatti che l’Unione Sovietica aveva cessato di esistere come “soggetto di diritto internazionale e realtà geopolitica“.

A trent’anni dagli eventi che hanno posto fine al primo Paese socialista della storia, Gennadij Zjuganov, leader del Partito Comunista della Federazione Russa (Коммунистическая партия Российской Федерации, КПРФ; Kommunističeskaja partija Rossijskoj Federacii, KPRF) è intervenuto alla Duma di Stato per ricordare quei tragici avvenimenti e tracciare un bilancio dei trent’anni di storia della Federazione Russa come repubblica indipendente.

L’8 dicembre, esattamente 30 anni fa, tre criminali si sono riuniti in quel di Belaveža [al confine tra Bielorussia e Polonia, ndt] e hanno annullato la volontà dei cittadini sovietici di vivere in un unico Paese. Si prega di notare che i risultati del referendum non hanno un termine di prescrizione. Questa decisione è vincolante per tutti noi. E faremo di tutto per ripristinare la nostra amata Patria in una nuova forma, pacificamente e democraticamente”, ha esordito il leader dei comunisti russi, facendo riferimento al referendum sulla conservazione dell’URSS, svoltosi il 17 marzo 1991, con il quale quasi il 78% dei cittadini si era espresso in favore del mantenimento dell’Unione Sovietica.

Sono rimasto stupito di come questo argomento sia stato trattato oggi su molti canali TV. Chi si è opposto alla distruzione del Paese, in questo caso, non ha avuto parola. Abbiamo preparato i nostri video, articoli e materiali. E penso che Internet aiuterà a diffondere il nostro punto di vista, che otterrà il sostegno di una nuova generazione. Perché questa generazione vuole vivere in un Paese vittorioso, non in un Paese di ubriaconi, ladri, truffatori e alcolizzati”, ha proseguito Zjuganov. Secondo le statistiche ufficiali, dopo la dissoluzione dell’URSS gli uomini russi hanno perso dieci anni di speranza di vita alla nascita a causa del diffondersi dell’alcolismo e di ogni tipo di criminalità in tutto il Paese.

Il leader del KPRF ha ricordato anche il decreto firmato da Boris El’cin il 23 agosto 1991 per la messa al bando del Partito Comunista. Il giorno successivo, Michail Gorbačëv, uno dei principali responsabili della dissoluzione dell’URSS, rilasciò una dichiarazione per sollecitare il Comitato Centrale del Partito a “prendere una decisione difficile ma onesta a favore dell’auto-scioglimento“, aggiungendo che si sarebbe dimesso dalla carica di segretario generale del partito. Il 29 agosto, il Soviet Supremo dell’URSS ha sospeso il Partito Comunista dell’Unione Sovietica in tutto il territorio del Paese. 

Zjuganov, che già allora rappresentava uno dei principali oppositori di El’cin, fu inizialmente condannato a dieci anni di carcere, “ma l’indignazione in tutto il pianeta si è rivelata tale da costringerci a lasciarci andare alle urne”, ha detto. Infatti, nel 1993 fu fondato il KPRF, che poté dunque partecipare alle elezioni legislative di quell’anno. “Allora abbiamo detto ai cittadini che non era la democrazia che si stava realizzando, ma la mafia dei ladri, che avrebbe diviso il Paese sotto la dettatura della CIA americana”. Il leader comunista ha ricordato “come siano state vendute intere fabbriche con squadre di ventimila persone al prezzo di due o tre auto straniere”.

Secondo me, il compito più importante per Putin e la sua squadra ora è ammettere onestamente che si è trattato di un crimine”, ha rilanciato Zjuganov, rivolgendosi direttamente al capo di Stato, Vladimir Putin, e al suo governo. “Sfortunatamente, questo non è accaduto. E poiché ciò non è avvenuto, sarà molto difficile risanare il Paese sia politicamente che spiritualmente”. “Oggi mi rivolgo di nuovo al presidente. Il garante della Costituzione deve garantire il diritto dei cittadini a vivere e svilupparsi con successo nel proprio Paese. A tal fine, abbiamo preparato il programma ’10 passi per una vita dignitosa’ e dodici leggi settoriali”.

Il segretario generale del KPRF ha ricordato che la dissoluzione dell’Unione Sovietica ha rappresentato una tragedia per i settori della scienza e dell’istruzione. “La prima cosa che ha fatto quella marmaglia è stata assassinare la scuola russo-sovietica. […] Hanno buttato via tutto ciò che c’era di luminoso nel nostro grande Paese. Hanno cancellato l’istruzione primaria, hanno cancellato l’istruzione professionale. Hanno distrutto la scuola di ingegneria, sostenendo che il mercato avrebbe regolato tutto”.

In effetti, hanno eliminato ciò di cui tutti noi eravamo orgogliosi. Il nostro Paese è stato il primo nella tecnologia missilistica e spaziale. Il primo nello sviluppo dell’industria aeronautica. Il primo nello sviluppo della scienza, soprattutto fondamentale e applicata. Nella sola Mosca, c’erano quasi mille istituti che sono stati messi sotto i ferri”, ha ricordato.

Anche il settore sanitario è stato fortemente colpito, e Zjuganov ha lasciato intendere che le difficoltà che sta vivendo la Russia proprio in questi giorni per far fronte all’epidemia di Covid-19 affondano le proprie radici nel processo di liberalizzazione che ha avuto luogo sotto la presidenza di El’cin: “Hanno distrutto tutta la medicina primaria, compresi i servizi sanitari ed epidemiologici. Un tempo si tenne ad Almaty [in Kazakistan, ndt] un forum internazionale. […] E tutti i partecipanti al forum votarono per il fatto che l’Unione Sovietica ha la migliore medicina primaria, la miglior profilassi, la migliore prevenzione, le migliori misure per combattere le malattie infettive. Dopotutto, il Paese sovietico ha sconfitto la peste, il colera, la malaria e persino il vaiolo. Ma nell’arco di dieci anni, purtroppo, tutto questo è stato messo sotto i ferri. Hanno tagliato il 40% dei medici. Quasi tutti i servizi sanitari ed epidemiologici sono stati ridotti”.

È estremamente importante per noi che il presidente, il governo e le forze dell’ordine dimostrino la volontà e adempiano ai loro obblighi nei confronti della Costituzione e del popolo. Questi sono gli obblighi per preservare la vera democrazia e proteggere i diritti reali dei cittadini. Faremo del nostro meglio per risolvere questi problemi. Ma non ammettiamo l’arbitrarietà e la distruzione delle imprese del nostro popolo!”, ha concluso Gennadij Zjuganov.

CLICCA QUI PER LA PAGINA FACEBOOK

Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte e del link originale.

About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.