Burkina Faso: il presidente Kaboré esautora il primo ministro Dabiré

La crisi securitaria in Burkina Faso è una delle ragioni che hanno portato il presidente Roch Kaboré a sollevare dalle proprie funzioni il primo ministro Christophe Dabiré.

Nella giornata dell’8 dicembre, il presidente del Burkina Faso, Roch Marc Christian Kaboré (in foto), ha emesso un decreto con il quale ha sollevato dalle sue funzioni il primo ministro Christophe Marie Joseph Dabiré. Secondo quanto riportato dal quotidiano Sidwaya, il testo del decreto è stato letto dal segretario generale del governo e del Consiglio dei ministri, Stéphane Sanou, alla televisione nazionale nell’edizione delle 20.00 dell’8 dicembre 2021.

In base a quanto previsto dalla legge del Paese dell’Africa occidentale, i membri del governo uscente continueranno ad occupare le proprie funzioni ad interim fino alla formazione di un nuovo governo, con il fine di portare avanti le questioni pendenti. Dabiré era stato nominato primo ministro dallo stesso presidente Kaboré il 21 gennaio 2019, quando aveva preso il posto Paul Kaba Thiéba, venendo confermato nuovamente nel gennaio del 2021.

Secondo gli analisti locali, la decisione del presidente Kaboré sarebbe arrivata in seguito alle manifestazioni popolari che hanno scosso il Paese lo scorso 25 novembre, quando i cittadini hanno protestato per la mancanza di sicurezza in Burkina Faso. A detta di molti, tuttavia, tali manifestazioni sarebbero state utilizzate anche dai sostenitori dell’ex dittatore Blaise Compaoré per gettare il Paese nello scompiglio proprio mentre si celebra lo storico processo contro gli assassini di Thomas Sankara, processo nel quale Compaoré figura in cima alla lista degli imputati.

Nel messaggio da lui pubblicato pochi minuti dopo l’annuncio delle sue dimissioni, l’ormai ex presidente del Consiglio ha espresso la sua gratitudine al capo dello Stato, ai membri del suo governo e a tutti i suoi connazionali, per la fiducia e per il sostegno che ha ricevuto nel coordinamento dell’azione di governo per tre anni”, si legge sulle pagine del Sidwaya. Dabiré ha inoltre esortato il popolo del Burkina Faso “a mobilitarsi per sostenere il presidente del Faso e il nuovo esecutivo che sarà istituito, con la convinzione che sia nell’unità di azione che potremo affrontare le sfide che attendono il nostro Paese e il nostro popolo”.

Sebbene le proteste del 25 novembre siano state strumentalizzate da alcune fazioni politiche, è indubbio che il Burkina Faso si trovi in un momento molto difficile per quanto riguarda la questione securitaria. Come ammette la stessa stampa burkinabé, il Paese è in preda ad attacchi terroristici quasi quotidiani, alcuni molto gravi come quello dello scorso 14 novembre nella località di Inata, che è costato la vita a 57 gendarmi e che in Burkina Faso è diventato noto con il nome di “dramma di Inata”. Tale situazione non ha certo favorito il compito del primo ministro Dabiré, né renderà semplice la vita del suo successore.

Occorre trovare al più presto un nuovo primo ministro e un governo di combattenti”, si legge nell’editoriale del Sidwaya. “Per quanto riguarda il governo a venire, ci sembra che si debba avere come linea guida la necessità di trovare un giusto equilibrio tra tecnocrati e politici. Optando un governo di soli tecnocrati, corriamo il rischio di vedere la maggioranza in frantumi prima del 2025”, afferma l’articolo, facendo riferimento all’anno delle prossime elezioni presidenziali.

Nella prospettiva del mantenimento della pace e dell’armonia civile, sarebbe importante qui e ora usare un linguaggio di verità nei confronti delle comunità di base, fermo restando che è chiaro che sono i giovani locali a commettere questi atti che la decenza vieta di qualificare”, prosegue il testo. “Un cambio di paradigma è quindi necessario anche a questo livello, per evitare che le popolazioni soffrano di psicosi, di fronte a un fenomeno che può essere controllato, se tutti si comportano in modo leale”.

Lo scorso 6 dicembre, la capitale Ouagadougou ha anche ospitato una conferenza nazionale sulle “Iniziative locali di sicurezza” (ILS), tenuta dal ministro della Sicurezza in carica, Maxime Koné. Secondo lo stesso titolare del ministero, questo evento aveva l’obiettivo di stimolare meglio la partecipazione della comunità alla lotta attiva contro il terrorismo. “Ci siamo presi la giornata anche per parlare della situazione della sicurezza a livello nazionale, delle difficoltà vissute sul campo, delle particolarità in ogni regione, degli sforzi compiuti da ciascun attore e dei successi su cui faremo affidamento per avanzare proposte di soluzioni e raccomandazioni essenziali per il ritorno della tranquillità nei villaggi”, ha indicato Koné. “Nel governo, stiamo lavorando per migliorare la vostra collaborazione con i servizi statali e le autorità locali sul campo al fine di consentirvi di contribuire in modo più coerente al ripristino della sicurezza all’interno delle nostre valorose popolazioni“, ha affermato.

Ora l’attesa nel mondo politico burkinabé è per il nome del nuovo primo ministro e per la nomina dei nuovi ministri, ma le sfide da affrontare resteranno le stesse.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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