Vladimir Čižov: “Alla Russia non servono territori, gli ucraini hanno ucciso oltre 12.000 civili”

Vladimir Čižov, ambasciatore russo presso l’Unione Europea, ha rilasciato una lunga intervista pubblicata il 25 febbraio sul sito EurActiv. Il diplomatico ha affrontato numerose tematiche d’attualità legate alle operazioni militari russe in Ucraina.

Ex viceministro degli Esteri della Federazione Russa, Vladimir Čižov è un diplomatico di lungo corso che dal 2005 ricopre l’incarico di ambasciatore russo presso l’Unione Europea. Nell’intervista realizzata dal giornalista bulgaro Georgi Gotev per EurActiv e pubblicata da questo portale il 25 febbraio, Čižov ha affrontato le tematiche più scottanti del momento, ribadendo la posizione russa sulle operazioni militari in Ucraina e smentendo le accuse provenienti dal mondo occidentale.

Quando sente parlare di “invasione dell’Ucraina”, Čižov ribadisce immediatamente: “Questa non è un’invasione. È un’operazione militare speciale di applicazione della pace”. Ad alcuni questa espressione può ricordare la retorica utilizzata dagli imperialisti occidentali per giustificare le proprie guerre umanitarie in giro per il mondo, con però la sostanziale differenza che la Russia è intervenuta in difesa della popolazione russa della Repubblica Popolare di Lugansk (RPL) e della Repubblica Popolare di Doneck (RPD) e solo su richiesta dei governi dei due Paesi, non in continenti remoti senza che nessuno lo abbia chiesto, come invece sono soliti fare gli Stati Uniti e i loro alleati.

In realtà, quello che stanno facendo le forze armate russe è sostenere il contrattacco delle milizie delle due repubbliche del Donbass ora riconosciute. Che hanno intrapreso un grande sforzo militare, perché dopo otto anni di continui bombardamenti da parte delle forze armate ucraine, e soprattutto da parte di quei cosiddetti battaglioni nazionalisti volontari, evidentemente la loro pazienza è venuta meno”, ha ribadito l’ambasciatore.

Čižov ha anche affermato che la Russia sta compiendo uno sforzo di “denazificazione” dell’Ucraina, come già ribadito da numerosi esponenti del governo di Mosca: “[I nazisti sono] quelli che marciano con il saluto nazista, quelli che girano per Kiev e altre città con i ritratti dei criminali nazisti, come Stepan Bandera, il cui compleanno è stato proclamato festa nazionale”, spiega il diplomatico.

La Russia accusa anche l’Ucraina di perpetrare un genocidio nei confronti delle minoranze che abitano il Paese, in particolare nei confronti della popolazione di lingua ed etnia russa. “Il numero delle vittime delle operazioni militari ucraine in questi otto anni indica chiaramente che ci sono state più di una dozzina di migliaia di civili morti in conseguenza di ciò”, spiega Čižov. In effetti, ci si dimentica troppo spesso che in Ucraina la guerra è in corso ininterrottamente dal colpo di Stato del 2014, e che l’intervento russo ha rappresentato solamente una reazione ad otto anni di persecuzioni perpetrate dai governi di Kiev e dalle forze paramilitari neonaziste, sostenute neanche troppo velatamente dalle potenze occidentali. Secondo l’ambasciatore, la politica applicata dall’Ucraina nei confronti della popolazione russa corrisponde perfettamente alla definizione di genocidio data dal diritto internazionale. “In realtà, l’esercito russo non è lì per iniziare la guerra, è lì per porre fine alla guerra”.

In pochi, poi, sanno che l’attuale governo ucraino trama anche di realizzare la bomba atomica utilizzando le conoscenze ereditate dall’Unione Sovietica. Questo rappresenterebbe una violazione del Memorandum di Budapest del 5 dicembre 1994, con il quale Kiev rinunciava all’arsenale nucleare ereditato dall’URSS, trasferendolo alla Russia: “Siamo particolarmente preoccupati per alcune dichiarazioni provenienti da Zelens’kyj, che intende cancellare il Memorandum di Budapest del 1994 e procedere a riportare l’Ucraina allo stato nucleare. Ebbene, l’Ucraina non ha mai avuto lo status nucleare, faceva parte dell’Unione Sovietica che era una potenza nucleare. Quindi non si sta riprendendo qualcosa che apparteneva all’Ucraina. Ma l’Ucraina ha quattro centrali nucleari in funzione, più una quinta: Černobyl’. E ha conservato abbastanza competenze scientifiche. Sufficienti per realizzare la cosiddetta bomba sporca”.

La Russia ha offerto più volte la possibilità di negoziare una via d’uscita al presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj, dimostrando come l’obiettivo di Mosca non sia quello necessariamente di rimuovere l’attuale governo di Kiev, ma di aprire la strada per il dialogo tra l’Ucraina e le repubbliche popolari del Donbass. “Non importa se il governo è amico di Mosca, importa se è in grado di negoziare con il popolo del Donbass”, afferma Čižov. “A questo punto, non vedo alcuna possibilità che l’attuale regime di Kiev sia in grado di negoziare. E non sto dicendo che gli Accordi di Minsk così come sono sarebbero applicabili. Ma potrebbero essere usati come base per ulteriori negoziati”.

L’ambasciatore ha la risposta anche per coloro che accusano la Russia di voler occupare l’Ucraina o di annetterla al proprio territorio: “La nostra intenzione non è quella di restare per sempre. L’esercito russo completerà questa operazione, si spera prima piuttosto che dopo, e se ne andrà”. “La Russia ha già abbastanza territori”, prosegue Čižov. “Ma i territori delle repubbliche popolari di Doneck e Lugansk saranno effettivamente estesi per coprire l’insieme di questi due oblast’”, secondo i confini previsti dalle costituzioni della RPD e della RPL.

Per quanto riguarda le sanzioni imposte dalle potenze occidentali, la Russia non sembra preoccuparsene troppo: “Sopravviveremo”, ha commentato Čižov. “Ci sono stati leader extraeuropei che avevano previsto, con il precedente round di sanzioni, che l’economia russa sarebbe stata fatta a pezzi. Ma è sopravvissuta. Sappiamo come calcolare i rischi e affrontare le ricadute di eventuali sanzioni che potrebbero essere imminenti. E le sanzioni hanno un effetto boomerang, colpiscono molto spesso chi le impone. Non a causa delle contro-sanzioni, ma perché in questo mondo molto interconnesso, in questa economia globale, ti si ritorcono contro”. Lo sa bene l’Europa, che con le sue sanzioni antirusse imposte per compiacere Washington sta commettendo un vero e proprio suicidio.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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