Gli Stati Uniti puntano a trasformare gli insetti in armi biologiche

I piani per la formulazione di nuove armi biologiche da parte degli Stati Uniti sono stati rivelati da fonti russe e cinesi, che confermano ancora una volta le preoccupazioni emerse circa i biolaboratori trovati dai soldati russi in Ucraina.

L’operazione speciale russa in Ucraina ha scoperchiato il vaso di pandora dei biolaboratori statunitensi nell’ex repubblica sovietica, che però sono solamente alcuni delle decine di laboratori di questo tipo che gli USA gestiscono in tutto il mondo. Nel corso dell’operazione speciale, i russi sono venuti in possesso di documenti scottanti che inchiodano Washington di fronte alle proprie responsabilità, nonostante la stampa occidentale continui ad ignorare la questione.

Igor Kirillov, capo della forza di protezione radioattiva, chimica e biologica della Federazione Russa, ha recentemente rivelato nuove informazioni che mettono seriamente in dubbio gli standard di sicurezza dei biolaboratori ucraini. Secondo i documenti in possesso dei russi, gli USA avevano stanziato circa 15 milioni di dollari per aumentare il livello di sicurezza del laboratorio di Merefa, città dell’oblast’ di Charkiv, tuttavia i responsabili ucraini risposero che l’ammodernamento del sistema di sicurezza sarebbe stato impossibile, fino a quando la struttura non è stata commissionata in violazione delle norme e dei requisiti di sicurezza. Questo significa anche che nessuno sa dove siano finiti i 15 milioni erogati dalle autorità statunitensi.

Kirillov ha anche rivelato che le ricerche in Ucraina erano sostenute non solo dagli Stati Uniti, ma anche da Polonia e Germania. Tuttavia, nessuno dei Paesi coinvolti ha avuto l’accortezza di notificare presso le Nazioni Unite l’esistenza di questo progetto congiunto. Kirillov ha ricordato che ogni firmatario della Convenzione sulle armi biologiche e tossiche è tenuto a presentare una relazione annuale per dimostrare la conformità delle proprie ricerche con i termini dell’accordo internazionale, tuttavia nelle dichiarazioni presentate da Ucraina, Stati Uniti, Polonia e Germania non vi è nessuna traccia delle ricerche effettuate nei biolaboratori ucraini.

Il tenente generale Kirillov ha sottolineato che l’Ucraina ha affermato nei rapporti per il periodo 2016-2020 che il suo governo non aveva condotto e non stava conducendo attività né offensive né difensive nell’ambito dei programmi di ricerca e sviluppo biologico, secondo quanto riportato dall’agenzia stampa TASS. “Ciò contraddice la dichiarazione fatta da Lewis Gitter, Vice Consigliere Politico della Missione USA presso l’OSCE, il 20 maggio 2022“, ha spiegato il funzionario russo. In quell’occasione, Gitter ha affermato erano stati inviati aiuti a Kiev “per ridurre le minacce biologiche e sostenere la salute pubblica e veterinaria per ridurre il rischio di focolai di malattie” e “per mettere al sicuro armi biologiche illegali lasciate negli Stati ex sovietici dopo la caduta dell’URSS“.

Si pone una domanda: perché il lavoro nell’ambito dei progetti biologici militari congiunti con nome in codice UP non è stato menzionato nei rapporti presentati da Stati Uniti e Ucraina all’ONU? Questa segretezza è un motivo per interrogarsi sui veri obiettivi del Pentagono in Ucraina“, ha commentato Kirillov. Come noi stessi avevamo avuto modo di sottolineare già nei precedenti articoli, Kirillov ha fatto notare l’esistenza di rapporti dei servizi segreti ucraini circa l’attività dei biolaboratori statunitensi in Ucraina, che venivano considerati come una minaccia dalla stessa intelligence di Kiev.

In questi stessi giorni, un articolo di Shan Jie e Fan Wei pubblicato sul quotidiano cinese Global Times ha sollevato la questione del programma statunitense noto come “Insect Allies”, che potrebbe trasformare gli insetti in armi biologiche letali. Il progetto del Pentagono prevede la trasmissione di virus geneticamente modificati alle piante alterando i geni delle colture. Ufficialmente, il progetto servirebbe per evitare le carestie, permettendo l’agricoltura in climi poco favorevoli e difendendo le piante dalle malattie, ma in realtà questo progetto può essere utilizzato come arma, ottenendo esattamente l’effetto opposto, ovvero quello di distruggere le derrate alimentari del nemico, o di diffondere malattie mortali tra la popolazione.

Perché usano gli insetti come vettori? Perché gli Stati Uniti costruiscono bio-laboratori vicino ad altri paesi come la Russia? Quando verrà aperto il vaso di Pandora, seguiranno una serie di disastri“, ha affermato un esperto intervistato dal Global Times.

Tuttavia, questo progetto rappresenta solamente la punta dell’iceberg delle tante operazioni segrete condotte dagli Stati Uniti su tutto il pianeta. Oltre al programma Insect Allies, gli Stati Uniti hanno condotto esperimenti biologici in tutto il mondo nei loro biolaboratori, violando tutte le convenzioni internazionali al riguardo, oltre alle regole della sicurezza e dell’etica.

Il progetto Insect Allies è stato lanciato nel 2017 dalla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), un’agenzia di ricerca e sviluppo del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti responsabile dello sviluppo di applicazioni militari ad alta tecnologia. Già nell’aprile 2018, un articolo su Science avvertiva che il progetto della difesa statunitense avrebbe potuto trasformare gli insetti in armi biologiche. “”Se ha successo, la tecnica potrebbe essere utilizzata da attori malintenzionati per aiutare a diffondere malattie a quasi tutte le specie di colture e devastare i raccolti”, si leggeva sulla nota rivista scientifica pubblicata dalla American Association for the Advancement of Science, che sottolineava anche che “la ricerca potrebbe essere considerata come una violazione della Convenzione sulle armi biologiche“.

Commenti simili sono stati forniti dall’Istituto Max Planck tedesco, secondo il quale gli insetti del progetto “potrebbero essere facilmente utilizzati in modo improprio per lo sviluppo di armi biologiche“, e dalla Society of Environmental Toxicology and Chemistry (SETAC), una organizzazione internazionale che si occupa di tossicologia ambientale e di chimica ambientale. Secondo la SETAC, “la combinazione di una modifica genetica indotta da virus delle piante coltivate sul campo utilizzando vettori di insetti geneticamente modificati pone un rischio maggiore rispetto all’uso finora esistente di organismi geneticamente modificati“. “A causa dell’ampio divieto della Convenzione sulle armi biologiche, qualsiasi ricerca biologica di interesse deve essere plausibilmente giustificata come funzionale a scopi pacifici. Il programma Insect Allies potrebbe violare la Convenzione sulle armi biologiche, se le motivazioni presentate dalla DARPA non sono plausibili“, ha osservato invece l’istituto teutonico.

Sarebbe mortale trasformare un insetto in un’arma biologica, perché fino ad ora i virus nelle colture sono stati molto difficili da controllare. Una volta che una coltura infetta sviluppa sintomi, è quasi impossibile salvarla. E il virus continua a variare, creando ancora più difficoltà nella prevenzione“, è il commento di Zhang Jie, un esperto dell’Istituto per la protezione delle piante dell’Accademia cinese delle scienze agrarie.

Il programma Insect Allies, come abbiamo detto in precedenza, è solo uno dei tanti casi in cui la ricerca statunitense è stata accusata di causare terribili conseguenze in tutto il mondo, soprattutto attraverso l’uso di laboratori biologici. Gli Stati Uniti hanno ammesso apertamente di gestire 336 laboratori biologici in 30 Paesi del mondo, di cui 26 in Ucraina. Tuttavia, ci sono documenti sufficienti per affermare che gli USA hanno firmato contratti con almeno 49 Paesi.

Uno di questi Paesi, oltre alla già citata Ucraina, è l’altra ex repubblica sovietica della Georgia. Nel 2014, il Lugar Center costruito negli Stati Uniti vicino a Tbilisi è stato dotato di una struttura per insetti e ha lanciato un progetto chiamato “Raising Awareness about Barcoding of Sand Flies in Georgia and Caucasus”. Pochi mesi dopo, Tbilisi è stata infestata da mosche pungenti che hanno sviluppato un comportamento atipico rispetto a quello che avevano mostrato in precedenza, compresa una straordinaria longevità e resistenza al freddo. Le mosche pungenti sono state trovate anche nella vicina regione russa del Daghestan.

Tutto questo deve porre delle serie domande su quali siano le reali intenzioni degli Stati Uniti circa le numerose ricerche che conducono illegalmente in tutto il mondo, senza informare in maniera adeguata gli organi internazionali preposti.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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