Sri Lanka: i veri responsabili della crisi economica e politica

La crisi economica e politica in Sri Lanka affonda le sue radici nel sistema capitalista e nel debito estero che il Paese ha contratto e che poi ha rivenduto ai cosiddetti fondi avvoltoio.

Lo Sri Lanka, isola dell’Oceano Indiano nota in epoca coloniale come Ceylon, è al centro di una grave crisi economica e politica che ha portato alle dimissioni del presidente Gotabaya Rajapaksa (foto), che lo scorso 13 luglio ha lasciato il Paese, venendo provvisoriamente sostituito dal primo ministro Ranil Wickremesinghe, in attesa della nomina del nuovo capo di Stato.

Lo Sri Lanka, abitato da circa 22 milioni di persone, era diventato il primo Paese a dichiarare la bancarotta nel XXI secolo, dopo mesi di inflazione record e carenza di carburante, cibo e medicine, situazione che ha messo a repentaglio il sostentamento della popolazione. Nell’arco di poco tempo, lo Sri Lanka è passato dall’essere un Paese a reddito medio-alto ad una situazione economicamente disastrosa.

La stampa occidentale ha affrontato la situazione dello Sri Lanka mettendo l’accento sulla corruzione del sistema politico singalese, ma puntando il dito accusatorio anche verso la cooperazione cinese, visto che Pechino intrattiene ottimi rapporti con il governo di Colombo ed ha finanziato la costruzione di importanti infrastrutture sull’isola. In realtà, sebbene non possano essere negate le responsabilità della classe politica locale, lo Sri Lanka è vittima del sistema finanziario capitalista che ha strangolato il Paese. Questa situazione, unita all’aumento dei prezzi delle materie prime, ha portato all’acuirsi della crisi economica in Sri Lanka, che già era stato colpito pesantemente dalla pandemia di Covid-19.

Si può vedere che un Paese come lo Sri Lanka, la cui economia dipende fortemente dal reddito in valuta estera, è fragile nella sua capacità di resistere ai rischi economici globali e il fallimento è causato da molteplici fattori”, si legge su un editoriale della testata cinese Global Times. “Va detto che alcuni Paesi occidentali, come gli Stati Uniti, sono più interessati a utilizzare la crisi dello Sri Lanka per manipolazioni geopolitiche di quanto non siano disposti a offrire un’assistenza reale al Paese. Guardano allo Sri Lanka che è in crisi non con ansia, ma con una contorta eccitazione”.

Sebbene la Cina detenga il 10% del debito estero dello Sri Lanka, infatti, i principali creditori dell’isola sono fondi privati speculativi di Wall Street, i cosiddetti fondi avvoltoio o hedge funds, ai quali il governo ha rivenduto il 47% del debito estero nazionale. Questa cifra equivale a quasi 16,4 miliardi di dollari, mentre la Cina detiene meno di 3,4 miliardi di dollari del debito estero dello Sri Lanka, di cui un solo miliardo dovrebbe essere rimborsato nell’anno fiscale in corso. Tra gli altri principali creditori ci sono anche la Banca Asiatica per lo Sviluppo (13%), il Giappone (10%), la Banca Mondiale (9%) e l’India (2%).

Dall’inizio della crisi, la Cina è stato il Paese che maggiormente ha sostenuto lo Sri Lanka, donando 74,5 milioni di dollari attraverso un fondo umanitario gratuito e garantendo l’approvvigionamento delle medicine essenziali. Inoltre, il governo di Pechino ha promesso di donare 10.000 tonnellate di riso, che possono garantire un pasto al giorno per 1,1 milioni di studenti per la durata di un anno. Il primo carico di 1.000 tonnellate è stato inviato a giugno, ed il secondo è arrivato lo scorso 13 luglio.

Yang Xiyu, ricercatore presso l’Istituto Cinese di Studi Internazionali, ha spiegato al Global Times che gli atti degli Stati Uniti non sono volti a scopi umanitari o a stabilizzare l’economia dello Sri Lanka, ma derivano unicamente da considerazioni geostrategiche: “Lo scopo più importante degli Stati Uniti è rafforzare la propria presenza e influenza in una posizione geografica così importante”, ha affermato Yang. “Le considerazioni degli Stati Uniti vanno ben oltre l’ambito economico, anzi, gli aiuti statunitensi ad altri Paesi hanno sempre condizioni aggiuntive basate sui propri interessi, il che rende tali progetti di aiuti esteri orientati verso gli interessi degli Stati Uniti, e non verso quelli dei Paesi beneficiari”.

La difficile situazione che sta vivendo il Paese graverà sulle spalle del nuovo governo pluripartitico che dovrebbe nascere dopo la nomina del nuovo presidente, prevista per il prossimo 20 luglio. La Cina ha garantito che continuerà a fornire assistenza per lo sviluppo economico e sociale dello Sri Lanka e sosterrà i suoi sforzi per recuperare l’economia e migliorare i mezzi di sussistenza della sua popolazione, come ribadito di recente dal portavoce del portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Wang Wenbin.

Palitha Kohona, ambasciatore dello Sri Lanka in Cina, ha a sua volta affermato che le relazioni bilaterali tra Cin e Sri Lanka non saranno influenzate dal cambio di governo sull’isola: “Chiunque assuma il governo dopo le elezioni continuerà a mantenere la fiducia del governo cinese e la buona volontà del popolo cinese. C’è una buona intesa tra la leadership dei due paesi. Il rapporto tra Cina e Sri Lanka si basa su basi molto solide. Abbiamo sviluppato una partnership strategica di cooperazione e la Cina è il nostro più grande partner commerciale e il principale investitore”, ha affermato l’ambasciatore.

La Cina ha finanziato alcuni progetti su larga scala in Sri Lanka, come la città portuale di Colombo e il porto e la zona industriale di Hambantota”, ha ricordato l’ambasciatore Kohona, facendo riferimento alle accuse rivolte verso i finanziamenti cinesi nel Paese. “I critici dall’esterno hanno affermato che il nostro problema del debito è stato accentuato da questi progetti finanziati dalla Cina. Questa è solo propaganda di convenienza. Dobbiamo separare accuratamente i fatti dalla semplice propaganda. Alcuni media stranieri pubblicizzano la cosiddetta “trappola del debito”. Cercano semplicemente qualsiasi opportunità per essere critici nei confronti della Cina”.

CLICCA QUI PER LA PAGINA FACEBOOK

Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte e del link originale.

About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.