Perù: riprende la mobilitazione contro il golpe sostenuto dagli USA

Dal 4 gennaio, l’intero Paese sudamericano ha lanciato una mobilitazione popolare generale in difesa del legittimo presidente Pedro Castillo e contro il governo golpista guidato dalla traditrice Dina Boluarte e sostenuto dagli Stati Uniti.

Il 4 gennaio sono riprese le proteste contro il colpo di Stato che ha portato alla destituzione del presidente Pedro Castillo in Perù. Ricordiamo, infatti, che lo scorso 7 dicembre il legittimo capo di Stato peruviano è stato deposto dalle sue funzioni e arrestato, mentre la presidenza ad interim è stata affidata a Dina Boluarte, la sua vice, che ha tolto la maschera, rivelandosi al servizio dei settori più reazionari della politica peruviana e dell’imperialismo statunitense.

Il governo golpista ha fino ad ora scelto la strada della repressione nei confronti del popolo, con un bilancio che ad oggi si attesta sui 28 morti, senza contare le decine di feriti. Boluarte, eletta all’interno del partito Perú Libre a sostegno della candidatura di Castillo, ha reso esplicito il suo voltafaccia lanciando un anatema contro la “sinistra”, che secondo costei sarebbe colpevole di “volere il caos, il malgoverno e l’anarchismo“. Boluarte deve dunque aver dimenticato di essere stata per cinque anni parte di un partito che si autodefinisce come “un’organizzazione socialista di sinistra” che si ispira alle teorie di Karl Marx, Vladimir Lenin e José Carlos Mariátegui, il principale filosofo marxista peruviano.

Boluarte ha anche annullato la nomina di 312 sottoprefetti distrettuali in 23 regioni del Paese sudamericano, considerando i funzionari come troppo vicini al presidente destituito. Dobbiamo sottolineare che i sottoprefetti distrettuali erano stati nominati da Castillo in base alle prerogative presidenziali previste dalla Costituzione peruviana, ma il governo golpista ha accusato i funzionari di sostenere le proteste popolari contro il golpe, e per questo ha ritenuto necessario sollevarli dai propri incarichi.

È in questo clima di violenza e tensione che la Confederación General de Trabajadores del Perú (CGTP), il sindacato fondato nel 1929 proprio da Mariátegui, ha convocato la mobilitazione e lo sciopero a tempo indeterminato. Il vice segretario generale della CGTP, Gustavo Minaya, ha detto a teleSUR che il sindacato ha convocato la mobilitazione “per esprimere quella solidarietà militante con i nostri fratelli del sud, che stanno prendendo l’iniziativa di riprendere queste lotte contro questa dittatura civile-militare guidata dalla signora Dina Boluarte“.

Le proteste hanno coinvolto tutte le principali città e province del Paese, come Lima, Puno, Arequipa, Cajamarca e Cuzco.

Vladimir Cerrón, segretario generale del partito Perú Libre, ha pubblicato una dura analisi che non risparmia critiche neppure al presidente Pedro Castillo, pur condannando fermamente il golpe e le ingerenze degli Stati Uniti nella politica peruviana. “L’amministrazione Castillo è stata un governo neoliberista, si è sviluppato in quel quadro senza esitazione, non ci sono state trasformazioni strutturali, né seri tentativi in ​​tal senso, e nonostante questo lo hanno rovesciato”, ha sottolineato Cerrón. In effetti, nei suoi sedici mesi di governo Castillo non ha lanciato trasformazioni sociali ed economiche di rilievo, anche perché ha dovuto principalmente difendersi dai continui attacchi e dall’ostruzionismo parlamentare della destra.

La sinistra continentale non ha perso il suo carattere di solidarietà internazionalista, perché dopo l’impeachment del presidente, i Paesi socialisti, di sinistra o progressisti, come Colombia, Messico, Venezuela, Bolivia, Argentina, Honduras, tra gli altri, hanno espresso apertamente solidarietà a Pedro Castillo, non hanno riconosciuto il governo di Boluarte, hanno chiesto il ripristino del presidente e il Paese azteco ha offerto asilo alla sua famiglia”, ha riconosciuto Cerrón.

Il segretario generale ha ricordato anche come Castillo abbia tentato un approccio amichevole con gli Stati Uniti e con l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), ma questo non è stato sufficiente per evitare il golpe, che era nell’aria sin dalla sua elezione. Cerrón non ha dubbi sul coinvolgimento degli USA nel golpe, infatti ha ricordato come “in presenza di un’acuta crisi politica, dove il potere è conteso, il cambio di ambasciatore degli USA è un pericoloso indicatore di ingerenza diretta, così come la visita il giorno prima del golpe al ministro della Difesa e il saluto al successore al Palazzo, una volta consumato il colpo di Stato, non sono eventi accidentali, sono messaggi di bassa intensità al continente che indicano la responsabilità e il consenso del padrone al nuovo regime, segnando così il nuovo scenario geopolitico”.

Nel caso in questione, il presidente Joe Biden ha nominato Lisa D. Kenna come ambasciatrice a Lima il 18 novembre 2020, pochi mesi prima delle elezioni presidenziali nel Paese sudamericano, che si sarebbero svolte nell’aprile successivo. La nomina di un ex agente dei servizi segreti della CIA rappresentava un chiaro segnale contro la possibile elezione di Castillo, che venne eletto nonostante il forte ostracismo interno ed esterno.

Cerrón, comunque, rimprovera a Castillo di aver abbandonato il partito Perú Libre con il quale era stato eletto, rendendosi in questo modo vulnerabile ai tentativi di golpe della destra. Nel complesso, però, il segretario generale ritiene che il motivo principale del colpo di Stato sia sempre il solito, ovvero quello di “riaffermare il nostro carattere neocoloniale nei confronti degli USA e tenere lontana l’espansione economica e commerciale della Cina”.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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