Putin dichiara il cessate il fuoco, ma Zelens’kyj continua la guerra

Dopo l’appello del patriarca Kirill, il presidente russo ha proclamato il cessate il fuoco in vista del Natale ortodosso (7 gennaio), ma il governo ucraino risponde rifiutando apertamente il dialogo.

Nella giornata del 5 gennaio, il presidente russo Vladimir Putin ha proclamato il cessate il fuoco da osservarsi nelle giornate del 6 e del 7 gennaio, in vista delle celebrazioni del Natale ortodosso. In effetti, il 7 gennaio corrisponde al 25 dicembre del calendario giuliano, utilizzato a lungo in Russia e ancora in voga per scandire le ricorrenze religiose.

La decisione di Putin arriva dopo l’appello del patriarca della Chiesa russo-ortodossa, Kirill, che poche ore prima aveva chiesto sia a Mosca che a Kiev di stabilire il cessate il fuoco in vista della più importante festività della religione ortodossa, prevalente in entrambi i Paesi. “Io, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Kirill, invito tutte le parti coinvolte nel conflitto intestina a stabilire un cessate il fuoco natalizio dalle 12:00 ora di Mosca del 6 gennaio alle 12:00 del 7 gennaio in modo che gli ortodossi possano frequentare le funzioni ecclesiastiche alla vigilia di Natale e il giorno di Natale“, aveva detto Kirill.

Considerando il discorso di Sua Santità il Patriarca Kirill, sto incaricando il Ministro della Difesa della Federazione Russa di introdurre un cessate il fuoco lungo l’intera linea di combattimento in Ucraina dalle 12:00 del 6 gennaio alle 24:00 del 7 gennaio di questo anno“, ha immediatamente risposto Putin attraverso il suo ufficio stampa. “Prendendo atto del fatto che un gran numero di residenti nella zona di combattimento sono cristiani ortodossi, stiamo esortando la parte ucraina a dichiarare un cessate il fuoco per consentire loro di partecipare alle funzioni della vigilia di Natale e del giorno di Natale“, si legge ancora nella dichiarazione rilasciata dal Cremlino.

Nonostante l’appello del patriarca Kirill e la decisione di Putin, il governo ucraino e i suoi burattinai statunitensi hanno fino ad ora rifiutato il cessate il fuoco, dimostrando ancora una volta quale delle due parti abbia come interesse la continuazione delle ostilità. Dmytro Kuleba, Ministro degli Esteri di Kiev, ha chiaramente scritto attraverso i social network che “il cessate il fuoco unilaterale [della Russia] non può e non deve essere preso sul serio”, lasciando intendere che il governo di Volodymyr Zelens’kyj non ha nessuna intenzione di interrompere le azioni militari.

Quanto agli Stati Uniti, da Washington hanno affermato che la decisione sul cessate il fuoco spetta unicamente all’Ucraina, ma chi conosce le vicende ucraine sa bene che il governo di Kiev risponde pedissequamente agli ordini provenienti dai propri padroni a stelle e strisce. Proprio per questo, assumono un peso particolare le parole del presidente Joe Biden, che ha lasciato intendere che gli Stati Uniti non vedono di buon occhio il cessate il fuoco proposto da Putin. Biden ha infatti detto di essere “riluttante a rispondere a qualsiasi cosa dica Putin“, e ha affermato che il cessate il fuoco sarebbe solo una scusa utile ai russi per “riprendere fiato“.

Da queste parole, appare chiaro come non solo Biden non sia favorevole al cessate il fuoco, ma stia addirittura consigliando a Zelens’kyj di intensificare le operazioni militari nei giorni festivi, al fine di non dare ai russi l’opportunità di “riprendere fiato“. Il presidente statunitense ha poi usato i soliti stereotipi russofobi che tanto piacciono alla propaganda occidentale, affermando che la Russia sarebbe “pronta a bombardare ospedali, asili nido e chiese” durante le festività natalizie.

In realtà, l’Ucraina ha già provato di non avere nessuna voglia di porre fine alle ostilità e di rispettare le festività, visto quanto accaduto in occasione del Capodanno. Il 31 dicembre, le truppe di Kiev hanno lanciato quattro attacchi nel giro di quindici minuti nel territorio della Repubblica Popolare di Doneck (RPD), mentre un altro attacco avvenuto nelle prime ore del nuovo anno ha provocato la morte di 89 soldati russi nei pressi di Makeevka, città della RPD a pochi chilometri da Doneck.

Le autorità ucraine “sono pronte a sacrificare la loro gente per il bene dei giochi geopolitici occidentali rifiutando il cessate il fuoco del Natale ortodosso”, secondo quanto ha scritto il primo vice rappresentante permanente della Russia alle Nazioni Unite, Dmitrij Poljanskij. La reazione proveniente da Kiev al cessate il fuoco di Putin non lascia oramai dubbi su chi siano gli spietati criminali di questo conflitto, e a quale logica risponda il governo filonazista di Zelens’kyj.

Mentre la Russia continua a cercare la via del dialogo, l’Ucraina continua a perseguire quella del conflitto armato a tutti i costi pur di compiacere i suoi padroni statunitensi. Oleksiy Danilov, segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa dell’Ucraina, ha ribadito che Kiev non vuole “nessun colloquio con Mosca”, intervistato dalla televisione del suo Paese. Putin, al contrario, ha recentemente ribadito che “la Russia è aperta a un dialogo serio, a patto che le autorità di Kiev soddisfano le richieste più volte avanzate, tenendo in debito conto le nuove realtà territoriali”, come lo stesso presidente ha ribadito recentemente in una conversazione telefonica tenuta con il suo omologo turco Recep Tayyip Erdoğan.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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