Israele: vicini a governo Gantz, rinvio per processo Netanyahu

Il presidente israeliano Reuven Rivlin ha incaricato il leader dell’opposizione Benny Gantz della formazione del nuovo governo. Intanto, il coronavirus ha portato al rinvio dell’inizio del processo contro l’attuale premier Benjamin Netanyahu.

Nella giornata di domenica, il presidente israeliano Reuven Rivlin ha annunciato che sarà Benny Gantz, leader dell’opposizione e del partito Blu e Bianco (Kahol Lavan), a ricevere l’incarico per la formazione del nuovo governo di Tel Aviv. Gantz ha infatti ricevuto il sostegno di 61 parlamentari sui 120 che siedono nella Knesset, l’emiciclo israeliano, dopo che l’ex ministro Avigdor Liberman, leader del partito Yisrael Beytenu (Israele Casa Nostra), ha sciolto le sue riserve sull’appoggio a Gantz.

Gantz aveva già ricevuto il sostegno dei partiti di sinistra, la coalizione composta da Partito Laburista Israeliano (Miflèghet Ha-‘Avoda Ha-Yisraelit), Gesher (Ponte) e Meretz (Vigore), e la Lista Comune (in ebraico: HaReshima HaMeshutefet; in arabo: al-Qa’imah al-Mushtarakah), composta dai partiti che rappresentano gli interessi degli arabi-israeliani, tra i quali figurano anche i comunisti di Hadash (haHazit haDemokratit leSHalom veleShivyon, ovvero Fronte Democratico per la Pace e l’Uguaglianza).

La formazione di un governo Gantz potrebbe dunque passare alla storia come la prima volta della partecipazione degli arabi-israeliani ad un esecutivo. Il premier in carica, Benjamin Netanyahu, che negli ultimi giorni aveva lanciato l’ipotesi di un governo di unità nazionale per rispondere all’emergenza coronavirus, ha ottenuto il sostegno di soli 58 deputati.

La coalizione porterebbe inoltre all’inedita alleanza tra Liberman, ex ministro della difesa sotto Netanyahu, e la Lista Comune, i cui rappresentanti sono stati in passato definiti come “simpatizzanti del terrorismo” dallo stesso Liberman. Il prossimo governo Gantz sembra infatti legato dall’unico scopo di mettere fuori gioco Netanyahu, il premier più longevo nella storia israeliana, piuttosto che da un progetto politico condiviso.

Leader della Lista Comune, il comunista Ayman Odeh ha infatti sottolineato di essere disposto ad appoggiare Gantz solamente al fine di escludere Netanyahu dal governo, e che invece la Lista Comune si sarebbe opposta ad ogni tentativo di “grande coalizione” comprendente il partito Likud (Consolidamento), quello del premier in carica. In passato, gli arabi-israeliani si erano sempre tenuti fuori dal governo, ed allo stesso tempo gli esponenti politici ebrei avevano applicato una sorta di ostracismo nei confronti dei partiti arabi, assimilandoli ai terroristi.

Le ultime consultazioni tra le forze politiche avranno luogo secondo una procedura specifica pensata per far fronte all’emergenza coronavirus, senza la presenza di più di dieci persone nella stessa stanza. “È importante seguire le regole e le istruzioni e non lasciare spazio alla paura o al panico. Questo è un momento difficile, non solo per il sistema sanitario e la nostra economia, ma per tutti noi come società“, ha affermato il presidente Rivlin. “Queste non sono normali consultazioni; dobbiamo lavorare per formare un governo il più presto possibile”, ha concluso.

Netanyahu, dal canto suo, ha continuato a perorare l’opzione del governo di unità nazionale, che avrebbe l’effetto di mantenerlo nelle sfere del potere: “Di fronte alle emergenze globali e nazionali, dobbiamo unire le forze e stabilire un governo forte e stabile in grado di approvare un bilancio e prendere decisioni difficili”. Gantz, tuttavia, ha risposto a tono: “Qualcuno che desidera l’unità non rinvia il proprio processo penale all’una di notte e non invia ai media un piano per l’unità di emergenza, ma invia un team di negoziazione per incontrarsi. A differenza di te, continuerò a sostenere ogni azione corretta del governo senza alcuna considerazione politica. Quando sarai serio, parleremo”.

Gantz fa riferimento al processo al quale dovrebbe essere sottoposto Netanyahu, accusato di frode e corruzione dalle autorità giudiziarie israeliane. “Bibi” si sarebbe dovuto recare in tribunale proprio in questi giorni, ma, utilizzando l’emergenza coronavirus come pretesto, ha ottenuto il rinvio dell’inizio del processo fino al 24 maggio, come ufficializzato dalla Corte del Distretto di Gerusalemme e dal ministro della giustizia, Amir Ohana.

Il provvedimento preso dal governo afferma che i tribunali possono riunirsi solo per udienze urgenti su ordini di arresto e custodia cautelare, ordini di detenzione amministrativa, reati previsti dalla legge “relativa all’emergenza speciale” e alcuni provvedimenti provvisori in materia civile. Il caso di Netanyahu, come prevedibile, non rientra in questo elenco di eccezioni.

In pratica, il leader del governo israeliano sta utlizzando l’emergenza coronavirus a proprio vantaggio, cercando in tutti i modi di ostacolare l’ascesa di Gantz nel ruolo di premier. Netanyahu sta dando vita ad una vera e propria campagna mediatica sull’emergenza coronavirus, con Israele che oggi conta 337 casi e nessun morto, un bilancio tutto sommato contenuto rispetto a molti altri Paesi. “Questo non è un gioco da ragazzi, non sono le vacanze estive, è una questione di vita o di morte“, ha detto Netanyahu in una conferenza stampa nella giornata di ieri.

Netanyahu ha parlato di tre nuovi provvedimenti che il governo sta prendendo per arginare la diffusione del contagio, incluso il miglioramento della sua capacità di rintracciare coloro che avrebbero potuto essere esposti al virus usando controverse misure di “tracciamento digitale” approvate dal governo martedì mattina. Ha poi affermato che Israele aumenterà in modo significativo i test per il coronavirus e che gli ospedali del Paese si stanno preparando ad un’eventuale emergenza rifornendosi di nuovi respiratori.

L’emergenza coronavirus, tuttavia, non deve distogliere l’attenzione dai crimini commessi da Netanyahu e dal suo governo di segregazione razziale, e dunque non può essere utilizzata come pretesto per la conservazione della carica di primo ministro da parte di un pluri-indagato, né per il rinvio di un processo che ha già subito numerose procrastinazioni a causa dell’immunità di cui gode Netanyahu.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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