Il disastro dell’Ecuador sotto il traditore Lenín Moreno

Come nel caso del vicino Brasile, il governo iperliberista dell’Ecuador sta mostrando tutti i suoi limiti nella gestione dell’emergenza sanitaria e nella salvaguardia della propria popolazione.

Sin dalla sua elezione nel 2017, il presidente Lenín Moreno ha dimostrato la sua volontà di tradire il progetto della Revolución Ciudadana, lanciato dal suo predecessore Rafael Correa. La gestione di Moreno, che pure aveva ricoperto in precedenza l’incarico di vicepresidente sotto Correa, ha rilanciato il neoliberismo in Ecuador, riallineando la politica economica ed estera del Paese ai dettami degli Stati Uniti.

Le politiche neoliberiste imposte da Moreno hanno ferocemente colpito anche il settore della sanità pubblica, che Correa aveva tentato di sottrarre alle logiche del mercato. Sebbene l’Ecuador abbia sempre sofferto di una mancanza di posti letto ospedalieri, nel 2015 Correa aveva obbligato le strutture private ad accogliere i pazienti che non potevano essere assistiti dal settore pubblico: in caso contrario, “esproprieremo e statlizzeremo le cliniche”, aveva detto l’allora presidente.

Tutto quello che Correa aveva tentato di evitare (“Non permetterò che la salute sia trattata come una mercanzia con la quale i proprietari delle cliniche possano giocare”) si è invece realizzato sotto la guida di Moreno. Non deve sorprendere, dunque, che il Paese sia stato colto completamente alla sprovvista dall’epidemia da nuovo coronavirus. Attualmente, l’Ecuador conta oltre 35.000 casi positivi accertati e quasi 3.000 decessi, nonostante una popolazione di appena 17 milioni di persone. Ma le testimonianze ci raccontano di una situazione ancora peggiore, soprattutto a Guayaquil, il centro più popolato del Paese, dove le strade sono disseminate di cadaveri, e nella relativa provincia, Guayas.

Al momento, Moreno ha confermato le misure di emergenza fino al 15 giugno, dopo aver proclamato lo stato di calamità pubblica in tutto il territorio nazionale. Ma ad attirare le proteste dell’opposizione e della popolazione sono state soprattutto le misure approvate mercoledì 20 maggio dal governo di Quito. Moreno ha infatti annunciato un nuovo taglio di quattro milioni di dollari alla spesa pubblica, proprio nel momento in cui il governo dovrebbe sostenere una popolazione stremata dalla pandemia.

In questo modo, Moreno ed il suo governo hanno dimostrato di avere a cuore unicamente l’andamento degli indicatori macroeconomici, posti al di sopra del benessere della popolazione: “Dobbiamo prendere misure per evitare il collasso dell’economia”, ha dichiarato il capo di stato. Il governo ha inserito nel provvedimento alcune misure volte ad accontentare la popolazione, ma che in realtà sono solamente delle prese in giro: il costo della benzina scenderà di appena dieci centesimi di dollaro, mentre la giornata lavorativa verrà ridotta di due ore per i dipendenti del settore privato e di una sola ora per quelli pubblici, ad esclusione di medici, polizia e forze armate. Ma – è importante sottolinearlo – i lavoratori verranno pagati solamente per le ore lavorate, causando dunque una diminuzione del reddito per la maggioranza della popolazione.

Tali misure, che prevedono anche la chiusura o il ridimensionamento di numerose imprese pubbliche (verrà liquidata anche la compagnia aerea di bandiera TAME), vanno inserite nel più ampio contesto dell’accordo stipulato lo scorso anno tra il governo ecuadoregno ed il Fondo Monetario Internazionale (FMI), allora guidato da Christine Lagarde. Nel marzo del 2019, l’organizzazione internazionale ha concesso all’Ecuador un prestito di 4.2 miliardi di dollari, ma in cambio il governo si è dovuto impegnare alla realizzazione di diverse riforme in ambito fiscale e di flessibilità del lavoro, oltre alla riduzione dell’apparato statale ed al ritiro del sussidio per il carburante.

Al contrario, il presidente Moreno ed il suo governo non hanno preso nessuna misura per ridimensionare i grandi patrimoni, generare nuovi posti di lavoro o la lotta all’evasione fiscale ed al trasferimento dei capitali all’estero, tutte misure che aiuterebbero l’Ecuador a combattere meglio la situazione attuale, ridistribuendo la ricchezza.

Per queste ragioni, il 25 maggio si terrà una grande manifestazione nazionale contro il governo Moreno, nonostante la pandemia da nuovo coronavirus, come annunciato da diverse associazioni cittadine. La Federazione degli studenti universitari dell’Ecuador (FEUE) ha promosso la mobilitazione denunciando la riduzione del 25% per gli insegnanti, il licenziamento di 8.000 dipendenti pubblici nel settore dell’istruzione e la privatizzazione di numerose istituzioni pubbliche.

Ma, come in altri Paesi dell’America meridionale, la situazione peggiore riguarda le comunità indigene, che si trovano senza nessuna protezione di fronte alla pandemia. Ad oggi, sono stati registrati almeno 430 casi positivi tra le popolazioni indigene dell’Amazzonia ecuadoregna, che inoltre stanno lottando contro l’inquinamento causato dai pozzi petroliferi e dalle fuoriuscite di greggio. Andrés Tapia, leader della Confederazione delle nazionalità indigene dell’Amazzonia ecuadoregna (Confeniae) ha denunciato le condizioni di abbandono in cui vivono questi popoli, privi di assistenza sanitaria per affrontare l’epidemia e colpiti da una serie di alluvioni eccezionali tra marzo e maggio.

In ultima analisi, come nel vicino Brasile, i governi iperliberisti dell’America Latina hanno dimostrato di essere i meno adatti ad affrontare l’emergenza da nuovo coronavirus, mentre a pagarne le conseguenze sono, come spesso accade, le popolazioni indigene, che non prendono parte al sistema economico capitalista ma che ne subiscono unicamente le esternalità negative, dalla deforestazione allo sfruttamento intensivo del sottosuolo.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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