Burundi: morto il presidente uscente Pierre Nkurunziza

Pierre Nkurunziza, presidente del Burundi dal 2005, è improvvisamente morto lo scorso 8 giugno. Ripercorriamo brevemente le vicende di questo discusso leader politico, che si apprestava a cedere la guida del Paese al suo braccio destro, Evariste Ndayishimiye.

Il 9 giugno, il governo del Burundi ha comunicato l’inaspettata notizia della morte del presidente del Paese africano, il cinquantacinquenne Pierre Nkurunziza. In carica dal 2005, il discusso capo di stato aveva rinunciato a concorrere per un quarto mandato consecutivo, cedendo il passo, almeno formalmente, al braccio destro Evariste Ndayishimiye, che avrebbe dovuto prenderne il posto da agosto.

Secondo le ricostruzioni, la morte del presidente Nkurunziza sarebbe sopraggiunta l’8 giugno presso l’ospedale di Karuzi, ufficialmente per attacco cardiaco in seguito ad un malore avvertito nel corso di una partita di pallavolo, anche se non sono mancate le voci – smentite da fonti ufficiali – che hanno collegato il decesso del capo di stato al nuovo coronavirus, che, secondo quanto riportato dalla stampa internazionale, avrebbe infettato la moglie di Nkurunziza.

Le autorità politiche del Paese hanno annunciato sette giorni di lutto nazionale, mentre Pascal Nyabenda ricoprirà il ruolo di capo di stato ad interim, in quanto presidente dell’Assemblea Nazionale, almeno fino all’entrata in carica di Evariste Ndayishimiye.

Ma chi era Pierre Nkurunziza?

Nato il 18 dicembre 1964 a Bujumbura, la capitale di un Burundi che aveva raggiunto l’indipendenza da soli due anni, Pierre aveva cinque fratelli. Suo padre, Eustache Ngabisha, era un uomo politico dell’etnia hutu, eletto deputato tra le fila dell’Unione per il Progresso Nazionale (Union pour le Progrès National, UPRONA), allora principale forza politica del Paese, nel 1965. In seguito, Ngabisha divenne governatore provinciale sotto il regime del generale Michel Micombero, ma venne ucciso nel genocidio del 1972. La madre di Nkurunziza, Domtillie Minani, era invece un’infermiera di etnia tutsi.

Dopo aver completato gli studi scolastici, Nkurunziza si è laureato in educazione fisica nel 1990, divenendo insegnante e poi assistente universitario. Il futuro presidente aveva infatti una grande passione per lo sport e per il calcio, e nei primi anni ‘90 allenò diverse squadre del massimo campionato burundese, come il Muzinga FC e lo Union Sporting.

Nel frattempo, la politca del Paese stava vivendo una fase assai tormentata: nell’ottobre del 1993, il neoeletto presidente Melchior Ndadaye era stato assassinato in un tentativo di colpo di stato. Il fallito golpe si tramutò in un’ondata di violenza etnica tra le fazioni delle etnie hutu e tutsi, segnando dunque l’inizio della guerra civile del Burundi. In questo periodo, Nkrurunziza si rifugiò nelle aree più impervie del Paese, per sfuggire ad una condanna a morte per crimini di guerra. Il futuro presidente era infatti entrato a far parte del ribelle denominato Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia – Forze per la Difesa della Democrazia (Conseil National Pour la Défense de la Démocratie – Forces pour la Défense de la Démocratie, CNDD – FDD), in gran parte costituito da membri dell’etnia hutu, divenendo un guerrigliero con il soprannome di “Pita”. Nel 1998 venne nominato segretario generale del CNDD-FDD, assumento l’incarico di presidente dell’organizzazione nel 2000. Nel 2001, rimase ferito gravemente in uno scontro a fuoco, ma riuscì a sopravvivere.

Nkurunziza si convertì al protestantesimo evangelista, la religione della madre, ed emerse come fervente sostenitore dell’integrazione tra i due principali gruppi etnici del Paese, sfruttando le differenti origini dei propri genitori. Gli accordi del 2003 tra il CNDD-FDD ed il governo hanno permesso la legalizzazione del gruppo, trasformato in un partito politico in piena regola. Il CNDD-FDD ha dunque concorrere alle elezioni legislative del 2004, dove ha ottenuto una netta vittoria, e Nkurunziza è stato in seguito eletto dal parlamento come nuovo capo di stato, succedendo nel 2005 al presidente uscente, Domitien Ndayizeye.

Il primo mandato di Nkurunziza come presidente iniziò il 26 agosto 2005, inaugurando la fase della ricostruzione dello stato burundese, sulla base di un compromesso interetnico sancito dagli accordi di Arusha. Questi prevedevano la suddivisione e la rotazione delle posizioni politiche principali tra tutsi, hutu e twa, un gruppo etnico minoritario. Nel 2008, Nkurunziza ha provveduto allo smantellamento del gruppo ribelle hutu, il Partito per la Liberazione del Popolo Hutu – Forze Nazionali di Liberazione (Parti pour la Libération du Peuple Hutu – Forces Nationales de Libération, PALIPEHUTU – FNL). Allo stesso tempo, il presidente è stato fortemente criticato dalle opposizioni ed accusato di corruzione. I partiti avversari hanno annunciato il boicottaggio elettorale, ma ciò non gli ha impedito di ottenere un secondo mandato presidenziale nel 2010, questa volta con elezioni dirette, in base a quanto previsto dalla nuova costituzione.

Se il primo mandato di Nkurunziza era stato caratterizzato dal successo del raggiungimento della pace tra i gruppi etnici che convivono in Burundi, a partire dal secondo mandato le critiche nei suoi confronti sono divenute sempre più aspre per via della dilagante corruzione e delle politiche di repressione nei confronti delle opposizioni. In particolare, il presidente è stato accusato di violare gli accordi di Arusha dopo che Nkurunziza ha annunciato la propria volontà di candidarsi per un terzo mandato elettorale consecutivo. Nonostante la Corte Costituzionale abbia dato ragione al capo di stato con la senenza del 3 maggio 2015, le proteste nel Paese non si sono placate, causando decine di morti.

Il 13 maggio 2015, Nkrurunziza è riuscito a fermare un colpo di stato militare tentato dal generale Godefroid Niyombare. Tali eventi hanno causato nuovi scontri e numerosi morti tra i sostenitori del governo ed i suoi oppositori, con la fondazione di un nuovo gruppo ribelle, le Forze Repubblicane del Burundi (Forces Républicaines du Burundi, FOREBU). In questo clima di violenza, Nkurunziza ha ottenuto il suo terzo mandato presidenziale consecutivo nel luglio del 2015.

A causa delle continue violenze nel Paese, il governo di Nkurunziza si è trovato sempre più isolato all’interno della comunità internazionale. Dal 2015, infatti, 350.000 burundesi sono fuggiti nel Ruanda e negli altri Paesi limitrofi, mentre 110.000 sono i rifugiati interni stimati, numeri importanti per un Paese di poco più di dieci milioni di abitanti. Nkurunziza ha inoltre ritirato il Burundi dalla Corte penale internazionale nel 2017, e nel 2018 ha fatto approvare, per mezzo di un referendum, una riforma costituzionale che gli avrebbe permesso di mantenere il potere praticamente a vita, allungando la durata dei mandati presidenziali a sette anni, e garantendosi la possibilità di essere rieletto almeno fino al 2034.

A sorpresa, però, Nkurunziza ha successivamente annunciato la propria rinuncia a concorrere per un quarto mandato presidenziale consecutivo, probabilmente per via delle continue critiche provenienti dall’opposizione interna e dagli osservatori internazionali. In seguito a questa decisione, il presidente ha ottenuto le cariche di “visionario permanente” del CNDD-FDD e di “eterna guida superma” del Paese, lasciando intendere che Nkurunziza sarebbe rimasto il leader politico del Burundi anche dopo la cessione formale della carica presidenziale. Il suo governo è stato criticato anche per la gestione della pandemia da nuovo coronavirus, dopo che gli inviati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sono stati espulsi dal Paese, anche se ufficialmente il Burundi conta solamente 83 casi positivi.

Come detto, Nkurunziza sembrava aver preparato tutto per il meglio, con l’elezione del suo braccio destro Evariste Ndayishimiye alla presidenza e la possibilità di continuare a giocare un ruolo di primo piano nella vita politica del Burundi. Il resto è cronaca di questi giorni; resta ora da capire se, in seguito alla morte di Nkurunziza, Ndayishimiye avrà carta bianca a partire da agosto.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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