Gli Stati Uniti perdono terreno in Asia orientale

Come il Vietnam, anche altri paesi asiatici storicamente amici degli Stati Uniti guardano sempre più alla Cina come a un partner economico e commerciale affidabile.

A venticinque anni di distanza dalla riapertura delle relazioni diplomatiche tra i due paesi, stabilite l’11 luglio del 1995, il Vietnam è oggi considerato come un importante partner degli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico. “Il Vietnam ha offerto agli Stati Uniti un partner stabile, prospero e indipendente nel sud-est asiatico che contribuisce alla pace e alla sicurezza internazionali e al sostegno dello stato di diritto nella regione indo-pacifica, nonché delle regole del sistema commerciale mondiale. Per tutte queste cose contribuisce alla sicurezza degli Stati Uniti”, aveva affermato il console generale Marie Damour in occasione dell’anniversario dei rapporti bilaterali.

La stessa Damour aveva aggiunto anche che le relazioni tra i due paesi non avrebbero subito nessuna battuta d’arresto in caso di avvicendamento alla Casa Bianca, in quanto democratici e repubblicani sono concordi nel considerare il Vietnam come un partner strategico. Naturalmente questo non dipende dal fatto che gli Stati Uniti abbiano improvvisamente deciso di sostenere un Paese socialista a partito unico, ma piuttosto dalla convenienza di poter considerare come “amico” un paese che ha delle dispute territoriali con la Cina.

In questi venticinque anni – va detto – il rapporto tra Usa e Vietnam ha portato anche a interessanti progetti di cooperazione, come quello per la bonifica del territorio vietnamita dagli ordigni inesplosi rimasti sotterrati in seguito alla lunga e sanguinosa guerra condotta dagli Stati Uniti e dal governo fantoccio del Vietnam del Sud fino al 1975. Più di recente, la Usada (l’Agenzia Statunitense per lo Sviluppo) ha firmato un accordo con l’impresa statale Vietnam Electricity (Evn) per sostenere l’installazione di pannelli solari nel paese asiatico.

In un paese che si sta sviluppando molto rapidamente come il Vietnam, la domanda di energia elettrica cresce del 10% all’anno, rendendo necessaria una conversione verso le energie rinnovabili e pulite, al fine di evitare un ulteriore aumento del tasso di inquinamento atmosferico, già molto elevato per quanto riguarda le metropoli di Hà Nội e di Hồ Chí Minh City. Il Paese ha già fatto grandi progressi in questo senso, e l’accordo con l’Usada dovrebbe permettergli di bruciare ulteriormente le tappe: nel settembre del 2019, il Vietnam era in grado di produrre 25.000 MW di energia attraverso il solare, superando ampiamente l’obiettivo dei 4.000 MW fissato dal governo. Attualmente, le energie rinnovabili rappresentano il 9% della produzione energetica vietnamita, in eccesso rispetto all’obiettivo del 7% previsto per il 2020.

Tuttavia, le relazioni tra Stati Uniti e Vietnam hanno anche subito qualche battuta d’arresto. Il 16 dicembre, il dipartimento di Stato di Washington ha comunicato l’imposizione di sanzioni alla Vietnam Gas and Chemicals Transportation Corporation per “essersi consapevolmente impegnata, a partire dal 5 novembre 2018, in una transazione significativa per il trasporto di prodotti petroliferi dall’Iran”. Il Vietnam ha risposto affermando il proprio diritto di intrattenere relazioni economiche e commerciali con qualsiasi altro paese della comunità internazionale senza dover sottostare alle imposizioni di terzi: “Le relazioni tra Vietnam e Iran sono sempre state aperte, trasparenti e legali”, ha dichiarato la portavoce del ministero degli Affari Esteri, Lê Thị Thu Hằ. Il governo del Vietnam ha chiesto la rimozione delle sanzioni imposte dagli Usa, affermando di sottostare unicamente alle risoluzioni dell’ONU, che vietano i commerci con l’Iran unicamente per quanto riguarda il materiale bellico.

Il Vietnam vuole dimostrare agli Stati Uniti di essere un paese indipendente con una propria politica estera, per quanto buone possano essere le relazioni con Washington. Il governo di Hà Nội non è disposto a sottostare agli ordini provenienti dall’America settentrionale, soprattutto in questo momento in cui la Cina sta assumendo un ruolo sempre più di leader nella regione dell’Asia-Pacifico, mentre gli Stati Uniti stanno progressivamente perdendo terreno.

A dimostrazione di ciò, su iniziativa di Pechino è stato stipulato il Rcep (Partenariato Economico Globale Regionale), che include, oltre alla Cina, quattro storici alleati degli Usa (Corea del Sud, Giappone, Australia e Nuova Zelanda) e tutti i dieci paesi dell’Asean (l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico), compreso il Vietnam, che ha ospitato il vertice virtuale nel quale è stato firmato l’accordo, lo scorso 15 novembre. Secondo gli economisti di Hsbc, l’accordo “potrebbe rafforzare una tendenza che è già in atto da decenni: che il centro di gravità economica globale continui a spingersi senza sosta verso oriente”.

Questo accordo, che include i paesi nei quali vive il 45% della popolazione mondiale e che sono al centro del 40% del commercio globale, dimostra chiaramente come gli Stati Uniti stiano perdendo il controllo di quella che può essere considerata come la regione geopoliticamente più importante di questo XXI secolo. Naturalmente, paesi come Corea del Sud, Giappone, Australia e Nuova Zelanda resteranno ancora fortemente legati agli Stati Uniti, ma solamente fino a poco tempo fa avrebbero considerato come un tabù la firma di un simile accordo con la Cina. Evidentemente, hanno capito che il tempo dell’impero statunitense sta scadendo, ed hanno ben pensato di coprirsi le spalle in vista della fine definitiva dell’egemonia a stelle e strisce.

Articolo pubblicato su www.lacittafutura.it

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

There are 3 comments

  1. Il Vietnam si prepara a 15 anni di grande crescita economica | World Politics Blog

    […] “Il Vietnam ha continuato a promuovere la sua politica di indipendenza, incrementando l’importanza alle sue relazioni con i principali paesi. Nel 2020, il Vietnam ha mantenuto e promosso una sana ed efficace cooperazione con i principali partner ma allo stesso tempo, come altri paesi medi e piccoli, il Vietnam è riuscito a evitare di farsi prendere dalla crescente concorrenza tra questi” ha concluso Lê Đình Tình, facendo chiaro riferimento alla crescente tensione tra Stati Uniti e Cina. […]

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