Liberia: George Weah riduce la durata dei mandati di tutte le cariche politiche

In base ai primi risultati pubblicati, sarebbero stati approvati tutti i referendum proposti dal presidente liberiano George Weah, al fine di ridurre la durata dei mandati di tutte le principali cariche politiche del Paese africano.

La Commissione Elettorale Nazionale della Liberia non ha ancora pubblicato i risultati definitivi dei referendum costituzionali tenutisi lo scorso 8 dicembre, ma i dati fino ad ora disponibili mostrano una vittoria del presidente George Weah, con l’approvazione di tutti gli otto quesiti referendari da lui proposti.

I risultati più attesi riguardavano la riduzione della durata dei mandati di tutte le principali cariche politiche del Paese, compresa quella dello stesso presidente. Il capo dello Stato vedrà infatti ridurre il proprio mandato da sei a cinque anni (art. 50 della costituzione liberiana), stessa riduzione prevista per i membri della House of Representatives – la camera bassa – (art. 48) e per i presidenti delle due camere del parlamento di Monrovia (art. 47 e art. 49). I senatori, che fino ad oggi potevano godere di un mandato di ben nove anni, resteranno invece in carica per sette anni (art. 45).

Un altro importante emendamento riguarda l’attribuzione della cittadinanza liberiana, la cui procedura verrà agevolata al fine di concedere l’ottenimento della doppia cittadinanza (art. 28). Attualmente, infatti, la cittadinanza liberiana viene concessa automaticamente solamente se entrambi i genitori erano cittadini liberiani al momento della loro nascita; gli emendamenti proposti richiedono invece che un solo genitore sia cittadino liberiano, rimuovendo la possibilità per il governo di privare della cittadinanza i cittadini liberiani dalla nascita. Allo stesso tempo, tuttavia, sarà interdetto ai cittadini con doppia cittadinanza di ricoprire incarichi di alto livello, in ambito politico, giuridico e militare.

Nella stessa giornata dei referendum si sono tenute anche le elezioni per il Senato, che invece non sono andate come previsto per il partito di Weah, il Congress for Democratic Change (CDC), fondato nel 2005 dai sostenitori dell’ex attaccante di Milan e Paris Saint-Germain in occasione della sua prima candidatura come presidente – in quell’occasione non andò a buon fine. Le elezioni prevedevano il rinnovamento di quindici dei trenta seggi che compongono la camera alta: il CDC ha effettivamente guadagnato un seggio, passando da quattro a cinque senatori, ma ha comunque perso terreno rispetto alla coalizione delle forze dell’opposizione liberale, denominata Collaborating Political Parties (CPP), che avrà a disposizione ben tredici senatori.

Secondo gli analisti politici liberiani, al Senato potrebbe verificarsi una situazione di stallo, visto che le forze contrarie al presidente Weah hanno ottenuto nel complesso quindici seggi contro i quattordici dei partiti che sostengono l’attuale governo, anche se non è semplice determinare lo schieramento al quale si accaseranno i tre senatori eletti come indipendenti. Resta da attribuire inoltre il seggio della contea di Grand Kru, per la quale ancora non sono stati resi noti i risultati.

In particolare, il CDC ha subito una bruciante sconfitta nella contea di Montserrado, la più popolosa del paese, che comprende la capitale Monrovia e circa un terzo degli elettori di tutta la Liberia. La contea di Montserrado era precedentemente considerata come la roccaforte di Weah, ma questa volta uno dei suoi principali oppositori, Abraham Darius Dillon, candidato della coalizione CPP, ha raggiunto il 61.3% delle preferenze contro il 35.76% del candidato governativo Thomas Pangar Fallah.

Il grande sconfitto di questa tornata elettorale resta ad ogni modo il National Patriotic Party (NPP), la forza nazionalista triste protagonista delle due guerre civili liberiane, che ha governato il Paese tra il 1997 ed il 2003 con le presidenze di Charles Taylor e Moses Blah, ma che questa volta ha perso quattro dei suoi cinque seggi alla camera alta.

Gli analisti consideravano questa tornata elettorale come una prova di grande importanza per il presidente George Weah, entrato in carica il 22 gennaio 2018 e quasi certamente intenzionato a candidarsi per un secondo mandato presidenziale nelle elezioni del 2023. L’attuale governo sta affrontando una fase critica soprattutto causa della crisi economica che attraversa il Paese e della pandemia da Covid-19, che in Liberia ha colpito quasi 1.800 persone uccidendone 83, un bilancio tutto sommato contenuto per un paese che conta oltre cinque milioni di abitanti.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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