Carovana internazionale contro l’embargo a Cuba

Sono oltre cinquanta i Paesi nei quali si sono svolte manifestazioni ed altre attività per chiedere la fine del criminale blocco economico imposto dagli Stati Uniti contro Cuba.

Oltre cinquanta Paesi di tutti i continenti sono stati attraversati, nelle giornate di sabato 27 e domenica 28 marzo, dalla carovana internazionale “Puentes de Amor” contro l’embargo a Cuba, con una vasta partecipazione da parte delle popolazioni locali. A prendervi parte, molte organizzazioni, movimenti e persone solidali con Cuba, che hanno unito le proprie voci per denunciare il blocco economico, commerciale e finanziario che gli Stati Uniti continuano ad esercitare contro l’isola caraibica da oltre sessant’anni.

Il messaggio veicolato dalla carovana è diretto soprattutto al presidente Joe Biden, che nelle sue mani avrebbe tutto il potere necessario per porre fine alla politica criminale portata avanti dal suo Paese. A Biden si chiede la cancellazione del blocco ed il ritorno ad una politica di distensione sulla scia di quanto iniziato da Barack Obama, prima che Donald Trump intervenisse a cancellare tutti i progressi fatti negli anni precedenti la sua elezione.

Attraverso i social network, il presidente cubano, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha sottolineato il successo della carovana. “Ciò che sta accadendo è molto importante, una dimostrazione che sta crescendo la comprensione della natura criminale di quel blocco e del suo tentativo di asfissiare economicamente il nostro Paese“, gli ha fatto eco Fernando González, presidente dell’Istituto cubano di amicizia con i popoli.

Le principali manifestazioni si sono tenute in America Latina, dove da sempre vi è un sentimento popolare molto forte di opposizione all’embargo contro Cuba. Oltre alla stessa isola caraibica, dimostrazioni sono state organizzate in numerosi Paesi del continente, come Venezuela, Nicaragua, Costa Rica, Honduras, Dominica, Ecuador, Cile, El Salvador, Messico, Argentina e Brasile. Una delle manifestazioni di maggior importanza ha avuto luogo a Rosario, città argentina che ha dato i natali ad Ernesto “Che” Guevara.

Non sono mancate le manifestazioni neppure in America settentrionale, tra Canada e Stati Uniti. Una carovana ha avuto luogo anche a Miami, dove ha sede la più imponente comunità cubana all’estero. 

In Europa, si sono svolte manifestazioni in Francia, Italia, Russia, Svezia, Irlanda, Belgio, Germania, Svizzera, Spagna e Regno Unito. A Mosca, i partecipanti hanno liberato un pallone aerostatico recante il volto del “Che” Guevara e la scritta “Abbasso l’embargo!”. 

In Africa, i principali Paesi coinvolti dalla carovana sono stati Angola, Sudafrica, Namibia, Gambia, Egitto e Tunisia. In particolare in Angola, Paese che vanta una lunga storia di amicizia con Cuba, sono state numerose le dimostrazioni di solidarietà con l’isola socialista. “Ci uniamo a tutte le persone amanti della pace nel mondo per, insieme a loro, combattere l’assedio economico, commerciale e finanziario che Washington impone all’isola caraibica“, è il messaggio diramato dall’Associazione di amicizia Gambia-Cuba.

Non sono mancati neppure gli eventi nel continente asiatico. L’ambasciata cubana a Pechino ha organizzato un incontro con media cinesi e stranieri per trattare l’ampio rifiuto internazionale della politica ostile degli Stati Uniti, ulteriormente acuitasi nel contesto della pandemia. “Il Libro bianco della Cina include il blocco contro Cuba come una violazione dei diritti umani da parte degli Stati Uniti“, ha sottolineato Carlos Pereira, ambasciatore cubano in Cina. Anche la Thailandia, il Libano ed altri Paesi hanno visto una nutrita partecipazione alla carovana.

Infine, numerose forme di solidarietà con Cuba sono state esplicitate attraverso i social network, con la pubblicazione di video, foto ed altri tipi di contributi.

Sono convinto, per tutte le ragioni che abbiamo, per le risposte che abbiamo dato in questi tempi difficili davanti al mondo, che saremo supportati dalla maggioranza del mondo nella lotta contro il blocco”, ha affermato il presidente Díaz-Canel. “Hanno voluto schiacciare un popolo, perché? Perché abbiamo deciso di essere diversi”, ha ancora dichiarato il capo di Stato al cospetto di una una rappresentanza di diplomatici cubani nella giornata di sabato. 

Il ministro degli Affari Esteri, Bruno Rodríguez Parrilla, ed il primo ministro, Manuel Marrero Cruz, hanno presentato nella stessa occasione le linee guida della politica estera cubana per il prossimo anno: la difesa dell’immagine di Cuba nell’arena internazionale; l’attuazione della strategia economica e sociale; l’impulso alla scienza e all’innovazione dai saperi più diversi; il confronto con la sovversione nemica, che cerca di screditarci e dividerci; e la maggior partecipazione dei giovani a ogni battaglia che Cuba combatte, sia all’interno che all’esterno del paese. Il lavoro svolto dal personale sanitario in ambito internazionale durante questi difficili mesi di lotta alla pandemia è a sua volta stato sottolineato, ringraziando le 57 brigate mediche cubane, appartenenti al Contingente “Henry Reeve”, che hanno sostenuto il confronto con il nuovo coronavirus in 40 paesi, 22 dei quali nella regione delle Americhe.

Informazioni e immagini tratte da granma.cu

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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