Il vertice dell’ASEAN dà il via al processo di pace in Myanmar

Il vertice di Giacarta ha rappresentato un primo passo nel dialogo tra la giunta militare del Myanmar e la comunità internazionale.

Sabato 24 aprile, si è tenuto a Giacarta, capitale dell’Indonesia, il vertice dei leader dell’ASEAN, l’Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico. Uno dei temi portanti della riunione è stato quello della crisi politica in Myanmar, paese che fa parte dell’organizzazione regionale dal 1997. Come noto, infatti, a inizio anno il Myanmar è stato scosso da un colpo di Stato militare che ha portato alla rimozione e all’arresto della leader Aung San Suu Kyi, nonostante la schiacciante vittoria ottenuta dal suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia, alle elezioni tenutesi nel novembre del 2020. La crisi ha portato a scontri molto violenti tra esercito e oppositori, con un bilancio che attualmente avrebbe raggiunto i 745 morti ed oltre 3.300 feriti.

Il vertice di Giacarta ha rappresentato anche il primo grande appuntamento internazionale per il nuovo primo ministro vietnamita, Phạm Minh Chính, leader della delegazione della Repubblica Socialista impegnata nel viaggio in Indonesia. Il premier ha dichiarato che il Vietnam partecipa al vertice “per stringere e rafforzare i rapporti di solidarietà e mutua assistenza con i colleghi membri dell’ASEAN, contribuendo a rafforzare il ruolo e la posizione del blocco nel risolvere le sfide e creare un ambiente pacifico e favorevole per lo sviluppo sostenibile di ogni paese e regione”.

A presiedere l’incontro è stato il sultano Hassanal Bolkiah del Brunei, visto che proprio questo piccolo paese detiene attualmente la presidenza dell’associazione. Il Myanmar è invece stato rappresentato da Min Aung Hlaing, capo dell’esercito e attuale leader de facto del paese dopo il colpo di Stato.

Su proposta del Brunei, l’ASEAN ha proposto al governo golpista del Myanmar di consentire forniture mediche e alimentari in aiuto alla popolazione locale, e di nominare un inviato speciale per incoraggiare il dialogo tra il regime militare e i suoi oppositori, che nel frattempo hanno dato vita ad un parallelo governo di unità nazionale.

Secondo gli analisti, la crisi del Myanmar rappresenta un importante banco di prova per l’ASEAN. Storicamente, infatti, l’organizzazione regionale non ha mai effettuato ingerenze nelle questioni relative alla politica interna dei paesi membri. In questo caso, tuttavia, la crisi si è rivelata eccessivamente grave, al punto da mettere a repentaglio la stabilità dell’intera regione. “Non si tratta di una questione interna al Myanmar, ma di una grave crisi umanitaria e dei diritti umani che sta colpendo l’intera regione” ha dichiarato Emerlynne Gil, rappresentante di Amnesty International nel sud-est asiatico.

L’impegno dei leader a incontrarsi fisicamente riflette una profonda preoccupazione per la situazione in Myanmar e la determinazione dell’ASEAN ad aiutare il Myanmar a uscire da questa delicata situazione”, sono state invece le parole di Retno Marsudi, ministro degli esteri indonesiano.

Il vertice di Giacarta non ha portato a cambiamenti immediati nella politica del Myanmar, ma ha rappresentato un primo passo nel processo di dialogo tra la giunta militare e la comunità internazionale. Secondo Nguyễn Thành Trung, direttore del Centro di studi internazionali dell’Università di scienze sociali e umanistiche, Università nazionale del Vietnam a Hồ Chí Minh City, “si può dire che il vertice speciale dell’ASEAN è la prima opportunità per le due parti di sondare il campo e determinare fino a che punto l’altra parte è disposta a fare concessioni”. Un altro punto importante riguarda la fiducia che entrambe le superpotenze del XXI secolo, la Cina e gli Stati Uniti, sembrano riporre nella capacità dell’ASEAN di affrontare la questione del Myanmar.

Tuttavia, anche all’interno dei paesi membri dell’ASEAN, non esiste una posizione univoca nei confronti degli avvenimenti politici che hanno avuto luogo in Myanmar. In seguito al colpo di Stato, alcuni governi, come quelli di Singapore e Indonesia hanno severamente condannato il golpe e le violenze dell’esercito, altri, come quello del Vietnam, hanno espresso preoccupazione”, mentre altri ancora, come il governo thailandese, hanno mantenuto la posizione di non interferire negli affari interni di altri Stati membri.

Certamente, l’approccio dell’ASEAN si discosta fortemente da quello avuto sin dall’inizio dai paesi occidentali, che hanno optato per introdurre una serie di sanzioni economiche rivolte ai generali e agli interessi economici dei militari. Ancora mercoledì 21 aprile, gli Stati Uniti hanno continuato a imporre sanzioni a due società statali in Myanmar con legami con i militari. Questi metodi, utilizzati fin troppo spesso anche ai danni di altri Stati, non hanno portato a uno sviluppo significativo della situazione.

Come giustamente affermato dal professor Trung, “i forum in cui l’ASEAN gioca un ruolo centrale potrebbero essere un ambiente in cui la giunta militare del Myanmar potrebbe sentirsi a proprio agio. […] Per creare una pressione efficace sul Myanmar, è necessario creare un ambiente incoraggiante per la giunta militare al tavolo delle trattative, e fare concessioni su alcune questioni”. In caso contrario, i militari potrebbero decidere semplicemente di chiudere il paese al mondo, come già avvenuto con i governi militari del passato nell’ex Birmania.

A margine del vertice di Giacarta, i rappresentanti degli Stati membri hanno incontrato anche l’inviato speciale delle Nazioni Unite per il Myanmar, Christine Schraner Burgener. In quest’occasione, il ministro degli Esteri vietnamita, Bùi Thanh Sơn, ha affermato che “il Vietnam sta seguendo da vicino gli sviluppi in Myanmar e sta giocando un ruolo attivo, insieme all’ASEAN, nella ricerca di le soluzioni più adatte per affrontare la sua crisi in corso”. La posizione del Vietnam è considerata particolarmente importante, in quanto si tratta dell’unico Paese membro dell’ASEAN a detenere un seggio all’interno del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Sơn si è detto favorevole alla fornitura di aiuti umanitari al Myanmar e alla promozione del dialogo tra la giunta militare e gli oppositori.

Al termine della serie di incontri tenutisi a Giacarta, i leader dei governi partecipanti hanno dichiarato di aver concordato un piano con il capo della giunta militare. I risultati del vertice sarebbero andati “oltre le aspettative”, secondo le parole del primo ministro malese Muhyiddin Yassin.

Secondo una dichiarazione rilasciata dal Brunei, in qualità di presidente dell’associazione, è stato raggiunto un consenso su cinque punti: porre fine alla violenza, instaurare un dialogo costruttivo tra tutte le parti, nominare un inviato speciale dell’ASEAN per facilitare il dialogo, l’accettazione degli aiuti umanitari e lo svolgimento di una visita dell’inviato speciale in Myanmar. Al contrario, il leader della giunta militare Min Aung Hlaing non ha risposto alla richiesta di liberazione dei prigionieri politici.

Il governo di unità nazionale, composto dai rappresentanti dell’opposizione e dai pochi elementi rimasti liberi del governo di Aung San Suu Kyi, ha affermato di accogliere con favore il consenso raggiunto, a patto che la giunta militare mantenga le proprie promesse. 

Articolo pubblicato su www.lacittafutura.it

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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