Bulgaria: la vittoria dimezzata di Boyko Borisov

Il partito del primo ministro bulgaro ha ottenuto il primo posto alle elezioni legislative, ma molto probabilmente Borisov non riuscirà a formare un governo.

Molte testate della stampa europea hanno parlato di vittoria per il primo ministro di centro-destra Boyko Borisov, ma le elezioni legislative svoltesi in Bulgaria lo scorso 4 aprile hanno portato ad un verdetto che solo molto parzialmente sorride al capo del governo. Analizzando le forze in campo, infatti, appare sempre più improbabile che Borisov riesca ad ottenere un quarto mandato alla guida del Paese dell’Europa orientale.

L’unica buona notizia per il premier, in effetti, è che il suo partito, Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria (Граждани за европейско развитие на България – ГЕРБ; Graždani za evropejsko razvitie na Bălgarija – GERB), in coalizione con l’Unione delle Forze Democratiche (Съюз на Демократичните Сили, СДС; Săjuz na Demokratičnite Sili, SDS) resta la prima forza del Paese. GERB e SDS, che hanno presentato una lista unificata, hanno infatti ottenuto il 25,80% dei consensi, eleggendo 75 deputati sui 240 che compongono l’emiciclo di Sofia. Tuttavia, si tratta di un risultato decisamente inferiore a quello ottenuto dal partito di Borisov nel nel 2017, quando raggiunse il 32,65% con 95 scranni conquistati.

Ancora peggio è andata all’altra forza storica della politica del Paese, il Partito Socialista Bulgaro (Българска Социалистическа Партия – БСП; Bălgarska Socialističeska Partija – BSP) di Korneliya Ninova, principale compagine di opposizione all’interno della Coalizione per la Bulgaria. Il raggruppamento di centro-sinistra ha infatti subito una perdita ancora più netta, passando da 80 a 43 seggi con il 14,79% dei consensi. Per i socialisti, afflitti dalle divisioni interne tra i sostenitori di Ninova ed i suoi oppositori, si tratta del peggior risultato di sempre.

Ad approfittarne è stata soprattutto la forza “populista” fondata dal cantante e personaggio televisivo Slavi Trifonov, che con una piattaforma basata sulla lotta alla corruzione ed il disprezzo delle forze politiche tradizionali è riuscita ad ottenere il secondo posto alle spalle della coalizione GERB-SDS. La lista, denominata C’è un popolo come questo (Има такъв народ; Ima takav narod), ha partecipato per la prima volta alle elezioni, raggiungendo il 17,40% dei consensi ed eleggendo 51 deputati.

Molto simile è la posizione della lista In piedi! Mafia fuori! (Изправи се! Мутри вън!; Izpravi se! Mutri van!), che a sua volta partecipava per la prima volta alle elezioni, riuscendo ad entrare in parlamento con quattordici rappresentanti ed il 4,65% delle preferenze.

Positivo anche il risultato conquistato dal partito delle minoranze etniche, il Movimento per i Diritti e le Libertà (Движение за Права и Свободи – ДПС; Dviženie za Prava i Svobodi – DPS), che rappresenta in particolare la popolazione di origine turca, come il suo leader Mustafa Karadayı. DPS ha superato la soglia del 10% dei consensi, raggiungendo il 10,36% con l’elezione di trenta deputati, quattro in più della precedente legislatura.

Infine, entra in parlamento pure la coalizione liberale Bulgaria Democratica, alla quale ha aderito anche il Movimento Verde (Зелено движение; Zeleno dvizhenie), principale compagine ecologista del Paese. Per Bulgaria Democratica sono arrivati 27 seggi con il 9,31% dei voti, un risultato sorprendente se si considera che nessuno dei partiti aderenti disponeva precedentemente di scranni nell’emiciclo di Sofia.

Se sono tre le forze ad essere entrate in parlamento, altrettante hanno abbandonato l’edificio parlamentare bulgaro, e a pagare sono state soprattutto le forze dell’estrema destra. Il tracollo principale ha riguardato l’Organizzazione Rivoluzionaria Interna Macedone – Movimento Nazionale Bulgaro (Вътрешна Македонска Революционна Организация – Българско Национално Движение – ВМРО-БНД; Vatreschna Makedonska Revoljuzionna Organizacija – Balgarsko Natsionalno Dvizhenie – VMRO-BND), che solo quattro anni fa aveva ottenuto il suo miglior risultato di sempre, eleggendo ventisette deputati in coalizione con altri due partiti di estrema destra ai quali accenneremo a breve. Con il 3,59% dei consensi, il partito nazionalista, che nella scorsa legislatura sosteneva il governo di Borisov, non è riuscito a centrare la soglia di sbarramento fissata al 4%.

Nonostante abbiano presentato una lista unitaria, anche il movimento Volontà (Воля; Volja) e il Fronte Nazionale per la Salvezza della Bulgaria (Национален фронт за спасение на България; Nacionalen front za spasenie na Bălgarija – FNSB) non sono riusciti a superare la soglia di sbarramento, fermandosi al 2,34% dei consensi. Si tratta di un’altro duro colpo alla leadership di Borisov, visto che FNSB faceva parte del governo, mentre Volontà aveva garantito un appoggio esterno all’esecutivo.

Infine, esce dal parlamento anche l’ultimo dei partiti di estrema destra, l’Unione Nazionale Attacco (Национален Съюз Атака; Nacionalen Săjuz Ataka), che non fa meglio dello 0,48%. Nel 2017, la formazione di Volen Siderov era riuscita a garantirsi sei seggi grazie alla coalizione formata con VMRO-BND e FNSB, ma successivamente aveva abbandonato il governo, passando all’opposizione nel 2019.

Venuto meno l’appoggio dell’estrema destra, Boyko Borisov si trova dunque impossibilitato a formare un nuovo governo. Resosi conto della situazione, il primo ministro uscente aveva inizialmente proposto la nascita di un esecutivo tecnico, ricevendo però la risposta negativa degli altri partiti. Borisov si è persino detto disponibile a sostenere un governo guidato da un primo ministro proveniente da un’altra forza politica, ma fino ad ora non sembrano esserci gli elementi per la formazione di una solida maggioranza.

Abbiamo l’obbligo di fronte ai nostri elettori, che ci hanno messo al primo posto, di proporre un’opzione. Dai commenti che ho sentito, è improbabile che abbia successo“, ha ammesso lo stesso Boyko Borisov lo scorso 7 aprile. Il premier, come anticipato, si è detto pronto a sostenere Trifonov per formare un governo al fine di evitare nuove elezioni che, secondo lui, potrebbero danneggiare la capacità della Bulgaria di attingere ai fondi dell’UE per il rilancio di un’economia nazionale malconcia e per continuare a far fronte all’emergenza sanitaria.

Queste elezioni potrebbero dunque aver segnato la fine della leadership di Boyko Borisov, che dal 2009 ha guidato il governo bulgaro quasi ininterrottamente, con l’unica eccezione del periodo tra il marzo 2013 e il novembre del 2014 e quello tra il gennaio ed il maggio del 2017.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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