Myanmar: golpe militare contro il governo di Aung San Suu Kyi

Il colpo di stato militare che ha portato alla deposizione del governo guidato da Aung San Suu Kyi fa ripiombare il Myanmar nel passato recente, rappresentando una battuta d’arresto per i piccoli ma significativi cambiamenti intravisti negli ultimi anni.

Nella giornata di domenica, Myo Nyut, portavoce della Lega Nazionale per la Democrazia, il principale partito di governo del Myanmar, ha reso noto che l’esercito ha preso in custodia il consigliere di stato e leader del paese, Aung San Suu Kyi, ed altri funzionari del governo. Il portavoce ha chiaramente parlato di “colpo di stato”, affermando che egli stesso sarebbe potuto finire in arresto nelle ore successive. Tuttavia, la notizia è stata totalmente taciuta dai media locali, mentre nella capitale Naypyidaw e nelle altre principali città del paese sono stati registrati problemi sulle linee telefoniche e di internet.

Il colpo di stato arriva appena tre mesi dopo la schiacciante vittoria della Lega Nazionale per la Democrazia alle elezioni, dove il partito di governo ha conquistato il 58.6% delle preferenze alla camera bassa, eleggendo 258 parlamentari sui 440 seggi a disposizione, ed addirittura il 61.6% dei consensi alla camera alta, con un responso di 138 scranni sui 224 disponibili. Alle elezioni, il partito di Aung San Suu Kyi aveva inflitto una pesante sconfitta al Partito dell’Unione, della Solidarietà e dello Sviluppo, del quale fanno parte i principali esponenti dell’esercito, giunto secondo a distanza ragguardevole dalla Lega Nazionale per la Democrazia.

Solamente nelle giornate successive, i media del paese asiatico hanno confermato l’avvenuta rimozione di Aung San Suu Kyi dalla guida del governo. Il canale nazionale Myawaddy ha annunciato che l’ex generale e vice presidente della nazione, Myint Swe, è stato insediato come presidente ad interim. Inoltre, i leader del golpe militare hanno affermato l’irregolarità delle elezioni dell’8 novembre, giustificando in questo modo il proprio intervento contro il governo in carica.

In seguito, Myint Swe ha ceduto tutti i propri poteri al capo delle forze armate, Min Aung Hlaing, svelando a tutti gli effetti la natura del golpe militare. Lunedì, l’esercito del Myanmar ha annunciato che si terranno nuove elezioni al termine dello stato di emergenza di un anno e restituirà il potere statale al nuovo governo. L’autorità per i viaggi aerei del Myanmar ha dichiarato, nella stessa giornata, di aver sospeso tutti i voli nel paese a causa dello stato di emergenza, mentre tutte le banche sono state temporaneamente chiuse.

Sulle vicende che stanno avendo luogo in Myanmar è intervenuto anche il segretario generale delle Nazioni Unite, il portoghese António Guterres, che nella giornata di lunedì 1° febbraio ha condannato la mossa dell’esercito, avvenuta proprio alla vigilia della prima seduta del nuovo parlamento eletto in novembre. Guterres ha anche affermato di essere estremamente preoccupato per l’arresto di Aung San Suu Kyi, del presidente U Win Myint e di altri membri del partito di governo: “Questi sviluppi rappresentano un duro colpo alle riforme democratiche in Myanmar“, ha affermato il numero uno dell’ONU. Guterres ha espresso il sostegno delle Nazioni Unite al popolo del Myanmar nella sua ricerca della democrazia, della pace, dei diritti umani e dello Stato di diritto.

Anche numerosi paesi della comunità internazionale sono intervenuti su quanto sta avvenendo nel paese del sud-est asiatico, abitato da quasi 55 milioni di abitanti appartenenti a ben 135 gruppi etnici distinti. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno chiesto alle forze armate del Myanmar di aderire alle norme democratiche; il governo indiano, da parte sua, ha espresso “profonda preoccupazione” per gli arresti di leader politici e le notizie di un colpo di stato militare in Myanmar, e ha chiesto il rispetto dello stato di diritto e del processo democratico.

Parimenti, Wang Wenbin, portavoce del ministero degli Esteri cinese, è intervenuto nella vicenda del Myanmar, un paese che si trova sotto la sfera d’influenza di Pechino: “La Cina è un vicino amichevole del Myanmar e speriamo che tutte le parti in Myanmar possano gestire adeguatamente le differenze nell’ambito del quadro costituzionale e legale e salvaguardare la stabilità politica e sociale“, ha detto Wang. La Cina, del resto, ha mantenuto buoni rapporti con il Myanmar sia nei decenni della giunta militare che sotto la guida di Aung San Suu Kyi, e spera soprattutto nel ritorno alla stabilità del paese. In qualità di principale partner commerciale del Myanmar, il volume degli scambi della Cina con il Myanmar rappresenta oltre il 33% del volume commerciale totale del Myanmar, secondo i dati rilasciati dal Ministero del commercio cinese nel 2020. Pertanto, una situazione politica stabile in Myanmar favorisce gli scambi e lo sviluppo tra i due paesi.

La situazione attuale non è per nulla nuova per il Myanmar, che è stato governato da una giunta militare dal 1962 fino alla prima vittoria, nel 2016, della Lega Nazionale per la Democrazia. Tuttavia, anche sotto il governo di Aung San Suu Kyi, i militari hanno continuato a ricoprire un ruolo determinante all’interno della vita politica del paese, come dimostrano le ultime vicende.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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