Spagna: Pablo Iglesias lascia la politica, vittoria dei popolari a Madrid

Il leader di Podemos ha annunciato le proprie dimissioni dopo le elezioni di Madrid, che hanno visto la conferma della presidente Isabel Díaz Ayuso (Partido Popular). Ancora stallo in Catalogna.

Le elezioni regionali della Comunità di Madrid saranno state l’ultimo atto politico di Pablo Iglesias, leader dimissionario del partito di sinistra Unidas Podemos. Numero due del governo alle spalle di Pedro Sánchez, Iglesias aveva deciso di lasciare la carica all’interno del governo per concentrarsi sulle elezioni della sua Madrid, con il duplice scopo di evitare una vittoria della destra ma soprattutto di salvare il proprio partito dalla possibile disfatta totale, visto che molti sondaggi davano Podemos al di sotto della soglia di sbarramento del 5%.

Alla fine, come era prevedibile, il sacrificio di Iglesias non ha potuto evitare una nuova vittoria del Partito Popular, la forza di centro-destra capeggiata dalla presidente Isabel Díaz Ayuso, che esce addirittura rafforzata da quest’ultima tornata elettorale. Tuttavia, il sacrificio del leader della sinistra spagnola è riuscito quanto meno ad evitare il tracollo di Podemos, che ha chiuso con un risultato migliore rispetto a quello della precedente tornata, ottenendo il 7,21% delle preferenze con l’elezione di dieci rappresentanti contro i sette del 2019.

In effetti, le elezioni madrilene si sono tenute anticipatamente in seguito ai movimenti operati da parte del PSOE (Partido Socialista Obrero Español) e di Ciudadanos (Cs) al fine di far cadere il governo regionale di Murcia, guidato da Partido Popular (PP). A quel punto, Isabel Díaz Ayuso ha rotto la sua alleanza con Cs, portando alla caduta del governo e ad elezioni anticipate nella capitale.

La mossa della presidente regionale si è rivelata vincente, visto che i popolari hanno ottenuto, come anticipato, una schiacciante vittoria. Il PP ha infatti chiuso con il 44,73% delle preferenze e ben 65 deputati sui 136 che compongono l’emiciclo regionale, un numero quasi sufficiente per raggiungere la maggioranza assoluta. Rispetto alle precedenti elezioni, i popolari hanno raddoppiato i propri consensi, conquistando ben 35 seggi in più. A pagare la rottura con i conservatori del PP è stato proprio il movimento Ciudadanos, che non ha centrato la soglia si sbarramento, perdendo tutti i propri 26 seggi, e chiudendo con un misero 3,57%.

Anche il PSOE, nella sua versione regionale denominata PSOE-M (Partido Socialista Obrero Español de la Comunidad de Madrid) non ha tratto giovamento da questa situazione. La formazione guidata da Ángel Gabilondo, che alle ultime elezioni madrilene aveva ottenuto addirittura più voti dello stesso PP, ha subito un tracollo di oltre dieci punti percentuali, fermandosi al 16,85%. Nell’emiciclo madrileno siederanno ventiquattro rappresentanti socialisti, tredici in meno rispetto alla precedente legislatura.

Il PSOE-M ha subito il sorpasso anche da parte di Más Madrid, formazione di sinistra nata nel novembre del 2018 da una scissione di Podemos. La formazione guidata da Mónica García ha dimostrato di avere un forte radicamento territoriale, ottenendo il 16,97% delle preferenze ed eleggendo ventiquattro deputati come i socialisti, ma facendo segnare un incremento di quattro unità.

Nell’emiciclo madrileno siederanno solamente cinque forze, e tra queste figura anche l’estrema destra di Vox, che ha fatto registrare un risultato molto simile a quello del 2019, con il 9,13% dei consensi e dodici deputati eletti. Proprio Vox, guidata localmente da Rocío Monasterio, dovrebbe fornire a Isabel Díaz Ayuso i voti necessari per raggiungere la maggioranza assoluta. In caso contrario, l’unica altra soluzione sarebbe quella di un clamoroso accordo tra PP e PSOE, che a Madrid non hanno mai governato insieme.

Al contrario di quanto avviene nella capitale, nella quale il destino della presidenza sembra quasi certo, la situazione resta ancora in fase di stallo in Catalogna, dove le elezioni si sono tenute oramai quasi tre mesi fa. Nel mese di marzo si sono tenute due votazioni per confermare la presidenza (attualmente ad interim) di Pere Aragonès, esponente del partito della sinistra indipendentista ERC (Esquerra Republicana de Catalunya). Aragonès ha ottenuto il sostegno di CUP (Candidatura d’Unitat Popular), ma entrambe le votazioni si sono concluse con 42 voti favorevoli, 61 contrari e 32 astensioni.

A risultare decisive sono state le astensioni dei 32 deputati di Junts per Catalunya (JxCat), il partito dell’ex presidente Carles Puigdemont, che Aragonès spera di convincere per formare un governo di maggioranza. Intervistato da Catalunya Ràdio, il leader di ERC ha insistito sulla necessità di formare un governo “il prima possibile” per “far fronte alle urgenze” di cui soffre la Catalogna. Aragonès è convinto che ci sarà un accordo “presto” poiché non ci sono “ostacoli insormontabili“. Sarebbe “irresponsabile“, ha ammonito, far scadere la scadenza del 26 maggio, data in cui, se non ci sarà stata l’investitura, verranno automaticamente indette nuove elezioni.

Lo stesso presidente della Catalogna ha anche commentato le recenti elezioni di Madrid, dove ci sarà un governo “incline al populismo e sostenuto dall’estrema destra“. “Di fronte al populismo e all’estrema destra, potrebbe esserci in Catalogna una maggioranza repubblicana, una maggioranza indipendentista e una maggioranza di sinistra. Notte e giorno“, ha dichiarato, facendo ancora una volta chiaro riferimento alla necessità di formare un governo indipendentista catalano il prima possibile.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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