Bulgaria: niente maggioranza, si va a nuove elezioni

Le legislative dello scorso 4 aprile hanno portato ad una situazione di stallo, obbligando il presidente Rumen Radev ad indire nuove elezioni.

Come avevamo previsto nel nostro precedente articolo, il primo ministro Boyko Borisov non è riuscito a mantenere il controllo del governo della Bulgaria in seguito alle elezioni legislative dello scorso 4 aprile. Nonostante il primato del suo partito, Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria (Граждани за европейско развитие на България – ГЕРБ; Graždani za evropejsko razvitie na Bălgarija – GERB), in coalizione con l’Unione delle Forze Democratiche (Съюз на Демократичните Сили, СДС; Săjuz na Demokratičnite Sili, SDS), Borisov non è infatti riuscito a raccogliere abbastanza voti per conquistare la maggioranza assoluta nell’emiciclo di Sofia, composto da 240 seggi.

Lo stesso Borisov, come avevamo riportato, aveva ammesso che non sarebbe stato affatto facile il compito di dare vita ad un nuovo esecutivo, vista la perdita di ben venti seggi da parte del GERB e la contemporanea scomparsa dal parlamento dei partiti appartenenti alla galassia della destra nazionalista, che nella precedente legislatura avevano sostenuto il governo. 

Sperando di smorzare i torni e di evitare la polarizzazione delle forze politiche attorno alla sua figura, Borisov, che guidava il governo bulgaro quasi ininterrottamente dal 2009, ha nominato il suo ex ministro degli Esteri, Daniel Mitov, per la carica di primo ministro. Tuttavia, pochi giorni dopo, il GERB ha rinunciato alla formazione di un governo guidato da un proprio esponente, capendo che le altre forze politiche non lo avrebbero mai sostenuto. Il primo ministro designato Daniel Mitov ha dunque restituito il mandato al presidente Rumen Radev.

Radev ha allora interpellato Slavi Trifonov, leader della lista populista denominata C’è un popolo come questo (Има такъв народ; Ima takav narod), che ha raggiunto il secondo posto alla sua prima partecipazione elettorale. Trifonov ha sempre affermato che non avrebbe mai accettato di far parte di un governo insieme alle forze politiche tradizionali, ma avrebbe potuto trovare il sostegno di altri partiti come la lista In piedi! Mafia fuori! (Изправи се! Мутри вън!; Izpravi se! Mutri van!), che si basa su una piattaforma anticorruzione molto simile a quella di Trifonov.

Trifonov ha allora nominato la campionessa di scacchi Antoaneta Stefanova per il ruolo di primo ministro designato, ma si è trattato solamente di una mossa tattica per anticipare i tempi. Nominando Stefanova e poi invitando la stessa a restituire immediatamente il mandato al presidente Radev, infatti, Trifonov ha voluto far scadere il secondo dei tre tentativi previsti dalla costituzione prima di andare a nuove elezioni.

La scelta di Trifonov non ha ricevuto solamente plausi, ma anche critiche: Korneliya Ninova, leader del Partito Socialista Bulgaro (Българска Социалистическа Партия – БСП; Bălgarska Socialističeska Partija – BSP), ha infatti detto che in questo modo Trifonov ha buttato alle ortiche l’opportunità di smantellare il “sistema Borisov”. Inoltre, i socialisti hanno attaccato Trifonov in quanto le lungaggini nella formazione del governo causeranno difficoltà nella formulazione di un piano di rilancio economico del Paese dopo la crisi pandemica.

La stessa Ninova è stata individuata dal presidente Radev come ultima possibile nominata per la carica di primo ministro. Il 5 maggio, tuttavia, la leader socialista ha restituito il mandato al capo di Stato, obbligando Radev ad indire nuove elezioni, come previsto dalla costituzione bulgara. “I tre nuovi partiti in parlamento hanno mostrato immaturità politica, non sono riusciti a superare il loro ego“, ha spiegato ai giornalisti Ninova. “In questa situazione, nonostante la nostra volontà di cambiamento, un governo guidato da noi, anche temporaneo, è impossibile“.

La Bulgaria ha bisogno di un’alternativa politica volitiva, che l’attuale parlamento non è riuscito a produrre“, ha detto Radev in una trasmissione in diretta. “La prossima settimana scioglierò il parlamento e nominerò un governo ad interim. In questa situazione, le elezioni dovrebbero tenersi l’11 luglio“. Il governo tecnico nominato dal presidente avrebbe dunque avuto il compito di affrontare la gestione della crisi sanitaria ed economica e di traghettare il Paese verso le prossime elezioni.

In seguito, oltre ad indire le nuove elezioni come promesso, Radev ha nominato Stefan Yanev a capo del nuovo governo tecnico ad interim: “Essere primo ministro è un grande onore, ma anche una grande responsabilità. Sono una persona che non fa promesse vuote. Ma conto su tutta la mia autorità, sulla mia esperienza di vita, costruita negli anni, sul fatto che lavorerò onestamente, nel rispetto dello Stato di diritto e nell’interesse della società. Mi aspetto lo stesso dai ministri”, ha dichiarato il premier provvisorio.

Yanev, sessant’anni, vanta una lunga carriera nell’esercito, e dal 10 maggio 2017 ha ricoperto l’incarico di segretario del presidente per la Sicurezza e la Difesa. Inoltre, ha già ricoperto diversi incarichi di governo, come vice primo ministro e ministro della Difesa nel governo di Ognjan Gerdžikov, nel 2017. Yanev ha ricoperto ruoli importanti anche all’estero: dal 1998 al 2000, ad esempio, ha lavorato come ufficiale di analisi presso il quartier generale della NATO a Mons, in Belgio, mentre nel 2004 2004 è stato studente al Military College presso la National Military University di Washington, USA, laureandosi in Strategie di sicurezza nazionale. L’anno successivo, è diventato capo del Dipartimento per la trasformazione presso il Centro antiterrorismo della NATO ad Ankara, in Turchia.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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