Zambia: Hakainde Hichilema è il nuovo presidente

Le elezioni dello scorso 12 agosto hanno visto la vittoria del candidato dell’opposizione Hakainde Hichilema, che ha sconfitto il presidente in carica Edgar Lungu.

Lo Zambia è un Paese che certamente ha una storia politica recente in controtendenza con quella della maggioranza dei Paesi africani. Al contrario di quello che avviene in buona parte del continente, infatti, i presidenti uscenti sono statii sconfitti nelle ultime due elezioni alle quali hanno partecipato: nel 2011, quando Michael Sata si impose ai danni di Rupiah Banda, e lo scorso 12 agosto, data che ha segnato la vittoria di Hakainde Hichilema ai danni di Edgar Lungu, che occupava l’incarico presidenziale dal 2015.

Secondo i dati pubblicati, che includono tutte le circoscrizioni ad esclusione di quella di Mandevu, dove i conteggi sono ancora in corso, Hichilema ha ottenuto oltre 2,8 milioni di consensi, pari al 59,38% delle preferenze, in rappresentanza dello United Party for National Development (UPND), un partito di stampo liberista. Lungu, leader del socialdemocratico Patriotic Front (PF), ha invece ricevuto il suffragio di 1,8 milioni di cittadini, raggiungendo il 38,33% dei consensi. Gli altri quattordici candidati hanno recitato il ruolo di comprimari, a partire da Harry Kalaba del Democratic Party, terzo ma con solamente lo 0,53% delle preferenze. Alle elezioni ha preso parte anche Fred M’membe, candidato del Socialist Party, che si è classificato quinto con lo 0,35%.

Il presidente della commissione elettorale, Esau Chulu, non ha potuto far altro che nominare Hakainde Hichilema come nuovo presidente eletto dello Zambia, visto che il candidato dell’opposizione ha superato abbondantemente il 50% delle preferenze, rendendo dunque inutile lo svolgimento di un eventuale secondo turno.

Lo Zambia è oggi uno dei Paesi più poveri del mondo, sebbene vi siano altri Paesi africani che si trovano in condizioni ancora peggiori. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale per l’anno 2021, lo Zambia si trova al 192° posto su 225 Paesi e territori per PIL pro capite a parità di potere d’acquisto, facendo registrare addirittura un calo rispetto al 2020. In effetti, la crisi economica è stata acuita da quella sanitaria, visto che lo Zambia è al momento l’ottavo Paese africano più colpito dalla pandemia, con oltre 200.000 casi registrati e più di 3.500 morti.

Lo scorso novembre, lo Zambia è stato il primo Paese a dichiarare il default a causa del Covid-19, anche se la crisi economica ha in realtà radici più profonde. Questo nonostante si tratti del primo produttore di rame di tutto il continente africano, fatto che lo rende anche importante dal punto di vista degli schemi geoeconomici. Tuttavia, la forte dipendenza dell’economia nazionale dall’esportazione della materia prima non ha fatto altro che rivelarsi un boomerang, quando anche il prezzo del rame sui mercati ha subito un crollo deciso.

Probabilmente, questa situazione ha contribuito alla perdita di fiducia nei confronti del presidente Lungu, che, pur accettando la sconfitta, ha affermato che le elezioni “non sono state libere e giuste” dopo gli episodi di violenza contro gli agenti del partito al governo da parte di militanti dell’opposizione. La sua opinione non è del tutto condivisa da parte degli osservatori internazionali dell’Unione Europea e dell’Unione Africana, che, pur sottolineando alcune criticità, hanno considerato le elezioni come regolari. Il presidente uscente si è comunque impegnato a garantire un passaggio di poteri pacifico secondo quanto dettato dalla Costituzione.

Hichilema, 59 anni, ex amministratore delegato di una società di contabilità prima di entrare in politica, ha ottenuto la sua rivincita dopo essere stato sconfitto proprio da Lungu alle elezioni del 2016, ma ora deve affrontare il compito di cercare di risollevare le sorti dello Zambia. La leggera risalita dei prezzi del rame sicuramente sta dando buon impulso all’economia, ma questo non basterà a risolvere problemi atavici come l’elevatissima disoccupazione giovanile. Con ogni probabilità, il nuovo presidente farà affidamento sui programmi di aggiustamento promossi dal Fondo Monetario Internazionale, legando il Paese alla politica economica liberista che, come per molti altri Stati del mondo, alla fine presenterà il proprio conto.

In corrispondenza delle elezioni presidenziali si sono tenute anche le elezioni legislative per il rinnovamento dell’Assemblea Nazionale di Lusaka, composta da 156 seggi. Se, nella precedente legislatura, il Fronte Patriottico disponeva di 89 scranni, questa volta dovrebbe essere l’UPND a conquistare la maggioranza assoluta dell’emiciclo. I risultati delle legislative verranno ufficializzati nei prossimi giorni.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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