Sergej Lavrov accusa l’imperialismo occidentale della crisi migratoria in Bielorussia

Le tensioni al confine tra Bielorussia e Polonia sono un effetto delle guerre imperialiste condotte da Stati Uniti e Unione Europea in Medio Oriente e Nord Africa, come spiega il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov.

Sono ore di grande tensione al confine tra Bielorussia, Polonia e Lituania. Le autorità polacche, in particolare, hanno infatti schierato l’esercito al confine per evitare l’ingresso di circa 30.000 migranti, provenienti principalmente da Paesi mediorientali e dall’Afghanistan, che vogliono entrare in Unione Europea. La Polonia ha schierato circa 20.000 soldati con tanto di carri armati, ed in precedenza aveva costruito un muro alto cinque metri al confine con la Bielorussia.

Secondo il Comitato bielorusso per i confini di Stato, i giornalisti, i membri delle organizzazioni internazionali per i diritti umani e le organizzazioni umanitarie desiderose di aiutare i richiedenti asilo nell’UE vengono tenuti lontani dalla zona di confine per volontà delle forze dell’ordine polacche. Il Comitato ha sottolineato che non c’erano ragioni oggettive per tale decisione, che è stata “presa dalla Polonia al fine di impedire le riprese di testimoni casuali e la divulgazione di fatti che dimostrino che l’esercito polacco sta usando la forza e le armi contro i rifugiati“. “Tutte queste azioni della Polonia mirano a nascondere al pubblico informazioni su ciò che sta realmente accadendo al confine polacco-bielorusso”, ha aggiunto la nota.

Il ministro degli Esteri della Federazione Russa, Sergej Lavrov, ha invitato i Paesi dell’Unione Europea a evitare doppi standard nell’affrontare la crisi migratoria al confine della Bielorussia con la Polonia e la Lituania: “È necessario evitare doppi standard in questa situazione e utilizzare un approccio comune per quanto riguarda la posizione delle nazioni dell’Unione Europea“, ha detto martedì in una conferenza stampa.

“È inammissibile utilizzare standard diversi rispetto alla Polonia e all’Italia quando Bruxelles considera la questione di come si comportano Varsavia e Roma in relazione ai flussi migratori. È inoltre necessario evitare doppi standard in relazione ai Paesi da cui provengono i rifugiati“, ha aggiunto il capo della diplomazia moscovita.

L’alto diplomatico russo ha ricordato che quando i rifugiati stavano raggiungendo l’Europa dalla Turchia, l’Unione Europea ha stanziato fondi per trattenerli in Turchia: “Perché non possono aiutare la Bielorussia in questo modo? Anche la Bielorussia ha bisogno di soldi per garantire condizioni normali ai rifugiati che Lituania e Polonia sono riluttanti a far entrare. Queste persone non vogliono restare in Bielorussia o in Turchia, vogliono andare in Europa, che ha pubblicizzato i suoi stili di vita per anni. Ognuno dovrebbe essere responsabile delle proprie azioni“, ha sottolineato Lavrov.

Il ministro degli Esteri ha rincarato la dose puntando il dito contro le guerre imperialiste che i Paesi occidentali hanno condotto in molte regioni del mondo, portando morte, distruzione e povertà, e costringendo migliaia di persone ad abbandonare le proprie terre: “Questa crisi deriva dalla politica che la NATO e i paesi dell’UE perseguono da anni in Medio Oriente e Nord Africa, cercando di imporre loro una vita migliore e la visione occidentale della democrazia“, ​​ha detto, aggiungendo che Iraq, Libia e Siria, oltre all’Afghanistan, sono state le principali vittime di questa politica. “Queste azioni sconsiderate hanno generato flussi di rifugiati senza precedenti. Quindi, mentre si fa qualcosa, è necessario ricordare da dove tutto ha avuto origine e di chi è la colpa“.

Secondo l’alto diplomatico russo, la responsabilità di risolvere questa crisi spetta a coloro “che hanno creato le condizioni perché questa crisi scoppiasse“. Ha anche insistito affinché la crisi migratoria fosse risolta sulla base del diritto internazionale: “Penso che qualsiasi soluzione a questo problema debba poggiare sul pieno rispetto dei principi del diritto internazionale“.

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Marija Zacharova, ha ribadito i concetti espressi da Lavrov, rispondendo al suo omologo polacco, Łukasz Jasina. La portavoce ha affermato che la crisi migratoria è stata causata ”dall’ingerenza irresponsabile negli affari degli Stati sovrani e al doppio standard nell’approccio ai più importanti principi democratici”. “La distruzione della statualità irachena, avvenuta a causa delle azioni dell’amministrazione statunitense e degli Stati alleati, ha causato spostamenti tettonici nella regione. La ‘primavera araba’ sponsorizzata dall’Occidente, la campagna della NATO contro la Libia, l’interferenza dell’Occidente negli affari della Siria e il sostegno al terrorismo internazionale lì e, soprattutto, l’emergere dell’ISIS sulle rovine dello stato iracheno – tutto ciò ha portato a un esodo di massa di rifugiati e migranti da quella parte del mondo verso l’Europa“, ha ricordato Zacharova.

Ripeto quanto ha appena detto il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. La responsabilità della risoluzione della crisi migratoria al confine polacco-bielorusso è dell’Occidente, che l’ha provocata con le sue azioni in Medio Oriente. E deve essere completamente risolta nel rispetto del diritto internazionale umanitario”, ha concluso.

Il presidente bielorusso Aljaksandr Lukašėnka, dopo essersi consultato telefonicamente con il suo omologo russo Vladimir Putin, è intervenuto direttamente sulla questione. Il capo di Stato ha qualificato di “ricatto” l’atteggiamento tenuto dalle autorità polacche nei confronti dei migranti e della stessa Bielorussia. Lukašėnka ha affermato che impugnare le armi nel cuore dell’Europa “equivale alla morte o al suicidio”. “Non avete imparato nulla dalla storia?”, ha detto, rivolgendosi direttamente al governo del Paese confinante. Infine, il presidente ha affermato che i Paesi occidentali sono responsabili di questi sviluppi perché sono proprio le loro azioni che hanno portato le persone a fuggire dai Paesi devastati dalle guerre scatenate dall’Occidente.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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