I comunisti libanesi accusano il governo per il disastro di Beirut

Il comunicato pubblicato dal Partito Comunista Libanese in seguito all’esplosione nel porto di Beirut punta il dito contro i governi che si sono succeduti negli ultimi anni, responsabili di questo disastro e non solo.

Fondato nel 1924, il Partito Comunista Libanese (al-Ḥizb aš-Šuyūʿī al-Lubnānī – Parti Communiste Libanais) ha una lunga storia di attività politiche nel Paese, nonostante sia stato contrastato in tutti i modi da coloro che hanno detenuto il potere nel corso del tempo. Nato come Partito Comunista Siriano-Libanese, questo è diventato legale solamente in occasione delle elezioni del 1943. Dopo la scissione del 1946 tra Partito Comunista Libaese e Partito Comunista Siriano, i comunisti libanesi vennero nuovamente messi fuorilegge dal 1948 al 1970.

Al contrario della maggioranza dei partiti libanesi, il Partito Comunista si è sempre contraddistinto per la sua trasversalità dal punto di vista etnico e geografico, essendo presente in tutte le regioni del Paese ed includendo tra le proprie fila membri sia cristiani che musulmani. Nel corso della guerra civile, il Partito Comunista partecipò per mezzo della Guardia Popolare, una milizia composta da 57.000 combattenti. Nonostante i comunisti libanesi fossero allora principalmente cristiani, la Guardia Popolare si alleò con il Fronte di Resistenza Nazionale Libanese, di matrice musulmana. Soprattutto tra il 1984 ed il 1987, molti dirigenti e militanti comunisti vennero perseguitati ed uccisi dagli estremisti sciiti del Movimento Amal.

Di recente, il PCL è stato protagonista delle manifestazioni di protesta che hanno scosso tutto il Paese. L’ascesa al potere del nuovo primo ministro Hassan Diab è stata classificata dai comunisti come un cambiamento di facciata, mentre in realtà il nuovo esecutivo ha mostrato il suo vero volto proseguendo con la politica di repressione delle manifestazioni, esattamente come aveva fatto in precedenza il premier Sa’d Hariri, predecessore di Diab.

Allo stesso tempo, il Partito Comunista conserva un legame importante con Hezbollah (più correttamente Ḥizb Allāh, ovvero “Partito di Dio”), che pure partecipa all’attuale esecutivo con due ministri. Attraverso altri documenti pubblicati di recente, il PCL ha denunciato come gli Stati Uniti, Israele e i loro alleati stiano tentando di utilizzare l’incidente per screditare Hezbollah, come infatti sta prontamente accadendo. L’organizzazione guidata da Hassan Nasrallah è infatti considerata come un’organizzazione terroristica nella maggioranza dei Paesi occidentali, nonostante Hezbollah sia attivo come finanziatore di servizi sociali, scuole, ospedali e servizi agricoli per migliaia di libanesi, e si sia in passato espresso contro l’utilizzo di attacchi terroristici.

Di seguito la traduzione completa dei due comunicati pubblicati dal Partito Comunista Libanese in seguito all’esplosione di Beirut.


Il Partito Comunista Libanese esprime le più sentite condoglianze alle famiglie delle vittime martirizzate oggi a Beirut nell’esplosione del porto e augura una pronta guarigione a tutti i feriti. A questo proposito, chiediamo al popolo libanese in generale e ai comunisti in particolare di mostrare solidarietà a coloro che hanno subito l’esplosione, fornire sostegno e aprire le case per coloro che ne hanno bisogno.

Chiediamo anche donazioni di sangue nelle cliniche della Croce Rossa, negli ospedali, nelle istituzioni sociali e assistenziali e dove è necessario, e di essere pronti a impegnarci in tutte le attività di volontariato e assistenza sociale che sono richieste da tutti noi, prendendo in considerazione le procedure di sicurezza e indossando le mascherine.

Il Partito Comunista Libanese dichiara mercoledì 5 agosto 2020 giornata di solidarietà umanitaria con le vittime e di solidarietà sociale con i connazionali, e mette tutte le sue risorse a disposizione per far fronte alle conseguenze del disastro accaduto. Il partito richiede un’indagine tempestiva e trasparente per rivelare la verità su quanto accaduto e per determinare le persone responsabili di questa catastrofe nazionale.

Martedì 4 agosto


L’enorme esplosione di ieri a Beirut è un disastro a detta di tutti. Porgiamo le nostre condoglianze alle famiglie delle vittime, che finora sono state contate in più di 100, mentre molti sono ancora i dispersi, e auguriamo una pronta guarigione ai feriti, che sono diverse migliaia.

Il disastro dell’esplosione non è stato un disastro naturale. Piuttosto, è il risultato di cattiva gestione, corruzione e ozio nel porto di Beirut, come hanno dimostrato finora le indagini preliminari. Temiamo che il comitato investigativo istituito dal governo sarà la responsabilità di ciò che è accaduto ad alcuni impiegati minori e che la responsabilità che spetta all’autorità politica ed esecutiva, cioè ai governi che si sono succeduti dal 2013 ad oggi, sarà trascurata.

I materiali esplosivi, che pesano diverse migliaia di tonnellate, continuano ad accumularsi in uno degli ormeggi del porto dal 2013 senza rispettare le condizioni minime di sicurezza. La responsabilità di questa negligenza criminale è limitata ad alcuni dipendenti, o colpisce anche la sommità della piramide che occupano i ministri interessati e il governo in generale?

È necessario ricordare che nelle democrazie, di fronte a piccoli disastri, i ministri e i governi interessati prendono l’iniziativa e si dimettono in segno di negligenza. Tuttavia, purtroppo, i governi che si sono succeduti per trent’anni fino ad oggi, che appartengono tutti a un sistema autoritario ed alla classe dirigente, nonostante le differenze tra di loro, quei governi hanno portato il Libano a disastri in successione; dalla catastrofe del collasso finanziario ed economico, al disastro della povertà e della disoccupazione, alla catastrofe della devastazione derivante dall’esplosione di ieri.

Pertanto, chiediamo ai libanesi di serrare i ranghi, di intensificare la rivolta popolare, al fine di uscire dal circolo vizioso dei disastri e di intraprendere l’unica via della salvezza, che è la via del cambiamento politico per sbarazzarsi del sistema dell’impotenza, del fallimento e della corruzione che domina il potere, e per spianare la strada alla costruzione di uno stato civile moderno, capace e giusto.

Mercoledì 5 agosto

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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