Austria: Sebastian Kurz rinuncia, Alexander Schallenberg nuovo cancelliere

In seguito alle accuse di corruzione formulate nei suoi confronti, Sebastian Kurz è stato costretto a dimettersi dalla leadership del governo austriaco, lasciando l’incarico di cancelliere al suo ministro degli Esteri, Alexander Schallenberg.

Scossone annunciato alla testa del governo austriaco: nella giornata del 9 ottobre, il cancelliere Sebastian Kurz ha presentato le sue dimissioni dalla carica di capo del governo, proprio nel momento in cui si trova coinvolto in una spinosa inchiesta per corruzione.

Leader del Partito Popolare Austriaco (Österreichische Volkspartei, ÖVP) da oltre quattro anni, Kurz aveva assunto la carica di cancelliere nel dicembre del 2017, divenendo a soli 31 anni il più giovane capo di governo al mondo. Dopo la caduta del suo primo governo, nel maggio del 2019, aveva nuovamente preso le redini dell’esecutivo nel gennaio del 2020, mentenendole fino al momento della sua rinuncia: “Voglio farmi da parte per evitare il caos e garantire stabilità“, ha detto Kurz in una conferenza stampa tenuta per comunicare le proprie dimissioni. Il cancelliere dimissionario ha inoltre indicato per la propria successione il nome del ministro degli Esteri Alexander Schallenberg al presidente Alexander Van der Bellen. Nel frattempo, Kurz manterrà comunque l’incarico di leader del Partito Popolare, che gli conferisce una grande influenza sulla maggioranza parlamentare.

Riguardo alle accuse, che si basano su un presunto dirottamento di fondi verso alcune testate della stampa per garantirsi pubblicazioni favorevoli, Kurz ha affermato che si tratta di falsità, e che è pronto a fare chiarezza sull’argomento. Secondo le forze dell’ordine, tuttavia, nel periodo tra il 2016 ed il 2018 il ministero delle Finanze avrebbe versato dei fondi ad un tabloid austriaco affinché pubblicasse dei sondaggi falsificati favorevoli al Partito Popolare. Molti analisti pensano che, se confermate, queste accuse potrebbero rappresentare la fine della parabola politica di Kurz, considerato negli ambienti conservatori come l’enfant prodige della politica europea.

Nella giornata dell’11 ottobre, il presidente Van der Bellen ha ufficialmente nominato il cinquantaduenne Alexander Schallenberg come nuovo cancelliere. Funzionario del ministero degli Esteri sin dal 1997, Schellenberg aveva assunto l’incarico di ministro nel giugno del 2019, mantenendolo fino alla sua nomina come capo del governo. L’incarico di ministro degli Esteri è stato invece assunto da Michael Linhart, un indipendente considerato come vicino ai popolari.

Sarà un compito estremamente difficile, ma penso che stiamo dimostrando un incredibile grado di responsabilità nei confronti di questo Paese“, ha affermato Schallenberg nelle sue prime dichiarazioni ufficiali in veste di cancelliere. “Prendo il mio nuovo ruolo di Cancelliere con grande rispetto per le sfide che mi aspettano. Posso assicurarvi che farò tutto il possibile per servire il nostro bel Paese”, ha successivamente ribadito attraverso i social network.

Grazie alle dimissioni di Kurz e alla nomina di Schallenberg, il Partito Popolare è riuscito a salvare l’atipica alleanza con i Verdi (Die Grünen), l’altro partito che fa parte della coalizione di governo, che aveva minacciato la caduta del governo qualora Kurz non avesse lasciato il testimone. Dopo la nomina di Schallenberg, infatti, il nuovo leader dell’esecutivo ha incontrato il numero uno della forza ecologista, Werner Kogler, trovando l’accordo per la continuazione della collaborazione tra le due forze politiche. Proprio Kogler, che in quanto leader della seconda forza di governo occupa anche l’incarico di vice cancelliere, ha descritto le dimissioni di Kurz come un “passo corretto e importante per l’ulteriore cooperazione e la responsabilità del governo nei confronti dell’Austria“.

Anche il presidente Alexander Van der Bellen ha dimostrato di aver apprezzato la decisione di Sebastian Kurz di farsi da parte per evitare al Paese una crisi di governo: “Questa crisi di governo è finita”, ha dichiarato il capo dello Stato federale. “Adesso possiamo continuare a lavorare per il nostro Paese. Ringrazio Sebastian Kurz. Con la sua decisione ha evitato danni all’ufficio e ha dato un importante contributo alla tutela dell’integrità delle nostre istituzioni”.

Per quanto riguarda la squadra di governo, questa rimarrà identica a quella precedentemente guidata da Kurz, con l’unica eccezione del neo ministro degli Esteri, Michael Linhart, come detto in precedenza. I Verdi mantengono dunque i loro tre ministeri: la Giustizia, con Alma Zadić, la Sanità e gli Affari Sociali, con Wolfgang Mückstein, e il Clima e l’Ambiente, con Leonore Gewessler, oltre alla segreteria di Stato per l’Arte, la Cultura e lo Sport, affidata ad Andrea Mayer.

Sebbene il cambio alla guida del governo potrebbe aver salvato le sorti dell’esecutivo, alcuni analisti sospettano che l’alleanza tra conservatori ed ecologisti potrebbe presto giungere ad una conclusione. Questo processo potrebbe risultare accelerato qualora lo scandalo coinvolgesse altri esponenti di spicco del Partito Popolare, e non solamente Sebastian Kurz, gettando fango su tutta la macchina della froza conservatrice. Al contrario, se la vicenda dovesse risolversi in un nulla di fatto, Kurz potrebbe uscirne addirittura rafforzato e riassumere le redini del governo grazie all’indubbio sostegno popolare di cui ancora gode.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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