Burkina Faso: la Francia ha davvero consegnato tutti i documenti sul caso Sankara?

Mentre in Burkina Faso si è finalmente aperto il processo per far luce sulla morte del presidente Thomas Sankara, un alone d’ombra continua ad occultare il coinvolgimento di potenze straniere, in particolare della Francia. Davvero Macron ha consegnato tutti i documenti presenti negli archivi segreti di Parigi?

Il prossimo 25 ottobre dovrebbe riprendere in Burkina Faso il processo contro i responsabili della morte di Thomas Sankara, ucciso il 15 ottobre 1987 nel corso del colpo di Stato che avrebbe portato all’ascesa al potere di Blaise Compaoré, in cima alla lista degli imputati. Questo processo, ufficialmente iniziato lo scorso 11 ottobre, è il risultato finale di anni di lotte per la giustizia, sin dalla prima denuncia esposta dalla famiglia di Sankara il 29 settembre 1997, dieci anni dopo l’assassinio.

Lo stesso processo, tuttavia, non avrebbe mai potuto avere luogo nel corso della presidenza di Blaise Compaoré, l’ex amico di Sankara che ora si trova rifugiato in Costa d’Avorio e che si rifiuta di presentarsi a Ouagadougou per essere sottoposto al giudizio del tribunale competente come richiede il popolo. Solamente la fine del regime di Compaoré nel 2014 e la successiva ascesa al potere tramite elezioni dell’attuale presidente Roch Marc Christian Kaboré ha permesso di muovere passi concreti verso la ricerca della giustizia per Thomas Sankara e per i suoi compagni morti con lui.

Sotto la presidenza di Kaboré la memoria di Sankara, che in realtà non aveva mai lasciato i cuori del popolo del Burkina Faso, è stata riportata alla luce attraverso atti simbolici come la realizzazione di una statua che raffigura il presidente rivoluzionario e il lancio della costruzione di un memoriale dedicato al “Che Guevara africano”. Ma ai gesti simbolici sono seguiti anche i fatti, come la riesumazione della salma di Sankara per effettuare le verifiche del caso e infine l’inizio del suddetto procedimento giudiziario.

Tuttavia, va detto che tra gli imputati del processo in corso non figurano personaggi stranieri, nonostante sia nota a tutti l’implicazione di forze straniere nel golpe che ha portato alla morte di Sankara. Nel 2016, il giudice militare François Yaméogo ha chiesto la consegna dei documenti presenti negli archivi segreti francesi sul caso Sankara: “Stava inviando il segnale che non si sarebbe accontentato di un’indagine nazionale, ma che voleva indagare sulla possibilità di una cospirazione internazionale. Ha inoltre affermato la sua totale indipendenza, nei confronti delle autorità politiche del Paese nonché di eventuali pressioni internazionali”, commenta in un suo articolo Bruno Jaffré, massimo esperto internazionale sulla storia contemporanea del Burkina Faso, ed in particolare sul personaggio di Thomas Sankara.

Mentre in precedenza la Francia aveva sempre negato ogni implicazione nel caso Sankara, l’attuale presidente Emmanuel Macron ha voluto operare una svolta, almeno nel modo di porsi, asserendo la propria disponibilità a collaborare con le autorità del Burkina Faso, Paese che ha scelto per la sua prima visita ufficiale in Africa. Nel novembre 2017, Macron ha promesso al proprio omologo Kaboré la declassificazione di tutti i documenti riguardanti il caso di Sankara e la consegna degli stessi alle autorità giudiziarie preposte. Dopo la consegna dei primi due lotti nel novembre 2018 e nel gennaio 2019, tuttavia, la Francia ha tardato nella consegna del terzo ed ultimo lotto, che sarebbe arrivato solamente nell’aprile di quest’anno. Inoltre, altri Paesi quasi certamente coinvolti nella vicenda, come la Costa d’Avorio, non hanno mostrato interesse a collaborare nella ricerca della verità.

È in questo difficile contesto che il giudice François Yaméogo, nell’ottobre 2020, ha deciso di troncare il procedimento relativo agli elementi internazionali del caso, che resta quindi aperto affinché l’indagine possa proseguire”, afferma ancora Jaffré nello stesso articolo. “Tale decisione consente di andare in giudizio chiudendo ufficialmente l’inchiesta sugli elementi nazionali del caso”. Questo significa che, almeno per il momento, il processo non riguarderà l’azione svolta da potenze internazionali come Francia e Stati Uniti, né di altri Paesi africani come la Costa d’Avorio, il Togo o le milizie liberiane di Charles Taylor, che poi sarebbe diventato presidente di quel Paese con un golpe militare.

Ma soprattutto, la questione aperta resta: Macron ha davvero rispettato la sua promessa? La Francia ha davvero consegnato tutti i documenti a propria disposizione? Oppure ha preso tempo per fare una selezione e mantenere nel segreto i documenti più compromettenti? Secondo quanto afferma il comunicato della rete internazionale “Giustizia per Sankara Giustizia per l’Africa”, il quindicinale Courrier Confidentiel avrebbe pubblicato numerose rivelazioni e testimonianze che sembrano dimostrare che le autorità francesi non hanno affatto mantenuto le promesse del presidente francese. Tali testimonianze proverebbero “una stretta collaborazione tra i servizi segreti francesi e gli autori del complotto per distruggere le prove della partecipazione attiva di Blaise Compaoré e di altri ufficiali nell’assassinio del presidente Thomas Sankara”. Nessuno dei documenti consegnati dalla Francia, invece, sembrerebbe confermare in modo esplicito la collaborazione dei servizi segreti di Parigi.

Non possiamo dunque che unirci all’appello della rete internazionale “Giustizia per Sankara Giustizia per l’Africa”:

Noi esigiamo che la Francia declassifichi e invii senza tardare alla giustizia burkinabè “tutti” i documenti declassificati riguardanti l’assassinio di Thomas Sankara.

Chiediamo ai rappresentanti eletti della Repubblica e alla popolazione francese di mobilitarsi affinché la Francia mantenga le sue promesse.

Dopo i lunghi anni bui del regime di Blaise Compaoré, che ha bloccato il progresso della giustizia e della verità, oggi è in Francia che si tiene tutto bloccato. Questo deve finire”.

Per approfondire consigliamo la lettura di: Thomas Sankara – Discorsi e interviste del rivoluzionario burkinabé (Vol. 1)

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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