L’Ucraina usata dalla NATO come spina nel fianco della Russia

Dal colpo di stato del 2014, l’Ucraina è divenuta uno strumento nelle mani delle potenze occidentali per dare fastidio alla Russia, fino al rischio di provocare uno scontro armato diretto.

Nell’ambito dell’espansione della NATO verso est, fino a spingersi ai confini della Russia, l’Ucraina ha un ruolo strategico importante, come dimostrano le tante risorse spese dai Paesi occidentali per sostenere i governi nati dalla rivoluzione colorata del 2013-2014, a sua volta fomentata dalle potenze del Patto Atlantico.. 

Aleksandr Fomin, vice ministro della Difesa della Federazione Russa, ha riassunto questa situazione nelle dichiarazioni rilasciate lo scorso lunedì. Il rappresentante del governo russo ha infatti affermato che la crisi ucraina è stata provocata dalla NATO, che ha usato tale situazione come pretesto per interrompere la cooperazione con la Russia: “Qualsiasi cooperazione con la Russia è stata interrotta da una risoluzione del Consiglio della NATO del 1° aprile 2014. Come pretesto, i nostri partner occidentali hanno utilizzato gli sviluppi in Ucraina, provocati dall’Occidente stesso“, ha detto.

Sono stati gli Stati Uniti e i suoi alleati a sostenere il sanguinoso colpo di stato in quel paese e a riconoscere la nuova amministrazione che è salita al potere illegalmente con il sostegno dell’Occidente“, ha aggiunto il viceministro Fomin.

I nodi cruciali della disputa tra Russia e Ucraina restano la Repubblica di Crimea, che dal marzo del 2014 è entrata a far parte della Federazione Russa attraverso un trattato di adesione, e le repubbliche popolari del Donbass, la Repubblica Popolare di Doneck (RPD) e la Repubblica Popolare di Lugansk (RPL), che hanno proclamato la propria indipendenza dall’Ucraina rispettivamente nell’aprile e nel maggio del 2014.

La propaganda antirussa in Ucraina e in Occidente ha portato alcuni media ad utilizzare queste dispute come pretesto per accusare Mosca di voler invadere il territorio ucraino. Il primo vice ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Dmitrij Poljanskij, ha risposto a tali accuse in occasione di una conferenza stampa tenuta martedì: “Per quanto riguarda i presunti avvertimenti che la Russia potrebbe invadere l’Ucraina, penso che questo problema possa essere risolto molto facilmente, perché è emerso nelle teste di alcuni politici, quindi morirà nelle teste di questi politici“, ha detto il rappresentante diplomatico. “Non c’è stata alcuna attività militare significativa contrariamente a tutte le accuse di questo tipo“, ha aggiunto Poljanskij.

Va notato come la Russia non abbia reagito militarmente nonostante le continue provocazioni provenienti dall’Ucraina e dalla forze NATO, in particolare in occasione delle esercitazioni militari tenute da quei Paesi nel Mar Nero. A tal proposito, Poljanskij ha sottolineato che anche la Russia è libera “di spostare le truppe e di condurre esercitazioni“. “Si tratta di un nostro diritto e non dobbiamo renderne conto a nessuno“.

Per quanto riguarda la regione del Donbass, il pacchetto di misure di Minsk (Minsk-2), firmato il 12 febbraio 2015, rappresenta la base giuridica per la risoluzione del conflitto nella regione. Il documento, oltre a un cessate il fuoco e al ritiro delle attrezzature militari, prevede una profonda riforma costituzionale in Ucraina con il conseguente decentramento del potere, tenendo conto dello status speciale delle regioni di Doneck e Lugansk, nonché dello svolgimento delle elezioni. Mentre la Russia continua ad insistere per l’applicazione delle misure previste, il piano non è stato attuato fino ad oggi a causa della posizione della parte ucraina che, contrariamente all’ordine stabilito dagli accordi di Minsk, si rifiuta di attuare i punti politici fino a quando non saranno risolte le questioni di sicurezza.

Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha recentemente ricordato che il governo ucraino si è rifiutato di sostenere l’accordo per il cessate il fuoco raggiunto nel luglio del 2020, che invece era stato immediatamente accolto con favore da parte dei governi de facto delle due repubbliche popolari. Lo stesso leader della diplomazia russa ha affermato che la Russia non esclude che l’Occidente voglia organizzare “una piccola guerra” in Ucraina e dare la colpa a Mosca per imporre sanzioni con questo pretesto: “Non escludo che ci sia un tale desiderio di alimentare sentimenti militaristi [in Ucraina] per organizzare una ‘piccola guerra’ e poi accusarci e imporre nuove sanzioni per sopprimere i nostri vantaggi competitivi“, ha detto Lavrov.

La posizione che hanno mantenuto l’Occidente e la NATO è insolente. Gli Stati baltici, i polacchi e gli ucraini li stanno chiaramente incoraggiando“, ha ancora detto il ministro degli Esteri. Come affermato dal presidente Vladimir Putin in una recente conferenza stampa, e come confermato dallo stesso Lavrov lunedì, i Paesi della NATO si vantano di aver fornito all’Ucraina 2,5 miliardi di dollari di munizioni e sistemi di combattimento dal 2014, con il chiaro intento di creare tensioni con Mosca.

Il culmine di questo processo potrebbe essere l’ingresso dell’Ucraina nella NATO, fatto che verrebbe visto quasi come una dichiarazione di guerra da parte di Mosca. “Sembrano aver perso il senso della realtà e anche il buon senso, ma spero che non abbiano perso il senso di autoconservazione“, ha commentato il vice ministro degli Esteri russo Sergej Rjabkov, lasciando intendere che le potenze occidentali rischierebbero in questo modo di dare vita ad un grande conflitto armato con la Russia.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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